Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Consigliera di Paritā Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






Violenza di genere: norme e strumenti di tutela

28 gennaio 2008

"La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fintanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l'uguaglianza, lo sviluppo e la pace".
Kofi Annan, allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, 8 Marzo 1993

"La violenza contro le donne e le ragazze persiste in ogni continente, paese e cultura. Essa costituisce un alto prezzo da pagare nella vita delle donne, delle loro famiglie e della società nel suo complesso. Molte società proibiscono tale violenza - tuttavia la realtà è che troppo spesso essa è tenuta nascosta o accettata tacitamente".
Ban Ki-Moon, attuale Segretario Generale delle Nazioni Unite, 8 Marzo 2007

Violenza di genere: il quadro normativo di riferimento

Indice dell'articolo:

Introduzione

Sono passati 14 anni dalle parole di Kofi Annan a quelle di Ban Ki-Moon. Eppure il tono è sempre lo stesso, il fenomeno della violenza sulle donne rimane ancora un problema irrisolto, nonostante i mutamenti sociali, i diritti acquisiti e le leggi varate in questi anni.
Il fenomeno e il concetto di violenza di genere hanno subito modifiche nel tempo, con l'evoluzione del contesto culturale, sociale ed istituzionale. In Italia, è solo con l'approvazione del diritto di famiglia nel 1975 che viene abolita l'autorità maritale, cioè la liceità, da parte del coniuge di far uso di "mezzi di correzione" e disciplina nei confronti della propria moglie; solo nel 1981, poi, scompare dal nostro codice il delitto d'onore, che permetteva ai mariti di godere di sensibili sconti di pena nel caso in cui avessero ucciso la propria moglie per infedeltà e il matrimonio riparatore, che consentiva, a chi avesse commesso uno stupro, di vedere estinto il proprio reato qualora avesse contratto matrimonio con la propria vittima. Fino agli anni '60, infatti, il fenomeno della violenza veniva collocato nella categoria della patologia: da una parte, gli uomini violenti erano visti come dei deviati, dall'altra la donna come corresponsabile della violenza e quindi in qualche modo colpevole. Solo con il movimento femminista viene proposta una nuova definizione di violenza, abbinandola al genere, legandola cioè al modo in cui si strutturano le relazioni tra uomini e donne.
Con la nascita dei Centri antiviolenza e delle Case di accoglienza, cambia anche la concezione della donna, che da "vittima" passa a "soggetto" credibile, forte, capace di fronteggiare la situazione per proteggere se stessa e i figli.
Poiché le norme sono specchio dei processi sociali e culturali che sottostanno al fenomeno e al modo in cui viene considerato, in questo momento ci sembra utile analizzarle, per affrontare in un successivo articolo lo sviluppo del dibattito e del confronto politico su questo tema, che ha avuto un importante punto di svolta con la grande manifestazione del 24 novembre.

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La normativa italiana

La legge sulla violenza sessuale attualmente in vigore ha più di dieci anni: è la legge n. 66 del 1996, frutto di una lunga serie di lotte e mobilitazioni a loro volta durate venti anni. A suo tempo, pur risultando un compromesso tra esigenze e culture politiche diverse, ha comunque segnato un cambiamento fondamentale nella cultura giuridica.
Con essa, infatti, il concetto di violenza sessuale è passato da "reato contro la morale e il buon costume" a "reato contro la persona e contro la libertà individuale". Le precedenti ipotesi di reato vennero unificate in una nozione chiara e precisa: "Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali é punito con la reclusione da cinque a dieci anni". Si voleva così porre fine alla sequela di indagini umilianti per la vittima, volte ad identificare dettagliatamente la tipologia degli atti compiuti come premessa per inquadrare il reato, e alle possibilità del colpevole di minimizzare o attenuare la propria responsabilità Venivano abrogate mostruosità giuridiche e morali del vecchio ordinamento come la valutazione della moralità della vittima in funzione di attenuante o di non punibilità del colpevole. Una serie di aggravanti in caso di coinvolgimento di minori o di violenza di gruppo, la garanzia della riservatezza della vittima, la necessità di una denuncia di parte per avviare l'azione penale (punto per la verità assai controverso all'epoca) erano tutte misure indirizzate alla tutela della parte lesa.

Nel 1997 la cosiddetta Direttiva Prodi-Finocchiaro basata sulla Piattaforma di Pechino [PDF, KB], approvata dalla IV° Conferenza mondiale sulle donne del 1995, impegnava il Governo e le istituzioni italiane a prevenire e contrastare tutte le forme di violenza fisica, sessuale e psicologica contro le donne, dai maltrattamenti familiari al traffico di donne e minori a scopo di sfruttamento sessuale.
Venivano indicate precise linee di azione:

  1. Sviluppare e dare periodicità, definendo nuove metodologie di indagine, alle rilevazioni statistiche sui fenomeni di violenza sessuale e abusi sessuali, anche in ambito familiare, maltrattamenti, molestie sessuali nel luogo di lavoro.
  2. Realizzare un osservatorio permanente sul fenomeno della violenza sulle donne e sulle o sui minori, anche allo scopo di effettuare un monitoraggio e una verifica della nuova normativa in materia di reati di violenza sessuale e di analizzare la giurisprudenza in materia di reati sessuali e di maltrattamenti in famiglia.
  3. Predisporre una nuova normativa che introduca provvedimenti cautelari urgenti in caso di violenza domestica.
  4. Promuovere strategie efficaci di contrasto della prostituzione coatta, in particolare la realizzazione di campagne di informazione e l'adozione di misure di protezione e di ricerca di occasioni di lavoro per le donne che vogliano sottrarsi al racket della prostituzione e allo sfruttamento sessuale.

Quella Direttiva contiene in realtà molte indicazioni avanzate e importanti sul piano teorico, come i concetti di parità nell'accesso al lavoro, di empowerment, politiche dei tempi e dell'organizzazione del lavoro. Peccato che alle parole non siano seguiti fatti sostanziali.
Si arriva così alla Legge n. 154 del 2001 Misure contro la violenza nelle relazioni familiari che prevede l'allontanamento del familiare violento per via civile o penale e misure di protezione sociale per le donne che subiscono violenza.

Il resto è storia recentissima e ancora in fieri. A metà novembre la Commissione Giustizia della Camera ha approvato lo stralcio di una parte del disegno di legge governativo contro la violenza sulle donne riguardante le molestie gravi sulle donne dette stalking e i reati connessi all'omofobia.
Il termine inglese stalking sta ad indicare un fenomeno psicologico e sociale conosciuto anche come sindrome del molestatore assillante, "inseguimento ossessivo" o anche "obsessional following". Si tratta di uno sfinimento quotidiano ai danni della donna che finisce per corrodere resistenza, difesa, voglia di vivere.
Il disegno di legge istituisce quindi una nuova specie di reato, che si verifica quando chiunque "minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere". Sono previste pene detentive fino a quattro anni e misure cautelari e di sicurezza.
Attualmente questi comportamenti vengono inquadrati dal codice penale nei reati di molestie (art. 660) o minacce (art. 612) che prevedono pene assai lievi, cosicché non è mai possibile applicare alcuna misura cautelare. Ciò comporta che la vittima e le forze dell'ordine e la magistratura si trovino di fatto impotenti anche rispetto a persecuzioni e intimidazioni reiterate, senza la possibilità di incidere sull'eventuale "escalation" dei comportamenti aggressivi. Con l'introduzione di questa fattispecie autonoma di reato, si è stabilita una pena adeguata, che consente un'efficace repressione e anche l'applicazione di misure cautelari.

Questa la novità assoluta del disegno in discussione da mesi ma, insieme all'omofobia, in base a cui vengono punite le discriminazioni su base etnica, sociale o religiosa, aggiungendo tra i fattori discriminanti l'orientamento sessuale e l'identità di genere, modificando in questo modo la cosiddetta legge Mancino [PDF, KB], costituisce l'unico aspetto al momento approvato.
Lo schema del disegno di legge recante Misure di sensibilizzazione e prevenzione, nonché di repressione dei delitti contro la persona e nell'ambito della famiglia, per l'orientamento sessuale, l'identità di genere ed ogni altra causa di discriminazione, presentato dal governo su proposta della Ministra Pollastrini, intende affrontare il problema in un'ottica più ampia della legge precedente: non solo la violenza sessuale, ma qualunque forma di maltrattamento. Il disegno è composto da 22 articoli. Questi i punti principali:

  • campagne di informazione e sensibilizzazione;
  • programmi di formazione del personale sanitario per intervenire e sostenere in modo adeguato le vittime di violenze;
  • promuovere la protezione e tutela dell'uguaglianza tra uomini e donne ed evitare ogni forma di discriminazione nei mezzi di comunicazione e in pubblicità;
  • favorire una rilevazione statistica dell'Istat su violenza e maltrattamenti con cadenza almeno quadriennale;
  • individuare, per le lavoratrici autonome prive di copertura assicurativa per i rischi da malattia e vittime dei reati oggetto della legge, le modalità di esonero dal versamento dei contributi;
  • modalità di iscrizione al Registro dei centri antiviolenza presso la presidenza del Consiglio dei Ministri;
  • livelli essenziali delle prestazioni socio-assistenziali e programmi di protezione della vittima di violenza.

Oltre all'introduzione degli atti persecutori (stalking) e di modifiche e aggiunte non solo al codice penale, ma anche al codice di procedura penale e al codice civile, viene stabilito che "chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da due a sei anni".
Per quanto riguarda le norme repressive, il disegno di legge prevede pene più severe per la violenza che avviene tra le mura domestiche con aggravante se a commetterla è il coniuge o - assai importante - il convivente. La pena, da un minimo due a un massimo di sei anni, consente l'uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali durante le indagini: prevista inoltre anche una maggiore tutela della vittima nel processo, che potrà sottrarsi al dibattimento pubblico e rendere le proprie dichiarazioni una volta sola in sede di incidente probatorio.

Quest'ultimo aspetto merita un approfondimento e chiama in gioco il Pacchetto sicurezza, ovvero una serie di misure proposte dal governo sull'onda di alcuni fatti di cronaca, che hanno provocato anche aspre polemiche e che comunque saranno di nuovo tra breve all'esame del Parlamento. Tra i disegni di legge che lo compongono, quello sulla certezza della pena contiene novità importanti in tema di violenza su donne e minori. Anche alle vittime maggiorenni, infatti, viene esteso, come anticipato prima, l'incidente probatorio "protetto", cioè la possibilità di ricorrere all'anticipazione della formazione delle prove in condizioni psicologiche a ambientali più favorevoli, data la delicatezza del reato. Inoltre, le donne straniere che denunciano violenza possono ricevere un permesso di soggiorno per motivi di protezione umanitaria.

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Gli altri Paesi europei: uno su tutti, la Spagna

Il testo di legge italiano, di cui per ora sono stati approvati soltanto due punti (stalking e omofobia), studiato dalla Ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini in intesa con i Ministri di Giustizia, Lavoro, Interni, Famiglia, Politiche sociali, Scuola e Comunicazione, si ispira al modello spagnolo.
La LEY ORGÁNICA 1/2004, de 28 de diciembre, de Medidas de Protección Integral contra la Violencia de Género - legge integrale contro la violenza di genere (in lingua spagnola) [PDF, KB] è stata la prima legge varata dal governo Zapatero ed è una delle leggi più complete in Europa sul tema della violenza.
Aumenta infatti le pene per lesioni e maltrattamenti da due a cinque anni e garantisce una maggiore protezione e aiuti per le donne vittime di maltrattamenti. Introduce, e questo è un fatto nuovo in Europa, il diritto al sussidio di disoccupazione nel caso in cui la donna debba licenziarsi in seguito alla situazione di violenza domestica; stabilisce il diritto ad una assistenza sociale integrata che comprende servizi di supporto, emergenza e recupero, compreso il servizio di avvocatura a spese dello Stato. Di rilevante c'è anche la punibilità della minaccia, da sei mesi ad un anno di carcere, insieme alla sospensione - minimo cinque anni - della patria potestà in casi gravi. Un successo dovuto prima di tutto al movimento femminista spagnolo. La necessità di una legge era evidente in un paese come la Spagna, dove nel 2004 sono morte 109 donne a causa delle violenze subite: l'86,2% di queste ha subito violenze dal proprio partner o ex partner e solo il 5,5% è morta a causa di aggressione sessuale (da sconosciuti) e il 2,7% per cause riconducibili alla prostituzione e al traffico di donne. Ecco in sintesi i principali punti della norma.

Principi: uguaglianza tra uomo e donna: la violenza è la manifestazione più eclatante della disuguaglianza esistente; garanzia di continuità delle azioni e dei programmi volti a tutelare la donna vittima di violenza; certezza e pubblicità dell'assistenza come base per l'emersione dei casi non denunciati; gratuità della giustizia.
Obiettivi: prevenire e proteggere le situazioni di violenza; azioni positive per sovvertire la situazione di disuguaglianza; sradicamento del fenomeno come scopo finale. La protezione integrale delle vittime sarà perseguita attraverso misure che incidono sulla prevenzione, sulla sanzione dell'aggressore e sulle misure di assistenza totale per le vittime.
Per quanto riguarda i contenuti, la legge fa riferimento e tutti gli atti di violenza fisica o psicologica, incluse le aggressioni alla libertà sessuale, le minacce, la coazione o la privazione arbitraria di libertà I diritti e le tutele della donna vittima di violenza da parte del coniuge o partner vengono poi specificate nei diversi ambiti: ambito lavorativo, diritti economici, ambito educativo, istituzionale e giurisdizionale. Ad esempio il sussidio di disoccupazione per le vittime con reddito basso, tribunali penali specializzati, un Osservatorio Statale per la Violenza di genere.
Un insieme di norme, insomma, che non mirano solo a punire l'aggressore con pene esemplari, ma anche a tutelare e sostenere la vittima nella vita quotidiana.

Gli altri Paesi europei che hanno adottato recentemente norme in merito sono la Francia, con la Legge n. 399 del 4 aprile 2006 per la prevenzione ed il contrasto delle violenze tra coniugi e partners o a danno di minori (in lingua francese) [PDF, KB]; la Bulgaria, Legge n. 27 del 29 marzo 2005 Contrasto delle violenze domestiche e di genere; la Polonia, Legge n. 180 del 29 luglio 2005 Contrasto delle violenze domestiche e di genere; l'Austria, con la Legge federale per il contrasto e la prevenzione delle violenze di genere nel 2004.

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La normativa e le iniziative dell'Unione europea

Sono numerosi i programmi, le risoluzioni, le raccomandazioni adottate dai diversi organismi dell'Unione Europea per combattere la violenza di genere, compresa quella domestica.

La Raccomandazione del Consiglio d'Europa Rec 5 (2002) [PDF, KB], protezione delle donne dalla violenza, adottata il 30 aprile 2002, è stata il primo strumento internazionale per proporre una strategia globale per prevenire la violenza e proteggere le vittime e costituisce tuttora una delle misure legislative fondamentali a livello europeo in quest'ambito. Il documento contiene un'attenta definizione del concetto di violenza di genere, una serie di raccomandazioni che gli Stati membri dovrebbero seguire, per migliorare o sviluppare politiche nazionali in grado di proteggere le donne vittime di violenza, rafforzare la capacità d'azione, adeguare il diritto penale e civile, puntare su sensibilizzazione, educazione, formazione e prevenzione del fenomeno.

Il 21 giugno 2006, il Consiglio d'Europa ha inoltre ha adottato e lanciato la Campagna per combattere la violenza contro le donne, ivi compresa la violenza domestica (in lingua francese) [PDF, KB]. La campagna si pone l'obiettivo di rendere operativa negli Stati membri la Raccomandazione del 2002, sensibilizzando l'opinione pubblica, spingere i governi a presentare progressi tangibili mettendo a disposizione le risorse necessarie, promuovere l'applicazione di misure efficaci di prevenzione. La Campagna, lanciata a Madrid nel novembre del 2006, terminerà nel 2008.

Il Consiglio d'Europa, con la Decisione n. 779 del 20 giugno 2007 [PDF, KB], ha poi istituito il Programma Daphne III, che sviluppa e rafforza una linea di programmi avviata nel 1997 con il Daphne I conclusosi nel 2003, e proseguita con il Daphne II negli anni dal 2004 al 2008. L'obiettivo è prevenire e combattere tutte le forme di violenza e la logica è la stessa per qualunque tipo di organizzazione pubblica o privata senza fini di lucro: una partnership che coinvolga almeno due Stati membri potrà presentare un progetto e ottenere un finanziamento. La dotazione totale è pari a 116 milioni di euro, contro i 50 della fase precedente.
La durata del programma è fino al 2013.

Per quanto riguarda invece le Risoluzioni del Parlamento europeo, da segnalare è quella del 2 febbraio 2006 sulla situazione attuale nella lotta alla violenza contro le donne ed eventuali azioni future che, partendo dalla normativa esistente a livello internazionale, elenca agli Stati membri una serie di raccomandazioni, sollecitazioni e richieste affinché riconoscano il fenomeno della violenza e adottino azioni a sostegno delle vittime e di prevenzione.

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Il quadro internazionale

A livello internazionale, il primo documento è la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna - Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women, CEDAW [PDF, KB], approvata il 18 dicembre 1979 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite (ONU). Costituisce la principale garanzia che il diritto internazionale offre al rispetto dei diritti delle donne: contiene una definizione della discriminazione della donna, impegna gli Stati firmatari ad astenersi da azioni discriminanti in base al sesso e ad adottare provvedimenti per raggiungere l'uguaglianza in tutti i settori, garantisce alla donna gli stessi diritti di cui gode l'uomo nella vita pubblica e politica, nell'acquisire una cittadinanza, nell'istruzione, nella vita professionale, nel sistema sanitario, nel diritto matrimoniale e in quello di famiglia. Un Comitato sorveglia l'applicazione negli Stati firmatari, che si impegnano a fornire regolarmente un rapporto sui provvedimenti adottati. Il Protocollo facoltativo del 6 ottobre 1999 sulla Convenzione, che garantisce alle donne la possibilità di presentare un ricorso individuale presso il Comitato, è stato firmato dall'Italia il 10 dicembre 1999 e ratificato il 22 settembre 2000.

È al 1993 che risale la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne (in lingua inglese), mentre la Risoluzione ONU n. 54/134 del 17 dicembre 1999 [PDF, DOC 35KB], proclama il 25 novembre Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, nel giorno che ricorda l'eccidio delle sorelle dominicane Mirabal da parte della polizia del dittatore Trujillo avvenuto nel 1960.

Seguono poi negli anni altre risoluzioni, come la 58/147 del 19 febbraio 2004 dell'Assemblea generale dell'Onu (in lingua inglese) [PDF, KB]: pronunciamenti importanti, frutto di lotte e mobilitazioni ormai su scala mondiale, ma anche specchio delle difficoltà e della lentezza dei cambiamenti in un fenomeno che ha radici profonde ed è sempre più evidentemente connesso con l'ineguaglianza di genere che attraversa tutte le società e culture del mondo.

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Approfondimenti

I numeri della violenza di genere (dati Istat)

  • oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita;
  • la maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) o dall'ambito familiare; solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto;
  • oltre il 90% dei casi di violenza non è mai stato denunciato;
  • 1 milione e 400mila donne (il 6,6% del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni;
  • solo il 18,2% delle donne è consapevole che quello che ha subito è un reato, mentre il 44% lo giudica semplicemente "qualcosa di sbagliato" e ben il 36% solo "qualcosa che è accaduto";
  • .
  • la prima causa di morte delle donne dai 14 ai 44 anni è la violenza subita da un uomo.

Le ricerche sul fenomeno:

Leggi e proposte

Glossario

Alcune parole chiave per descrivere le discriminazioni, le molestie e le violenze di genere [PDF, 20KB]

Due manuali contro le molestie e un opuscolo contro la violenza

La Commissione Regionale per le Pari Opportunità del Piemonte e l'Ufficio della Consigliera di Parità Regionale, nell'ambito delle proprie funzioni, hanno varato un programma di attività finalizzato alla promozione e massima diffusione sul territorio regionale delle tematiche di pari opportunità, e, nello specifico, della tutela antidiscriminatoria nei casi di molestie e mobbing: fenomeni di violenza quotidiana estremamente diffusi ma poco conosciuti anche per le difficoltà ad accedere agli strumenti di tutela.
In particolare le due istituzioni di parità hanno realizzato un glossario ed un opuscolo divulgativo, rivolto alle donne, come strumenti di autotutela e conoscenza in relazione al fenomeno delle molestie e del mobbing sul luogo di lavoro, con l'intento di suscitare una riflessione in relazione alla propria condizione lavorativa, e di fornire le informazioni necessarie ad individuare i soggetti e le Istituzioni cui potersi rivolgere in ogni singola Provincia per ottenere tutela.

La prima pubblicazione, Diamo gambe ai diritti, è un manuale più tecnico con l'indicazione della normativa in materia antidiscriminatoria in vigore a livello comunitario, nazionale e locale, rivolto quindi a operatrici ed operatori che a vario livello si occupano di queste tematiche.

La seconda, Su la testa giù le mani!, è un opuscolo di facile consultazione pensato per una distribuzione gratuita e capillare alle donne della Regione.

Entrambi i manuali sono stati redatti da Elena Bigotti, legale e componente del direttivo del Telefono Rosa di Torino, nonché Consigliera di fiducia dell'Università degli Studi e del Politecnico di Torino, quindi un'esperta che lavora sul campo e da molti anni in questa materia.

Le due pubblicazioni seguono di pochi giorni un opuscolo, Fermiamo la violenza!, realizzato da un'altra istituzione femminile piemontese, la Consulta Regionale, rivolta espressamente alle donne vittime di violenza per informarle delle possibilità di ricevere un aiuto personale e un'assistenza legale gratuita.

Il messaggio comune a queste iniziative è quindi che esistono già oggi leggi e strumenti di tutela, e che le donne che vivono queste situazioni, se maturano la coscienza dei propri diritti e la volontà di uscirne, non saranno lasciate sole.

I testi completi:

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