Cosa succede a una ragazza argentina che impara a 27 anni di essere figlia di desaparecidos e di essere stata allevata da complici dei loro assassini?
Victoria Donda, la più giovane deputata della storia del Parlamento argentino, è nata, anzi rinata, a 27 anni, nel 2005. Quando ha scoperto che il suo nome, Analìa, non era quello che le aveva dato sua madre il giorno dell'estate del 1977 in cui la partorì dentro la famigerata ESMA, la Scuola di Meccanica della Marina che in realtà era il campo di concentramento di Buenos Aires sotto la dittatura. Quando ha scoperto che quello che fino a 27 anni era stato "suo padre Raul" in realtà era un militare, in servizio in una caserma dove si torturavano e massacravano gli oppositori, che l'aveva adottata quando lei aveva solo 15 giorni. Quando ha scoperto che sua madre Cori, arrestata quando era incinta di cinque mesi, dopo averla data alla luce, era stata anestetizzata, portata sui famigerati "voli della morte" e gettata ancora viva nel Rio de la Plata. Quando ha scoperto che il suo vero padre José Marià Donda era stato giustiziato subito dopo l'arresto. Quando ha scoperto che tutto questo era successo sotto la diretta supervisione di suo zio, un militare che gestiva gli arrestati dentro l'ESMA. Lui aveva permesso che il fratello e la cognata fossero uccisi perché oppositori politici. E che quella bambina appena nata fosse affidata in regalo ad amici del regime che l'avevano ribattezzata "Analìa" attribuendogli una data di nascita fittizia. Un destino comune a centinaia di figli di desaparecidos, tutti nati durante la detenzione delle proprie madri nei centri di tortura disseminati in Argentina: in quegli anni, una delle azioni più ignobili messa in atto dai militari era el robo de niños, la sottrazione dei bambini, come fossero una sorta di bottino di guerra.
La madre, appena partorita, le aveva cucito del filo blu nei lobi delle orecchie nella vana speranza di poterla ritrovare un giorno. E lei era cresciuta in una famiglia normale, amando sinceramente quelli che le hanno fatto da genitori ma erano anche complici dei loro assassini. Ha vissuto i conflitti generazionali e politici di tante famiglie normali: finita la dittatura, Analìa, che era stata educata in scuole religiose e conservatrici, si ribella come tante sue coetanee e milita in organizzazioni di sinistra; in questo modo entra in contatto anche con le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo. Sono queste, in seguito a una segnalazione anonima di parenti che sapevano la verità, a farle la rivelazione che cambia, in senso letterale, la sua vita. L'esame genetico, cui accetta di sottoporsi solo dopo mesi di incertezza e travaglio interiore, le restituisce la certezza e il nome, grazie all'archivio delle Madres di Plaza de Mayo che hanno raccolto il dna dei familiari di desaparecidos, in questo caso dei suoi nonni materni. In questo modo, oltre 500 persone hanno scoperto la loro vera identità. L'associazione Hijos continua a sostenere la ricerca di familiari scomparsi, e una di queste storie drammatiche è raccontata nel film Figli di Marco Bechis, il regista di Garage Olimpo.
Analìa è la nipote ritrovata numero 78, e decide subito di recuperare il nome che sua madre le aveva dato, Victoria. “Tutto mi hanno tolto ma non hanno potuto negarmi la mia vera identità e la mia vera famiglia”.
Oggi è riuscita a ricongiungere le sue due vite ed è impegnata più che mai per la ricerca della verità, perché ricordare è fondamentale per poter guardare al futuro. Molti in Argentina la pensano così, e la famigerata scuola-lager è diventata un Museo della memoria.
Nello stesso tempo Victoria dovrà convivere per tutta la vita con un duplice e contrastante sentimento nei confronti di chi l'ha allevata, gli "appropriatori".
"Dunque, per me esiste una netta differenza tra le responsabilità giuridiche e i sentimenti che provo per le azioni di coloro che hanno avuto un ruolo nella menzogna della mia esistenza. Non è mia intenzione giustificare ciò che provo per Graciela e Raúl, né esentarli dalla loro parte di colpa. I miei sentimenti riguardano solo me, e non c'è nulla che voglia o possa fare per cambiarli. La differenza, che piaccia o no, è che amo Graciela e Raúl. Un amore che non è esente da conflitti, ma che è pur sempre amore”.
La sua storia è raccontata in un libro, Il mio nome è Victoria da poco tradotto in italiano dalla Casa Editrice Corbaccio.