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“Da oggi sento ancora più responsabilità nei confronti dei buongustai...”. Edith Elise Jaomazava importa spezie dal Madagascar, il suo paese natale. Ha cominciato con la vaniglia, di cui la sua famiglia è produttrice da quattro generazioni, e ora fa i conti di quanto pepe selvatico si potrà raccogliere quest’anno. "Lo aspettano in molti, è una rarità. Ma è volubile, non si può essere certi di quanto ne crescerà!".
La signora Jaomazava, che vive a Moncalieri dal 1997, ha 4 figli ed è sposata con un piemontese, è l’Imprenditore Immigrato dell’Anno, insignita del MoneyGram Award 2010, il premio promosso per il secondo anno dalla società leader nei trasferimenti internazionali di denaro. La giuria, composta da esponenti di spicco del mondo economico, finanziario e accademico, presieduta da Vincenzo Boccia, presidente di Piccola Industria-Confindustria, ha riconosciuto in lei il valore dell’imprenditoria femminile immigrata: secondo i dati dell'Osservatorio Unioncamere nel 2009 si contavano 50 mila imprenditrici straniere in Italia, di cui 3.700 in Piemonte, un fenomeno in crescita nonostante la crisi.
Edith Elise Jaomazava ha fondato nel 2004 la SA.VA., azienda di import e commercializzazione di spezie, un’impresa con cui ha contribuito, tra l’altro, a creare occupazione nella sua terra. Ad oggi la SA.VA. dà lavoro a circa 300 persone, impiegate nelle aziende agricole dei coltivatori diretti di spezie in Madagascar. In Italia, soddisfa la richiesta crescente di prodotti naturali (la vaniglia bourbon, per esempio, soppiantata per anni dalla vaniglia sintetica). Nel 2009 le vendite della SA.VA. sono cresciute del 62,8%.
"Sono partita con la sola vaniglia, ora siamo a 20 spezie e in settembre arriveremo a 25. Vendo all’ingrosso dall’inizio ed ora anche al dettaglio", racconta Edith Elise dopo la premiazione avvenuta a Roma il 20 maggio. "Nell’impresa mi occupo di tutto, consegne comprese. Così, se i clienti non mi telefonano prima, rischiano un giro a vuoto".
“Le difficoltà sono state molte, come fare a raccontarle? La lingua e le leggi, la diffidenza dei clienti che si fermano al colore della pelle e non riescono a vedere la serietà del lavoro. E poi la famiglia, che non si può certo trascurare”.
Fare la mamma e l'imprenditrice a tempo pieno, è questa la vera impresa. “Se penso a quante notti bianche ho passato e ancora passo in ufficio! A volte ci vado anche la sera, dopo aver messo a nanna i miei figli, e resto lì fino alle cinque di mattina. Poi torno a casa, preparo la colazione e li accompagno a scuola”. Ma proprio per questo per Edith, “mettersi in proprio è stata una scelta obbligata: con 4 figli, è difficile trovare un’occupazione”. Edith se l'è dovuta inventare, e oggi, conclude “con questo premio, mi sento di poter dire che l’impegno alla fine paga”.