10 novembre 2010
Essere rom non può essere una vergogna, con il nostro progetto vogliamo dire e far conoscere chi siamo davvero".
Così Vesna Vuletic, 48 anni, da 20 in Italia dove lavora come mediatrice culturale, racconta la nascita, un anno fa a Torino, di Idea Rom associazione che ora raccoglie una ventina di donne orgogliose della loro etnia e cultura ma desiderose di promuoverne l’integrazione nella società italiana.
Il loro obiettivo è l'outing: loro lo hanno fatto per prime e ora cercano di aiutare le altre e gli altri ad uscire allo scoperto, a non vergognarsi o temere di dire a lavoro, a scuola, nei luoghi pubblici, la propria appartenenza o peggio a sentirsi obbligati a dissimularla.
La decisione di costituire un'associazione nasce dall'inquietudine crescente sviluppatasi all'interno della comunità rom in seguito alla campagna mediatica razzista messa in atto lo scorso anno.
Metà delle socie sono donne inserite nel lavoro, che abitano in una casa, mentre le altre sono giovani, che vivono quasi tutte nei campi nomadi, sono disoccupate,hanno una bassa scolarità. "Ci siamo ritrovate a parlare - spiega Vesna - alcune di noi fanno le pulizie in banca, in ufficio, ma nessuna diceva di essere rom per paura del sospetto, i figli non lo dicono a scuola per paura di discriminazioni. Molte sono state combattute per anni, ma adesso stanno prendendo coraggio, dichiarandosi, rilasciando interviste e anche per comunicare alla società che i rom non sono quelli sporchi, i cattivi da cacciare". L'emarginazione e la microcriminalità riguardano una minoranza di rom: a Torino ad esempio su 100 famiglie che ora abitano nelle case popolari, solo per 5 ci sono stati problemi.
Le donne di Idea Rom così si riuniscono, parlano, vanno nei campi per promuovere il diritto di uscire allo scoperto.
E raccontano le loro esperienze.
Le promotrici dell’associazione sono accomunate dall’aver lasciato i campi anni fa - “cosa che vorrebbe fare la maggioranza di chi ancora nei campi vive” dice la mediatrice –dall’avere un lavoro, dal presentarsi con un’immagine moderna, in contrasto con quella tradizionale della donna zingara.
“La famiglia del mio ragazzo è calabrese e sua madre ha pensato che fossi siciliana. Ho spiegato che sono rom. Purtroppo, il pregiudizio resiste: ha paura che io sia a caccia di un buon partito”.
“Io non ho mai nascosto le mie origini, fin dalle elementari quando, studiando storia si parlava del popolo rom. Di solito, attraverso la conoscenza personale, il pregiudizio scompare. Ma i miei genitori, al lavoro, non lo hanno mai detto. Mio padre ha scritto un libro di poesie e uno sulla cultura rom per bambini, eppure deve nascondersi, non può permettersi di perdere quel posto”.
“Purtroppo, negli ultimi anni gli inserimenti al lavoro non sono andati avanti come è accaduto ai tempi di Vesna. Oggi la selezione per le borse lavoro tiene persino conto del ‘look’, se hai tratti somatici evidentemente rom sei scartata in partenza”.
“Quando parliamo di noi, non precisiamo mai la nostra origine. Diciamo ‘slave’…Ma anche ‘slavo’ non piace... Le mie figlie non conoscono il serbo, con i nonni non si capiscono. Dopo tanti anni continuiamo a rinnovare il permesso di soggiorno, ma loro sono nate qui. Un giorno saranno cittadine italiane. Spero che quel giorno non siano più considerate straniere”.
Che il problema del razzismo contro i popoli nomadi sia reale e diffuso in molti paesi, lo hanno riconosciuto anche i governi dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, che nei giorni scorsi hanno adottato un documento, la Dichiarazione di Strasburgo, che ribadisce priorità e principi guida per lottare contro la discriminazione di cui questa minoranza è vittima, e contribuire a promuoverne l’integrazione economica e sociale. Tre le priorità definite dal documento:
a) non discriminazione, cittadinanza, diritti di donne e bambini;
b) inclusione sociale, segnatamente in materia di istruzione, alloggio e assistenza sanitaria;
c) conferimento di responsabilità e miglior accesso alla giustizia.
I governi promuoveranno inoltre un nuovo programma di formazione europea per oltre un migliaio di mediatori rom, che forniranno consulenza legale e amministrativa alle comunità: nel 2011, verranno formati circa 440 mediatori e 100 avvocati.
L'associazione IdeaRom si muove in questa direzione, ed ha già ricevuto un importante riconoscimento l’8 marzo 2010 quando è stata premiata con una Targa d’Onore del Presidente della Repubblica. Il suo scopo è favorire l'integrazione della popolazione rom e delle altre comunità viaggianti nella società italiana ed europea, contrastare i pregiudizi e le discriminazioni, con azioni molto concrete.
All'interno della scuola fa formazione per gli insegnanti e dà assistenza agli studenti in difficoltà anche attraverso un doposcuola; lavora nella mediazione anche all'interno delle case popolari, per insegnare a coloro che hanno sempre vissuto in campi nomadi le regole della vita in condominio e la gestione delle questioni burocratiche.
Na Darà (Non Aver Paura) è un progetto di informazione, mediazione e promozione culturale che ha ottenuto un finanziamento nazionale pubblico del Dipartimento per le Pari Opportunità, in collaborazione con il Comune di Torino e il volontariato storicamente attivo nei campi come l’Opera Nomadi e la Compagnia di San Vincenzo. E’ così sorto il primo sportello gestito direttamente da rom, per informare su casa, scuola, lavoro, diritti e doveri.
Per il 2011 è in cantiere un ciclo di incontri per decisori e funzionari pubblici per diffondere le esperienze di integrazione. Tutti i progetti sono a pensiero ed azione Rom perché ideati e realizzati direttamente da loro, assieme a chi vuol dare una mano nel rispetto della pari dignità.
E proprio in novembre a Torino propone corsi di danze tradizionali rom, aperti naturalmente a tutti, rom e gagé, un’occasione per rompere barriere e diffidenze, divertendosi insieme e imparando cose nuove.
Che siano state le donne rom ad aprire questo percorso di incontro e di comunicazione, non è certo una sorpresa.
“Noi ci sediamo, noi parliamo. Quando ci sono problemi, i maschi vanno fuori, mentre le donne hanno più volontà di risolverli...ho visto che le donne sono più forti”, sostiene Vesna che dell’associazione è presidente.
I governi europei contro le discriminazioni a danno dei rom, da Melting Lab