26 ottobre 2009
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La Stampa ha raccontato a fine settembre due storie esemplari. Una è quella dell’avvocato Loredana Ionita, romena residente a Torino, dove si è trasferita otto anni fa, e dove ha fatto, anche da clandestina, quattro mestieri, compreso quello di badante, prima di veder riconosciuti i titoli di studio che aveva conseguito nel suo Paese e di venire iscritta all’Ordine degli Avvocati torinese. La seconda è quella di Massimo Tagliati, che in Piemonte è giunto quarant’anni fa dal Veneto, parlando solo il suo dialetto, e la sua prima maestra lo cacciò di classe definendolo un selvaggio. Commentando quest'ultima storia,il giornalista Mario Calabresi ha osservato che il tema dell’integrazione “sta diventando il più sentito dai lettori, quello che appassiona e divide di più”. E Arrigo Levi ha rilanciato, ricordando come Torino è stata, nel ricco Nord-Ovest, forse ancor più di Milano, l’America per moltitudini di emigranti venuti dalle regioni più povere d’Italia, e poi del mondo, già a partire dagli Anni Trenta, fino agli anni Settanta.
La storia di Loredana è esemplare di come il processo di integrazione, anche quando ha successo, passa attraverso vicende complesse e drammatiche. Otto anni fa, il 23 settembre 2001, l’avvocato Loredana Ionita, nata a Bacau, studi e tirocinio compiuti in Romania, entrava in Italia con un visto turistico per raggiungere la madre, lavoratrice emigrata. Tre mesi e Loredana diventa clandestina, come tantissimi suoi connazionali. Ma come loro lavora duro, senza risparmiarsi. Nel 2002 arriva la sanatoria: fa la badante e viene regolarizzata. “Non mi sono mai vergognata di un lavoro molto più umile di quello per il quale avevo studiato”, racconta. E il 23 settembre 2009 ha giurato davanti al presidente della Corte d’Appello come avvocato stabilito in Italiaed è entrata nell’Ordine degli Avvocati di Torino, primo legale romeno. Loredana aveva chiaro che ce l’avrebbe fatta.
L’avvocata Ionita, che sta per compiere 37 anni, ha avuto sempre davanti l’esempio di sua madre. “È una donna che di uomini ne vale cento. Ha una forza straordinaria e io le sono grata per tutto ciò che ha fatto per me”.
E rivela che il motivo della sua migrazione non è stato solamente economico: “Sono venuta in Italia perché non potevo stare lontana da mia madre. Ricominciare non è stato semplice, ma io vivo intensamente nel presente e il futuro lo vedo bello anche se impegnativo. Il giuramento a Palazzo di Giustizia è un traguardo, ma è anche un inizio”.
Per il riconoscimento in Italia del suo titolo di studio ci sono voluti tre anni e mezzo e sei viaggi in Romania. Nel frattempo, ha seguito un corso da assistente di persone anziane per poter guadagnare subito qualcosa. Poi, nel tempo, un corso di mediatore culturale, il lavoro che sta facendo anche ora presso i servizi sociali e il centro Mamre (http://www.mamreonlus.org) che a Torino si occupa di sostegno psicolterapeutico e mediazione culturale a favore di persone immigrate. Loredana Ionita ha fatto anche quattro lavori in una volta: badante, mediatrice, interprete in Procura, traduttrice in aziende. “Il lavoro bisogna prenderlo quando c’è”. D’ora in avanti il suo sarà presso uno studio legale torinese.