Piccole imprese, grandi imprenditrici: la situazione in Piemonte
Per misurare la dimensione del fenomeno e capire le tendenze a livello locale, la Regione Piemonte ha promosso, tramite Unioncamere Piemonte, un osservatorio sull’imprenditoria femminile in Piemonte.
Il rapporto Piccole imprese, grandi imprenditrici 2009, realizzato quattro anni dopo la prima edizione, offre un’analisi articolata che, prendendo le mosse dalle principali caratteristiche del mercato del lavoro femminile in ambito nazionale e internazionale, arriva a descrivere le imprenditrici piemontesi, le loro aziende e l’evoluzione di queste ultime nel tempo.
Il Piemonte vanta a fine 2008 oltre 227.000 imprenditrici, oltre 30.000 in più rispetto al 2004, e 111.000 imprese guidate da donne, tremila in più, ed è la quinta regione in Italia per numero di imprese femminili.
In cinque anni le imprese femminili sono cresciute del 2,9% e costituiscono il 23,7% del totale, dato leggermente superiore alla media italiana.
Torino, dove si concentra circa la metà di loro, è la provincia che ha registrato il maggior tasso di crescita (+4%). Alti tassi di crescita si segnalano anche a Novara e Vercelli (+2%), mentre la maggiore incidenza delle imprese femminili sul totale si registra ad Alessandria (26%) e ad Asti (25%).
Cuneo, che è al secondo posto in Piemonte in numeri assoluti con quasi 18.000 unità, è la provincia dove si ha il maggior differenziale tra occupazione e imprenditoria femminile (+4,5%), un indicatore della forte propensione delle lavoratrici a mettersi in proprio.
L’imprenditoria femminile è un fenomeno relativamente giovane: quattro imprese su cinque sono nate dopo il 1990.
L’azienda individuale è la forma organizzativa largamente più diffusa (circa 70.000 unità pari al 62%), come nel resto d’Italia. Il Piemonte si differenzia dall’andamento nazionale per il peso assunto dalle società di persone: ben il 28,2% contro il 23% in Italia. Al contrario solo l’8% delle imprese piemontesi si organizza in società di capitale, contro il 14% della media italiana (caratteristica regionale comune anche alle imprese maschili).
Le scelte organizzative delle donne sono però in netta evoluzione: la percentuale delle società di capitale è raddoppiata negli ultimi cinque anni, così come aumenta il numero delle società di persone , mentre la quota delle imprese individuali è scesa dal 71% al 62%.
Questa fotografia corrisponde a quella delle dimensioni delle imprese femminili, che sono ancora prevalentemente ridotte, seppure in netta crescita: il 70% non supera i 200mila euro di fatturato annuo, il 90% impiega meno di 10 addetti, ma la percentuale di quelle che superano queste soglie è raddoppiata in quattro anni.
Il Piemonte vanta anche la maggiore concentrazione di amministratori delegati al femminile, 460, ovvero il 18,2% del totale nazionale, e Torino è la seconda tra le province con 241.
La distribuzione delle imprese femminili piemontesi per settore ricalca quella nazionale. Il macrosettore prevalente è infatti il commercio (quasi il 30% del totale), seguito dai servizi alle imprese (poco meno del 20%). L’agricoltura è scesa al terzo posto con il 18% (-3% in tre anni), davanti ai servizi alla persona (11%), in leggera crescita così come il turismo (salito al 7%). Sostanzialmente stabile l’industria (12%) con un boom delle costruzioni che compensa il calo dei comparti manifatturieri.
Una peculiarità regionale è rappresentata dalle attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca, che in Piemonte sono relativamente più numerose: nella nostra regione infatti pesano il 15,7% del totale contro una media nazionale dell’11,5%.
Nella regioni si notano però forti differenze territoriali, in parte derivanti da vocazioni tradizionali di alcuni territori, in parte da sviluppi più recenti.
I servizi alle imprese e le attività finanziarie sono concentrati nelle aree di industrializzazione storiche come Biella, Novara, Vercelli e Torino.
L’agricoltura, sempre più declinata nei settori enogastronomico e alimentare caratterizza fortemente le tre province meridionali del Piemonte: Asti, Alessandria e Cuneo. Il Verbano Cusio Ossola rivela una penetrazione delle imprese femminili in comparti tradizionalmente maschili: cave, costruzioni e manifattura in generale, oltre che produzione di energia elettrica. A Torino e Vercelli, più di un’impresa su 3 è impegnata nel settore del commercio.
Alla crescita dell’imprenditoria femminile contribuiscono validamente le lavoratrici straniere. Le imprenditrici di origine straniera in Piemonte nel 2008 sono12.000 contro le 8.200 di due anni prima, pari al 5,3% del totale, più della metà operanti a Torino. La nazionalità prevalente è da sempre la Cina, seguita da Svizzera e Marocco. Un’extracomunitaria su 3 è attiva nel commercio; gli unici altri due settori in cui si rileva una concentrazione maggiore rispetto al totale dell’universo imprenditoriale femminile sono il turismo e i trasporti.
Nella precedente edizione del rapporto è stata svolta anche un’indagine qualitativa attraverso 500 interviste telefoniche, che fornisce un profilo interessante delle caratteristiche e del vissuto delle imprenditrici.
La grande maggioranza delle interpellate dichiara di essere soddisfatta della propria scelta, al punto che la rifarebbe, anche perché i risultati in termini di fatturato alla vigilia della crisi erano positivi per l’83% delle imprese.
La motivazione principale che spinge le donne a intraprendere l’attività imprenditoriale è la volontà di passare a un lavoro indipendente (una su 2); il desiderio di autonomia prevale nettamente sia sull’incentivo economico (15,1%) sia sulla volontà di realizzare una propria idea (23,5%).
L’82% del campione non compie alcuna analisi del mercato o delle proprie capacità prima di dare vita al proprio progetto, e anche quando lo fa (in 2 casi su 5), si affida principalmente alle proprie competenze o a quelle di amici, non per mancanza di opportunità, ma perchè sottovaluta l’esigenza di pianificare l’attività.
Gli sforzi fatti dalle associazioni di categoria e dagli enti pubblici negli ultimi anni sono stati, però, ripagati: tra le società nate dal 2000 in poi, il 12% ha fatto ricorso a consulenti professionisti, e questa percentuale arriva al 50% se si restringe l’osservazione a coloro che hanno dichiarato di aver svolto uno studio preliminare.
Le principali difficoltà incontrate al momento del varo dell’attività sono la burocrazia, il reperimento del capitale anche per le difficoltà di accesso al credito, e la conciliazione del lavoro con le esigenze della famiglia; questi ultimi due problemi rimangono, anche nelle attività consolidate, gli ostacoli maggiori alla crescita.
La propensione all’impresa delle donne piemontesi è confermata da un ulteriore dato: su oltre 10milapersone, che nel 2007 si sono rivolti ai servizi di consulenza per intraprendere un’attività in proprio, quasi il 50% (poco meno di 5.000) era di genere femminile.
L’indagine di Unioncamere sull’imprenditoria femminile in Piemonte
La nuova imprenditoria femminile: sinonimo di Pari Opportunità. Manuale a cura della Camera di Commercio di Torino (PDF, 471 KB)
Ultimo aggiornamento ( 18 aprile 2011 )