Commissione Regionale di Pari Opportunitā

In quest'area del sito trovi informazioni sull'istituzione attiva in Piemonte dal 1986 per la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne e la diffusione di una cultura di genere. È inoltre disponibile un archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della CRPO


Consigliera di Paritā Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






L'impresa

Donne e impresa in Italia

In Italia le imprese a titolarità femminile registrate presso le Camere di Commercio sono circa 1.400.000, pari al 24% del totale delle imprese, con un tasso di crescita doppio rispetto alle imprese maschili negli ultimi sei anni e un arretramento molto contenuto anche nel 2009 (-1,6%).

La maggior parte di loro si colloca nel settore commerciale, che include anche le attività ricettive e di ristorazione, precisamente il 38% del totale, una percentuale superiore alla media complessiva che è il 33%. Seguono le imprese di servizi con il 25%, le imprese agricole con il 22% e in coda le imprese industriali e artigiane con il 13%.
Per quanto riguarda le forme giuridiche, oltre il 70% delle imprese femminili sono ditte individuali, ma nel 2008 le società di capitali hanno raggiunto il tetto di oltre 220.000 unità pari al 15% (con un incremento di 28.000, quindi oltre il 12% , in un anno), e le società di persone sono salite al 19%, quindi è evidente la tendenza all’evoluzione verso forme organizzative più strutturate. Tra le società, oltre i quattro quinti sono a composizione esclusivamente femminile: le imprese a partecipazione mista sono in tutto 57.000, quindi appena il 5% del totale delle imprese femminili.
Le donne titolari o socie di un’impresa registrate in Italia sono 2.120.000, poco più di un quarto del totale delle cariche sociali. Le donne al vertice di una grande società, cioè le amministratrici delegate, sono 2.533, un quinto di tutti gli amministratori delegati italiani.

Il problema della sottorappresentanza delle donne ai vertici delle imprese , come parte del più generale fenomeno della segregazione di genere orizzontale e verticale, è divenuta oggetto di dibattito, in seguito alla pubblicazione di numerose ricerche sugli effetti positivi della presenza femminile sulle performance aziendali , e all’adozione di una norma relativa alle cosiddette quote rosa nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, già attuata in Norvegia e oggi in discussione nelle assemblee legislative di vari stati tra cui l’Italia.


Per quanto riguarda l’età, circa la metà delle imprenditrici è fra i 30 e i 50 anni, contro un 40% delle ultracinquantenni e una minoranza di giovani al di sotto dei 30 anni.

La legge 215 del 1992 (PDF 104 KB), oggi recepita dal Codice delle pari opportunità agli artt. 52, 53, 54 e 55, indica i principi generali volti a promuovere l'uguaglianza sostanziale e le pari opportunità tra uomini e donne nell'attività economica, e prevede misure che incentivano e sostengono l’imprenditoria femminile attraverso bandi pubblici aperti alle imprese costituite da donne o in prevalenza da donne. In particolare sono concesse agevolazioni finanziarie (contributi a fondo perduto) per l’avvio delle attività, l’acquisto di attività preesistenti, la realizzazione di progetti aziendali innovativi, l’acquisizione di servizi reali.

I contributi alle imprese sono stati erogati mediante sei bandi pubblici, l’ultimo dei quali è stato chiuso nel marzo 2006.

Poiché non esiste una definizione univoca di impresa femminile, la legge 215/92 ha stabilito dei parametri per l’ammissione agli incentivi, in base ai quali si considerano imprese femminili:

· le imprese individuali aventi come titolare una donna;
· le società di persone e cooperative, in cui le donne costituiscano almeno il 60% dei soci (indipendentemente dalle quote di capitale detenute);
· le società di capitali, in cui le donne siano titolari di almeno 2/3 delle quote di partecipazione e in cui gli organi di amministrazione siano costituiti da donne per almeno i 2/3.

Un ruolo propulsivo nell'attuazione degli obiettivi della legge è attribuito alle regioni, che, in accordo con le associazioni di categoria e con i Comitati provinciali per l'imprenditoria femminile istituiti presso le Camere di Commercio, realizzano programmi di sostegno, finanziati dal Fondo per l'imprenditoria femminile, che prevedano la diffusione di informazioni mirate, nonché‚ la realizzazione di servizi di consulenza e di assistenza tecnica, di progettazione organizzativa, di supporto alle attività agevolate.

Per la realizzazione di tali programmi, le Regioni possono stipulare apposite convenzioni con enti pubblici e privati che abbiano caratteristiche di affidabilità e consolidata esperienza in materia.

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Ultimo aggiornamento ( 18 aprile 2011 )