Le politiche di pari opportunità fra uomini e donne sono un insieme di interventi delle istituzioni, finalizzati ad eliminare gli ostacoli alla partecipazione politica, economica e sociale dovuti all'appartenere a uno dei due sessi: esse partono quindi dal presupposto di una diseguaglianza esistente, a svantaggio delle donne, che deve essere superata con strumenti normativi e di controllo e con iniziative di riequilibrio di opportunità e poteri.
Lo sviluppo di queste politiche in Italia è stato fortemente ritardato rispetto ad altri paesi per ragioni storiche e culturali. L'unità italiana è infatti avvenuta con un'impronta nettamente conservatrice in termini morali e giuridici, con uno status della donna pienamente subordinato all'autorità maschile, e il principio di tutela della donna timidamente emerso alla fine del secolo scorso era finalizzato alla protezione dell'essere più debole e strettamente funzionale all'esercizio della maternità, in un quadro di accentuata disparità di trattamento nella vita privata e di esclusione della donna dalla vita pubblica.
Le battaglie per il diritto di voto, l'accesso all'istruzione e ai pubblici uffici, la parità salariale restano patrimonio di un'elite e trovano un riconoscimento solo dopo la seconda guerra mondiale, quando la Costituzione sancisce la parità formale tra i sessi di fronte alla legge e sul lavoro. Proprio la Carta Costituzionale getta le basi delle future politiche attive di parità, con il riferimento alla rimozione degli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza tra i cittadini.
Ma il concetto di pari opportunità riesce a farsi strada solo molti anni dopo, in una stagione di grandi movimenti sociali e riforme in cui le donne diventano protagoniste e soggetto politico. Paradossalmente le pari opportunità vengono assunte nel linguaggio e nella prassi politica e istituzionale nel momento in cui i loro fondamenti teorici sono superati e spesso contestati da nuovi pensieri e movimenti, fondati sulla valorizzazione della differenza di genere e sull'affermazione del punto di vista femminile contro quello falsamente neutrale della norma maschile. Solo negli anni Settanta la legislazione riconosce il principio della parità nelle diverse sfere della vita sociale, dalla famiglia al lavoro, e istituisce i primi organismi espressamente finalizzati a perseguire l'uguaglianza di opportunità, all'inizio con funzioni consultive e quindi anche di iniziativa e di controllo.
Il passaggio successivo è quello dalla fase delle garanzie a quello delle azioni positive, che si realizza dalla fine degli anni Ottanta con le leggi e le istituzioni destinate a favorire l'acquisizione di responsabilità e la partecipazione ai processi decisionali. Il Comitato Nazionale di Parità presso il Ministero del Lavoro (1983), la Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità creata nel 1984 e dotata di funzioni precise solo nel 1990, la Consigliera di Parità l'anno successivo, fino all'istituzione nel 1996 di un Ministro e di un Dipartimento ad hoc, sono solo i più noti tra gli organismi di riferimento, che si moltiplicano ai diversi livelli territoriali, mentre canali di finanziamento specifici vengono destinati ai programmi di azioni positive: nel mondo del lavoro con la legge 125 del 1991, nell'imprenditoria con la legge 215 del 1992, nella formazione soprattutto con il Fondo Sociale Europeo.
Lo sviluppo delle politiche di pari opportunità in Italia viene favorito in modo sostanziale dalle azioni dell'Unione Europea in termini di legislazione, finanziamenti e indirizzi di programmazione.
Nella prima fase di vita della Comunità Europea le politiche di parità erano ricondotte all'articolo 141 del Trattato di Roma del 1957 che richiede una eguale retribuzione tra lavoratori uomini e donne.
Il Trattato di Maastricht del 1992 comprende un accordo sulle politiche sociali che regolamenta le pari opportunità nel mercato del lavoro e nel trattamento dei lavoratori: l'Europa ha stabilito dei requisiti minimi, lasciando agli Stati facoltà di adottare misure complementari positive nei confronti delle donne.
Il Trattato di Amsterdam [PDF, 352KB] del 1999 rafforza notevolmente la base giuridica della parità tra uomini e donne. In particolare gli articoli 2 e 3 sanciscono che l'Unione ha tra i propri compiti l'eliminazione delle inuguaglianze e la promozione della parità.
Gli stessi principi vengono esplicitati nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea [PDF, 80KB] proclamata a Nizza nel 2000.
Ma l'azione di stimolo esercitata concretamente dalle istituzioni comunitarie precede e supera quella enunciata nei trattati.
Per combattere le discriminazioni basate sul sesso l'Unione Europea ha emanato disposizioni mirate ad assicurare l'eguaglianza soprattutto nel settore dell'occupazione, della formazione, delle condizioni di lavoro e della previdenza sociale, e ha consentito se necessario l'adozione di discriminazioni positive, ovvero norme che danno alla donne la priorità rispetto agli uomini in settori dove hanno maggiore difficoltà ad affermarsi.
Prendendo atto del persistere di forti disuguaglianze, l'Unione Europea sviluppa, a partire dagli inizi degli anni '80, una serie di programmi d'azione per le pari opportunità.
È infatti nel 1984 l'istituzione di una Commissione per i diritti della donna e l'attribuzione di competenze per le pari opportunità al Commissario responsabile del lavoro e degli affari sociali nell'organo che ha assunto il ruolo di "governo" nella Comunità Europea.
I primi tre programmi d'azione comunitaria a medio termine per la parità di opportunità per donne e uomini sono relativi agli anni 1982-1985;1986-1990 e 1991-1995.
Nel 1995, anche in seguito alla Quarta Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, svoltasi a Pechino, l'Unione Europea assume la prospettiva del mainstreaming della dimensione di genere. Mainstreaming significa letteralmente entrare nella corrente principale: ciò significa che il principio delle pari opportunità dovrà essere integrato in tutte le politiche e azioni comunitarie e che tutte le decisioni dovranno essere valutate anche nel loro impatto differenziato sulla vita delle donne e degli uomini. La comunicazione della Commissione Europea numero 67 del 21/2/1996 indica in particolare i settori chiave nei quali la legislazione e l'insieme delle azioni comunitarie devono sistematicamente prendere in considerazione le differenze tra le condizioni, le situazioni e le esigenze delle donne e degli uomini: occupazione e mercato del lavoro, per garantire sia la parità di accesso sia la conciliazione tra vita familiare e professionale; piccola impresa e impresa familiare, con misure di flessibilità, qualificazione e accesso al credito; istruzione, formazione e gioventù; diritti delle persone, come sicurezza e tutela dalle violenze; cooperazione allo sviluppo; ricerca e scienza; informazione.
Il Quarto programma d'azione per la parità delle opportunità (1996-2000) si basa essenzialmente sul principio del mainstreaming.
La Strategia Quadro Comunitaria per l'uguaglianza tra uomini e donne 2001-2005 si pone l'obiettivo della parità tra i sessi in tutte le politiche che esercitano un impatto diretto o indiretto sulla vita degli uomini e delle donne. La strategia si fonda su un duplice binario: rendere operativo e consolidare l'approccio di integrazione delle politiche comunitarie, e stimolare azioni specifiche a favore delle donne, al fine di eliminare il persistere di determinate disparità.
Il Quinto programma d'azione 2001-2005 ha affrontato cinque settori d'intervento:
Altri programmi specifici hanno contribuito al raggiungimento di questi obiettivi, come quello per la Promozione delle organizzazioni attive nel campo dell'uguaglianza di genere, finanziato dal 2004 al 2006, vari programmi e iniziative mirate a combattere le diverse forme di discriminazione e per integrare le differenze, infine il programma di sostegno agli stati membri nella lotta contro la violenza sulle donne e i bambini attivo dal 2000 con la denominazione Daphne.
Al tempo stesso l'Unione ha deciso fin dal 1996 di integrare questa dimensione nel filone più importante del proprio intervento finanziario, che è finalizzato alla coesione economica e sociale dei paesi dell'Unione Europea. La programmazione dei cosiddetti Fondi Strutturali Europei nel periodo 2000-2006 ha così attribuito alle pari opportunità una funzione strategica e vincolante.
Durante l'intero periodo di attività, la cui realizzazione si concluderà alla fine del 2007, tutti i bandi europei hanno attribuito un punteggio aggiuntivo a progetti e domande di sovvenzione che contenessero elementi a favore delle pari opportunità o nel rispetto di un'ottica di genere; le pari opportunità sono state assunte come obiettivi trasversali quindi obbligatori nella programmazione del Fondo Sociale Europeo 2000-2006 e sono divenuti un cardine delle iniziative comunitarie cofinanziate dal Fondo, in particolare Equal finalizzata alla lotta alle discriminazioni e disuguaglianze nel lavoro e all'inclusione sociale dei gruppi meno favoriti; inoltre, il 10% delle risorse è stato destinato a un canale specifico di finanziamento per favorire la crescita e lo sviluppo della presenza femminile in ambito lavorativo e la diffusione di una cultura di parità.
La valutazione dello stato di avanzamento della strategia comunitaria è scandita dalle Relazioni annuali sulla parità, che dal 2000 vengono presentate dalla Commissione al Consiglio Europeo, al Parlamento, al Comitato Economico e Sociale Europeo ed al Comitato delle Regioni per illustrare i progressi registrati dall'Unione europea nel corso dell'anno precedente.
Contestualmente alla Relazione annuale del 2006 [DOC, 228KB], la Commissione Europea ha pubblicato un documento di ampio respiro, che definisce un percorso strategico quinquennale per combattere le disparità ancora esistenti in tutti i settori della vita civile: tale documento, noto come Road Map o Tabella di marcia [PDF, 244KB], rivisita la Strategia Quadro 2001-2005, riaffermando il valore dell'uguaglianza di genere sia attraverso politiche di gender mainstreaming, sia attraverso l'adozione di misure specifiche.
La Road Map ha lo scopo di combattere le disparità tra uomini e donne, individuandone ragioni specifiche quali l'assenza di condizioni flessibili di lavoro e servizi di cura, la persistenza di stereotipi di genere e l'ineguale divisione delle responsabilità familiari.
Essa individua sei settori di intervento prioritari per le politiche di genere per il periodo 2006-2010:
Nel quadro della stessa Road Map si collocano anche il progetto di creazione di un Istituto Europeo di Genere [PDF, 108KB], e la proposta di un Patto Europeo per l'uguaglianza di genere [PDF, 268KB], iniziative che confermano l'impegno degli Stati membri a realizzare una sostanziale uguaglianza tra uomini e donne.
L'Istituto Europeo, che sarà operativo entro il 2008, dovrà istituire e coordinare una Rete europea per lo scambio di informazioni e sensibilizzare i cittadini, ma anche diffondere buone prassi e fornire consulenze a enti pubblici e privati nonché raccomandazioni alle istituzioni europee.
La proposta della Commissione intende costituire un'agenzia operante come centro di eccellenza mondiale, autonoma nell'adempimento dei propri compiti e dotata delle competenze necessarie ad operare come sostegno tecnico delle istituzioni della Comunità e degli Stati membri nella lotta contro le discriminazioni fondate sul sesso.
Il Patto approvato dal Consiglio Europeo il 24 marzo 2006 ha individuato tre macro-settori di intervento:
Anche la celebrazione nel 2007 dell'Anno Europeo delle Pari Opportunità per tutti, con l'intento di sensibilizzare la società sulle discriminazioni e sul valore positivo della diversità, pur inserendo le tematiche di genere in un contesto più generale di riconoscimento delle differenze, ha contribuito a lanciare messaggi ai popoli e soprattutto ai governi sul molto lavoro che resta da fare per assicurare una vera parità.
La realizzazione delle misure indicate nella Road Map coincide con il nuovo ciclo finanziario dell'Unione Europea che inizia nel 2007, il primo dopo l'allargamento che ha portato il numero dei paesi membri da 15 a 27.
I nuovi Fondi Strutturali per il periodo 2007-2013 confermano e sviluppano il principio del mainstreaming in tutte le fasi di programmazione, attuazione e valutazione delle attività.
Un nuovo programma comunitario per l'occupazione e la solidarietà sociale, denominato Progress, destinato a sostenere finanziariamente la realizzazione degli obiettivi dell'Unione europea nel settore dell'occupazione e degli affari sociali, si occupa di sostenere da un lato, l'applicazione efficace del principio della parità fra uomini e donne e dall'altro, realizzare una migliore integrazione della dimensione di genere nelle politiche dell'Unione. L'adozione di ulteriori iniziative e progammi, e soprattutto l'articolazione operativa degli interventi programmati, sono le tappe significative che dovranno concludersi entro i primi mesi del 2008.
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Progress costituisce il nuovo strumento di finanziamento, per il periodo 2007-2013, destinato a sostituire i diversi Programmi Comunitari operativi fino alla fine del 2006 nei settori della solidarietà sociale e dell'occupazione, ossia:
Il Programma è destinato a sostenere finanziariamente la realizzazione degli obiettivi dell'Unione Europea nel settore dell'occupazione e degli affari sociali conformemente all'Agenda Sociale Europea, contribuendo allo stesso tempo al raggiungimento degli obiettivi della Strategia di Lisbona in questi settori.
Il programma è articolato in 5 sezioni:
In questi ambiti di intervento, il programma finanzia le seguenti tipologie di azioni:
Il finanziamento complessivo ammonta a € 743'250'000 (valori di fine 2006) così ripartiti fra le varie sezioni del Programma:
ll contributo Comunitario, per le azioni realizzate a seguito di inviti a presentare proposte di progetto, può coprire fino all'80% dei costi totali del progetto.
La decisione istitutiva del programma [PDF, 292 KB]
Il sito del programma (in inglese)
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Daphne è un Programma Europeo ormai consolidato di sostegno a Organizzazioni che sviluppano misure e azioni per prevenire e combattere tutti i tipi di violenza contro bambini, adolescenti e donne oltre a proteggere le vittime e i gruppi più esposti a questo rischio.
Punti di riferimento di Daphne sono il riconoscimento della violenza in quanto crimine e l'interpretazione ampia del concetto di violenza: il termine include i reati di abuso sessuale, le violenze fisiche e psicologiche in ambito familiare, lo sfruttamento commerciale, le angherie nelle scuole, la tratta delle persone, le pratiche tradizionali associate all'esercizio della violenza fisica come le mutilazioni genitali o i delitti d'onore, le azioni di carattere discriminatorio contro le minoranze etniche o sessuali, i migranti e tutte le categorie vulnerabili.
Nato su impulso delle Organizzazioni Non Governative nel 1997 come iniziativa annuale, divenuto nel 2000 il Programma pluriennale DAPHNE I, con un ampliamento delle dimensioni complessive e dei singoli progetti e un allargamento dei Paesi ammessi, ha permesso la realizzazione di 300 progetti transnazionali nell'arco dei primi sei anni con una spesa di poco superiore ai 30'000 euro ed è stato quindi confermato nei successivi cicli di programmazione.
DAPHNE II, istituito nel 2004 con uno stanziamento di 50 milioni di euro per un periodo previsto di cinque anni, è stato sostituito nel 2007 con una terza edizione, inserita nel programma generale Diritti fondamentali e giustizia, che coprirà l'intero ciclo di programmazione europea 2007-2013 con un finanziamento di oltre 116 milioni di euro.
DAPHNE III persegue l'obiettivo specifico di contribuire alla prevenzione e alla lotta contro tutte le forme di violenza che si verificano nella sfera pubblica o privata contro i bambini, i giovani e le donne, attraverso le seguenti tipologie di azione:
I principali gruppi destinatari del programma sono, oltre ai gruppi a rischio di violenza, le famiglie, gli insegnanti e gli educatori, gli assistenti sociali, le foze dell'ordine, le autorità, il personale medico e paramedico, il personale giudiziario, le ONG, i sindacati e le comunità religiose.
In pratica, DAPHNE III finanzia:
Il programma è aperto alla partecipazione di Organizzazioni private senza scopo di lucro, Autorità pubbliche, centri universitari e di ricerca riuniti in partnership transnazionali.
Le Organizzazioni partecipanti devono provenire dai 27 Stati membri dell'Unione Europea, più Islanda, Norvegia, Svizzera, i paesi candidati a entrare nell'Unione e alcuni paesi balcanici in base a trattati specifici, che saranno indicati nei singoli bandi.
Il sito del programma (in inglese)
La decisione istitutiva di Daphne III [PDF, 70 KB]
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Ultimo aggiornamento ( 18 agosto 2009 )