29 aprile 2008
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Bassissimo. È il valore della percentuale di donne che entra nei telegiornali e in tv. Il rapporto donne-media è globalmente di segno negativo: sono le conclusioni a cui è giunto l’ultimo studio dell’Osservatorio di Pavia, che si pone l’obiettivo della tutela del pluralismo sociale, culturale e politico nei mezzi di comunicazione. Il rapporto riguarda sia la rappresentanze femminile nel settore, sia la rappresentazione che i media danno delle donne.
Per fortuna, ci sono anche delle isolette felici, che non cancellano la disparità, ma sono il segnale della possibilità di un cambiamento “in rosa”.
È il caso del mondo dell’informazione piemontese. In 8 delle circa 20 emittenti tv dislocate nelle diverse province, sono proprio le donne a ricoprire i ruoli chiave. Molte redazioni al femminile, età media sui trent’anni. Anche nelle radio, storicamente guidate da uomini, le donne sono in aumento.
Valentina Mansone, under 30, nel 2003 è entrata a Telecity. Nella sua, come in tante altre redazioni, l’unico uomo è il direttore Ivano Patitucci. “Con la tv posso entrare nelle case delle persone e stare a contatto con loro. E poi con questo mestiere ho vinto la timidezza”.
Manuela Macario e Margherita Graglia formano con altri colleghi la redazione di Telecupole, in provincia di Cuneo, dove anche il caporedattore, Germana Balangero, è donna. Come nel caso di Telestudio, Quinta e Sesta Rete, a Torino, dove la responsabile di redazione è Clara Vercelli, colonna portante dell’informazione televisiva piemontese. Ha iniziato giovanissima. Oggi conduce un rotocalco di informazione e un programma sportivo in diretta. Cambio di provincia, altro pezzo di storia. Telebiella, che iniziò a trasmettere via cavo all’inizio degli anni ’70, da nove anni è diretta da Laura Martini: pratica il mestiere da 25 anni ed è ancora animata da quel sano «spirito critico» fondamentale per un giornalista. “Il nostro lavoro è di per sé impegnativo: diciamo che ricoprendo il ruolo di direttore hai delle responsabilità in più, ma la sostanza è più o meno la stessa”. Non è da meno Luisella Mellino, che dirige Radio Piemonte Sound, con sede in provincia di Cuneo: “Questo lavoro o ti piace davvero o sarebbe dura. Amare il proprio lavoro significa svegliarsi con una carica in più e trasmetterla agli altri”. La voce femminile dell’informazione di Radio Veronica One, di nuovo a Torino, è Daniela Macchi: dopo anni di tv è capitata la radio e l’ha colta al volo. Si occupa di tutto, dalla registrazione al montaggio. “Mi sono avvicinata a questo mestiere perché avrei voluto fare la giornalista sportiva specializzata in motori”. Un tipo frenetico.
Storie diverse, punti in comune. La professione può condizionare la vita privata, ma come in altri lavori. «Che dire dell’infermiera che fa i turni o di chi gestisce un locale notturno?» osserva Clara. Certo, avere al proprio fianco «una persona che capisce i tuoi orari può facilitare le cose», aggiunge Laura.
E il famigerato tallone d’Achille, la discriminazione? Esiste, ma anche qui non in modo diverso da altri settori, anche se la maggior parte delle intervistate non l’ha vissuta sulla propria pelle. “La donna, spesso, è sottovalutata, rischia di far la parte dell’oca magari perché ha i tacchi ed è vestita bene” spiegano Valentina e Manuela. Tra colleghi, sia in radio sia in tv c’è un forte spirito di collaborazione. Le difficoltà, semmai, possono emergere con i giornalisti della carta stampata.
Per quanto riguarda i giornali il numero di giornaliste donne è aumentato, ma non in ruoli di responsabilità. La loro presenza però dà un tocco di sensibilità in più a certi temi e alla relazione con la gente che non guasta.
L’ufficio stampa Maybe, di Antonella Beggiato e Francesca Mariotti, nasce a settembre 2006. Il nome, spiegano, “Sta ad indicare che tutto può essere (maybe) e che quel tutto è legato a noi due: “Ma” di Mariotti y “Be” di Beggiato”. Antonella svela di avere tre figli ma mostra la carica di una ragazzina.
“Forse la sensibilità femminile può essere premiante per lo stile relazionale – dice Donatella Cinzano, che lavora in pubblicità e si considera un’imprenditrice-mamma -. L’esperienza della maternità ti richiede un alto grado di mediazione tra lavoro e famiglia, ma la donna che può esprimersi al meglio porta anche a casa energie positive”.
Passando alla carta stampata, una “veterana” è senza dubbio Emmanuela Banfo, caposervizio all’agenzia Ansa di Torino, dove lavora da 17 anni. Ha quindi un quadro dell’evoluzione della presenza delle donne nel settore: “Oggi non si può più parlare di maggiori barriere all’ingresso per le donne, anzi: la professione, negli anni, si è sempre più femminilizzata, anche se arriviamo ancora poco ai ruoli di vertice”.
Eppure, con costanza e sudore, si può ottenere qualcosa. Come un posto da capo al sito web de La Stampa. Anna Masera lavora nel giornalismo on line da 12 anni. Lei fa il tifo per le donne che “sono organizzate meglio e potrebbero contribuire a ridurre i tempi di lavoro”. Anche se si tratta di un lavoro duro, e non poco donne con famiglia, tanto che alcune di loro si sono prese un periodo sabbatico per accudire i figli, ne vale la pena.
Certo, pochi orari, poche certezze, cambi all’ultimo minuto: ostacoli, ma anche scariche di adrenalina. Marina Salvetti lavora a Tuttosportdal 2000. Racconta la sua storia al termine del lavoro, intorno alle 0:30: la sua voce è attivissima, come se la sua giornata fosse appena cominciata. Alla domanda sul presunto maschilismo nel mondo del giornalismo sportivo risponde: “A volte c’è la sensazione che la stessa cosa detta da un collega maschio abbia più valore, devi mostrare di più la tua competenza per acquisire credibilità, ma poi ti viene riconosciuta”.
Forse c’è ancora diffidenza, forse la donna fa più fatica ad affermarsi, ma la collaborazione e la classica solidarietà femminile possono ancora essere valori forti. Lo dimostra un semplice e simpatico botta e risposta. “Se non aveste intrapreso questa strada?”. Francesca e Antonella si guardano per pochi secondi e poi, quasi all’unisono, rispondono sorridendo: “Avremmo fatto Batman e Robin”.
E il fatto che le donne possano davvero essere un valore aggiunto lo dimostra un collega uomo che ha così commentato queste storie: “Storie di sacrifici e lotte personali, di competenze spesso non riconosciute, di colleghi invidiosi, di ritmi impossibili, di acrobazie tra lavoro e famiglia. Ma la grinta non manca e la voglia di emergere è forte. Le giornaliste-donne sono davvero molto brave. Parola di giornalista-uomo”.
Gli studi su donne e media dell’Osservatorio di Pavia
Il rapporto “TV locale e rappresentazione di genere” dell’Osservatorio di Pavia, a cui ha contribuito anche il Comitato regionale per le Comunicazioni – Corecom del Piemonte
Un abstract della ricerca [PDF, 125 KB]