12 novembre 2010
Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse
una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza di loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.
Joumana Haddad, Sono una donna
Chi è Joumana Haddad ? Ha 40 anni, è responsabile delle pagine culturali del quotidiano libanese An Nahar. È l’amministratrice dell’IPAF, un premio letterario che ricompensa ogni anno un romanzo arabo, e da due anni dirige Jasad (http://jasadmag.com) una rivista in lingua araba specializzata nelle arti e nella letteratura del corpo.
Ha già pubblicato varie raccolte di poesia e racconti, tradotti e pubblicati in molti paesi del mondo.
Parla sette lingue e ha realizzato traduzioni in arabo, ma anche in francese e spagnolo, tra cui un’antologia della poesia libanese moderna, e un’antologia di 150 poeti che si sono suicidati nel ventesimo secolo.
Per il suo libro In compagnia dei ladri del fuoco ha intervistato un gran numero di scrittori, tra i quali gli italiani Roberto Saviano e Umberto Eco.
La rivista è distribuita in tutto il Libano, un successo editoriale di tutto rispetto se pensiamo che il magazine raggiunge soprattutto le zone del paese dei cedri più conservatrici. "Infatti", ha detto Joumana, "il picco di vendite in Libano è nei quartieri di Hezbollah; l'Arabia Saudita invece, è il paese con il più alto numeri di abbonati a cui Jasad arriva tramite corriere internazionale in busta che copre l'immagine di copertina".
Jomana è il prodotto di un paese arabo particolare per la compresenza di religioni e culture, un paese dove una donna in minigonna e una con il velo si rispettano e non tentano di influenzare i rispettivi stili di vita.
Anche in Libano però, la libertà è sempre in pericolo e certi temi sono per molti un tabù. Joumana è stata più volte minacciata di morte e di stupro e nella sua terra è osteggiata sia dalle autorità islamiche che dal clero maronita e cattolico. Nonostante questo, lei continua a vivere a Beirut, continua a pubblicare Jasad, continua a lottare perché l’indipendenza e la libertà di parola delle donne sia reale e non fittizia. “L’emancipazione della donna libanese è un’illusione pericolosa. Mette la minigonna e balla fino all’alba, ma è il marito a pagare per lei. E se divorzia perde ogni diritto”.
“L’unico modo per affrontare il tabù del sesso è smettere di parlare del corpo femminile come oggetto del desiderio” dice Joumana, ma per far questo bisogna parlarne, non nasconderlo. “Dire che il corpo non è carne ma presenza, comportamento, modo di stare in contatto con il mondo”.
“La lingua araba è stata castrata di una cosa importante, del suo vocabolario del corpo e dell'erotismo. Questo è un processo contemporaneo. La tradizione letteraria araba vanta molte opere che trattano questi argomenti. Per cui avevo voglia di vendetta, perché qualcuno ha maltrattato la mia lingua privandola di termini, di vocaboli e di temi che rientrano nella sfera della sessualità e in quella dell'erotismo. Il mio paese vive una schizofrenia sul corpo. La gente dice certe cose solo in privato…. E' ora di chiamare le cose con i loro nomi. Sono stanca delle metafore, della comunicazione non diretta".
Joumana crede nella forza della parola, che può smuovere le montagne e far vibrare i cuori. Crede che le donne, innanzitutto arabe ma anche occidentali, debbano ancora fare molto per ottenere la loro piena realizzazione e il riconoscimento dei loro diritti fondamentali. Joumana ha fatto la scelta di fuggire il pensiero unico di una cultura dominata dagli integralismi, anche se il prezzo che paga è la solitudine. Ha scelto di restare nel suo paese e di continuare a lottare perché si affermino anche nel mondo arabo i valori illuministi della libertà, laicità e tolleranza, che soli possono portare le donne ad emanciparsi veramente e la società ad essere migliore.
Una recensione da Il Sole 24 Ore
Un’intervista da IlMediterraneo.it