23 febbraio 2010
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Il Planetario di Torino Infini.To ha scelto lei – non Aristarco, o Tolomeo – come rappresentante dell’astronomia antica, che accoglie i visitatori e racconta loro la cosmologia delle sfere di cristallo in armoniosa rotazione intorno alla Terra immobile. Al suo nome è dedicato il Centro Internazionale Donne e Scienza , creato nel 2004 dall’UNESCO a Torino per sostenere lo studio, la ricerca e la formazione in particolare delle donne scienziate del Mediterraneo. In occasione dell’Anno internazionale dell’Astronomia, il centro ha proposto alle scuole per l’anno 2009-2010 un percorso didattico dal titolo Donne e astronomia, da Ipazia a oggi un progetto per valorizzare le eccellenze femminili e per orientare verso le materie scientifiche le scelte delle studentesse che spesso vengono respinte dal peso di stereotipi e dall’assenza di modelli di riferimento autorevoli e riconosciuti. Ma il nome di Ipazia è ancora sconosciuto al di fuori di ristretti ambiti accademici, e c’è un motivo, anzi più di uno.
Lo studio degli astri, forse la più antica delle scienze, anche se a lungo intrecciata con la magia e la religione, è stato quasi sempre appannaggio maschile. Per la verità, ci sono testimonianze di donne astronome in tempi remoti, come la sacerdotessa babilonese En-Edu-Anna e l'egiziana Aganike, figlia del faraone Sesostri, vissute duemila anni prima di Cristo, e in epoca storica Aglaonike, attiva in Grecia nel 200 a.C. al tempo della Scuola filosofica ionica: a lei è attribuita la spiegazione del meccanismo delle eclissi di Luna.
Ma la figura di Ipazia entra a pieno diritto nella storia della scienza e della cultura, oltre che delle vicende politiche e religiose in un'epoca di passaggio dall'antichità al Medio Evo e al trionfo della religione cristiana.
E’ ritratta da Raffaello nella celebre Scuola di Atene, in cui è addiritura l’unico personaggio che guardi verso il pubblico. Dunque, la prima scienziata della storia era ancora ben ricordata cinque secoli fa.
Ipazia visse ad Alessandria d’Egitto intorno al 400 d.C. e fu una brillante matematica, astronoma e filosofa, oltre che traduttrice e divulgatrice di molti classici greci. Si devono a Ipazia e a suo padre Teone le edizioni delle opere di Euclide, Archimede e Diofanto che presero la via dell’Oriente durante i secoli, e tornarono in Occidente in traduzione araba, dopo un millennio di oblio. Istruita dal padre nella matematica, ricorda lo storico Filostorgio, “ella divenne molto migliore del maestro, particolarmente nell’astronomia, e fu ella stessa maestra di molti nelle scienze matematiche”. Secondo il filosofo Damascio, “non si accontentò del sapere che viene dalle scienze matematiche alle quali lui l'aveva introdotta, ma con altezza d'animo si dedicò anche alle altre scienze filosofiche”.
Ipazia viene ricordata come inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio, strumento che serviva a misurare il diverso peso specifico dei liquidi. In filosofia, aderì alla scuola neoplatonica sia pure in modo originale ed eclettico, e non si convertì al cristianesimo. L’insegnamento e la diffusione delle conoscenze matematiche, astronomiche e filosofiche fu uno dei suoi principali impegni, all'interno del Museo di Alessandria che era la più importante istituzione culturale del tempo.
“Provenendo dalla scuola di Platone e di Plotino, lei spiegò i principi della filosofia ai suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue lezioni. Facendo conto sulla padronanza di sé e sulla facilità di modi che aveva acquisito in conseguenza dello sviluppo della sua mente, non raramente apparve in pubblico davanti ai magistrati. Né lei si sentì confusa nell'andare ad una riunione di uomini. Tutti gli uomini, tenendo conto della sua dignità straordinaria e della sua virtù, l'ammiravano di più”. (Socrate Scolastico, Historia ecclesiastica)
“Tale era Ipazia, così articolata ed eloquente nel parlare come prudente e civile nei suoi atti. La città intera l'amò e l'adorò in modo straordinario, ma i potenti della città l'invidiarono, cosa che spesso è accaduta anche ad Atene. Anche se la filosofia stessa è perita, il suo nome sembra ancora magnifico e venerabile agli uomini che esercitano il potere nello stato”. (Damascio, Vita di Isidoro)
Ipazia fu coinvolta nelle vicende politiche di una città al centro di un conflitto religioso e di potere, e ne fu vittima, trucidata da monaci integralisti per motivi che possiamo solo in parte ricostruire: perchè donna, pagana, troppo popolare e pericolosa, sostenitrice di teorie audaci, divulgatrice del suo sapere, o semplicemente avversaria politica della fazione cristiana ormai vincitrice? “Fu vittima della gelosia politica che a quel tempo prevaleva” commenta lo storico Socrate Scolastico.
L’uccisione di Ipazia fu, secondo alcune fonti, incredibilmente cruenta e selvaggia: “una massa enorme di uomini brutali, veramente malvagi [...] uccise la filosofa [...] e mentre ancora respirava appena, le cavarono gli occhi”.
Dopo l’anatema lanciato contro di lei dal vescovo Cirillo, probabile mandante dell'assassinio, sul quale indagò l'inviato imperiale archiviando il caso, tutte le opere di Ipazia sono andate perdute. Le uniche notizie su di lei ci vengono dalle lettere di Sinesio di Cirene, anche lui vescovo ma schierato contro il fanatismo e suo allievo prediletto.
A Ipazia è dedicato un romanzo uscito in libreria nel 2009, di Adriano Petta e Antonio Colavito: Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo(La Lepre Edizioni). La prefazione è di Margherita Hack, che scrive: “Questa storia romanzata ma vera di Ipazia ci insegna ancora oggi quale e quanto pervicace possa essere l’odio per la ragione, il disprezzo per la scienza. È una lezione da non dimenticare, è un libro che tutti dovrebbero leggere”.
“Quanto diverso sarebbe stato il nostro mondo se non fossero stati messi a tacere tanti spiriti liberi come Ipazia?” Per gli autori, Ipazia rappresenta l’icona di una donna libera e all’avanguardia, costretta a combattere contro un mondo fatto da uomini. “Con il libro abbiamo voluto colmare un occultamento della storia di questa grandissima donna, che se fosse stata un uomo non sarebbe stata trattata allo stesso modo” spiega Adriano Petta, che nella prima metà del libro racconta la biografia romanzata di Ipazia, mentre la seconda parte dà voce ai sogni, ai pensieri e alla sapienza di cui era depositaria.
Ipazia in biblioteca
Gemma Beretta, Ipazia d’Alessandria, 1993, Editori Riuniti
Silvia Ronchey, Ipazia l’intellettuale in A. Fraschetti (a cura di), Roma al femminile, 1994, Laterza
Caterina Contini, Ipazia e la notte, 1999, Longanesi
Gilles Ménages, Storia delle donne filosofe, Ombre Corte, 2005
P. Garavaso e N. Vassallo, Filosofia delle donne, 2007, Laterza
A. Petta e A. Colavito, Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo, La Lepre, 2009
Ipazia sul web
Fonti storiche sulla vita di Ipazia
Il film che l’Italia non vedrà, di Flavia Amabile da La Stampa
Scheda e trailer del film Agorà dal sito Gravitazero
Scheda e recensioni del romanzo
Ipazia, 16 secoli di bugie, di Luisa Muraro dal sito Giudiziouniversale