
Hanno contribuito in modo rilevante e originale al Risorgimento, come più tardi alla Resistenza. Ma non ci sono nei libri di storia. In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario, si può provare a smascherare la rappresentazione tutta maschile dell’unificazione nazionale?
Piccola Italia, non avevi corone turrite
né matronali gramaglie.
Eri una ragazza scalza,
coi capelli sul viso
e piangevi
e sparavi.
Elena Bono
La preparazione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia è ormai avviata, con una serie di eventi che percorreranno tutto l’anno 2011, culminando il 17 marzo, data della proclamazione ufficiale del nuovo Stato avvenuta a Torino. E proprio a Torino e in Piemonte, da marzo a novembre, si terrà il programma più nutrito di eventi, Esperienza Italia, con una serie di manifestazioni culturali, sportive e di intrattenimento dedicate all’Italia, alle sue eccellenze riconosciute e ai suoi valori inediti.
La ricorrenza potrebbe essere l’occasione per ripensare al ruolo e alla presenza delle donne nel percorso storico che ha portato all’unificazione, sia per porre rimedio a una gigantesca omissione, sia per favorire una riflessione di genere sul carattere della società di oggi.
Sono infatti molto poche le indagini che hanno tentato di individuare, all’interno di uno spazio come il Risorgimento, connotato fortemente dall’immaginario maschile, la presenza dell’altra soggettività, quella femminile, che pure ha contribuito ad indicare, sostenere e realizzare il progetto indipendentista e unitario italiano.
Uno di questi lavori è l’ipertesto Trame femminili nel processo di indipendenza italiano realizzato per il sito Donne e conoscenza storica da Donatella Massara e Paolo Ernano con gli allievi di una classe del Liceo Scientifico di Garbagnate Milanese nel 2001. In questa esperienza didattica sono state ricostruite e sintetizzate le biografie di una quindicina di donne protagoniste del Risorgimento e sono stati approfonditi alcuni temi centrali tratti da queste vite e dai loro rapporti personali e sociali: il ruolo delle donne nelle cospirazioni carbonare e nella congiura dei cosiddetti martiri di Belfiore, l’assistenza ai feriti, i salotti e il dibattito culturale e politico, le poche figure di eroina entrate nell’immaginario popolare.
“Energie femminili che agirono nel paese reale, mentre i codici si ostinavano a tenerle sottomesse e frustrate e che tessero anch’esse la faticosa tela del Risorgimento italiano”.
Il lavoro inizia con le parole di Rachele Farina e Maria Teresa Sillano tratto dal catalogo della mostra Esistere come donna, svoltasi a Milano nel 1983, che fornisce un inquadramento storico dei principali problemi che ostacolarono l’emergere del contributo femminile alla lotta di liberazione.
Il contesto della restaurazione post-napoleonica contribuì inizialmente a soffocare le istanze femminili che si erano sviluppate durante l’Illuminismo e la Rivoluzione francese, ristabilendo un’organizzazione familiare di stampo patriarcale e delegando l’educazione delle donne alle oblate, donne che dopo aver ceduto i loro beni ai monasteri, vestivano l’abito senza prendere i voti, e che inevitabilmente perpetuavano una morale conservatrice. Nella prima metà dell’800 quindi le donne vivevano in una situazione di inferiorità e i loro sforzi per la patria erano ripagati solo con la protezione della quale gli uomini credevano che queste avessero bisogno. Le uniche donne che potevano avere una certa importanza erano quelle appartenenti all’élite politica e culturale che si distingueva per gesta eroiche, nelle arti o nelle scienze, mentre le altre erano relegate all’ambito familiare con un’istruzione mirata solo alla loro formazione come mogli e madri.
Ciò non impedì a molte donne di impegnarsi da subito nella lotta contro il dominio straniero. Ma il senso comune dei patrioti e la storiografia ufficiale, impregnati di pregiudizi, ne hanno spesso oscurato o marginalizzato il contributo politico e intellettuale.
E così sono entrate nei libri di storia alcune di loro, come Anita Garibaldi, Teresa Casati Confalonieri, Giulia Beccaria, nel ruolo di madre o compagna di personaggi maschili, le cui virtù vengono esaltate in funzione di quelle dell’eroe, e idealizzate in una dimensione tragica, oppure se vivono di vita autonoma è nell’ambito di una sfera tipicamente femminile, quella dell’intrigo magari a sfondo erotico come la contessa Oldoini di Castiglione.
Invece, come scrive Donatella Massara, va sottolineata la straordinaria libertà con la quale si muovono queste signore. Appassionate interpreti del processo di indipendenza, pagarono in tutti i modi per l’idea di una Italia libera e unita. Persero i beni, la libertà, i figli, o la loro stessa vita; alcune furono ferite sul campo di guerra.
Usarono la parola e l’azione. Organizzarono ospedali e curarono i feriti. Crearono esperienze più libere e umane di carceri per le donne, il vastissimo numero di prostitute italiane che circolavano in quegli anni con la patente professionale. Si inventarono scuole di mutuo insegnamento e esperienze socialiste.
Oltre la militanza impegnata spesso si rivolsero alle donne con scritti e organizzazione di istituti protettivi e educativi.
Inoltre affermarono con decisione i desideri della loro vita intima. Abbandonarono mariti, in qualche caso anche la prole, peregrinarono con il loro uomo per l’Europa, nobildonne adattate a mestieri umili.
Il loro eroismo si consuma, scrive Elvira Landò in un articolo su Camicia Rossa il notiziario dell’Associazione Reduci Garibaldini, in chiave di assoluta e spoglia quotidianità.
Le donne sono dunque presenti, nel primo Ottocento, in una prodigiosa varietà di atteggiamenti, di scelte, alcune delle quali così coraggiose e innovatrici da segnare una decisa maturazione culturale e spirituale, che le consegna a un destino di dolore e attesta una partecipazione piena alla dimensione civile del vivere. Ad esse va riconosciuto un realismo non puramente pragmatico, ma disposto a cogliere il senso concreto e profondo delle situazioni. Appare loro chiara la necessità di interventi immediati intesi a sanare situazioni contingenti e insieme connessi in una visione che abbraccia eventi e istituzioni in una logica storica (…)
Sia che aprano i loro salotti al nuovo spirito libertario, come Nina Schiaffino Giustiniani, o Bianca De Simoni Rebizzo, o accolgano gli esuli nelle loro case, come Giuditta Sidoli, o svolgano nuovi ruoli, come prodigarsi come infermiere, fondare scuole e istituti professionali, asili per gli orfani, studiare problemi sociali e del lavoro, come Bianca Rebizzo, Cristina Trivulzio, Elena Casati Sacchi, Luisa Solera Mantegazza, sia che combattano cavalcando come a Milano Cristina Trivulzio, o sulle barricate, come a Novara Teresa Durazzo Doria o Anita Ribeiro Garibaldi a Roma oppure sostengano con la loro fede destini di esilio e di prigionia, esse consegnano alla storia e al futuro dell’Italia un patrimonio di valori morali e civili che accompagnerà il faticoso percorso dell’unità.
E tuttavia - continua Landò - il riconoscimento del loro valore si ridusse spesso ad una valorizzazione di elementi romanzeschi, mentre una certa supponenza maschile impedì anche a uomini di valore di comprendere l’intelligente e costruttivo apporto di idee di alcune straordinarie figure di donne.
Quanti sanno ad esempio che durante le Cinque Giornate di Milano, tra i patrioti giunti da tutta Italia per combattere gli Austriaci, c’era un contingente di duecento napoletani guidati da una donna, la già citata Cristina Trivulzio di Belgioioso?
Ricorda Massara, che l’idea che la donna del XIX secolo romanticamente languisse in case ammantate di velluti cremisi con uno scialletto sulle spalle e il libro di poesie che scivola fra le mani non è difficile a ritrovarsi: nella letteratura, nella poesia, nell’arte del Romanticismo.
Molto più complicato è fare venire a galla queste storie e chiedersi, poi, ma le altre, allora, chi erano? E che cosa è questa storia costruita esclusivamente sui documenti ufficiali, sulla diplomazia, sul versante maschile del potere?
Grazie al lavoro compiuto da un ristretto numero di studiose e studiosi, oggi possiamo tentare di far uscire dall’oblio qualche figura femminile che ha realmente contribuito al progresso della storia.
Con questo obiettivo, la Commissione Regionale Pari Opportunità del Piemonte premierà tra breve con borse di studio, finalizzate alla pubblicazione, tre tesi di laurea o di dottorato su temi di genere legati al processo storico dell’unificazione nazionale.
Anche il sito Kila, nel corso di quest’anno, darà spazio alla rievocazione di singole donne, di episodi con protagoniste femminili o di fenomeni che hanno caratterizzato l’unificazione riletti da un punto di vista di genere.
Chiunque voglia contribuire con suggerimenti, link o testi sarà benvenuta/o.
Approfondimenti
In biblioteca
Renata Pescanti Botti, Donne del Risorgimento italiano, Ceschina 1966: ricco di notizie e di figure ma un po’ datato ed enfatico, cerca comunque di riparare al torto della sottovalutazione femminile nella rappresentazione del Risorgimento
Antonio Spinosa, Italiane, il lato segreto del Risorgimento, Mondadori, 1994: ritratti un po’ romanzeschi anche se avvincenti, con uno sguardo esclusivamente maschile
Rachele Farina, Dizionario biografico delle donne lombarde, Baldini Castoldi Dalai, 1995: il testo metodologicamente più interessante e prezioso con l’ovvia limitazione dell’area geografica considerata
Tarquinio Maiorino, Giuseppe Marchetti Tricamo e Andrea Zagam, Viva l'Italia. Viva la Repubblica. Uomini, donne, luoghi dal sogno risorgimentale a oggi, Mondadori, 2004: i momenti cruciali della storia italiana moderna, con notizie e riflessioni sulla partecipazione delle donne
Storia d’Italia – Annali. Vol. 22: Il Risorgimento, Einaudi, 2007: curato da Paul Ginsborg e Alberto Mario Banti, si propone di scrivere una nuova storia del Risorgimento, con molti saggi ispirati a una lettura di genere della storia
Sul web