Approvata la legge di iniziativa popolare che istituisce le case protette per le donne vittime di violenza. Un nuovo servizio che completa il Piano regionale e il Fondo di solidarietà per la tutela legale. E’ un successo delle donne e delle associazioni piemontesi.
Almeno una casa rifugio per ogni provincia del Piemonte in cui saranno ospitate le donne vittime di violenza con i loro bambini. Con la legge approvata all’unanimità dal Consiglio regionale il 19 maggio, il Piemonte organizzerà una vasta e capillare rete di Centri in cui accogliere le donne che si trovano costrette a lasciare la propria casa per sottrarsi alle violenze.
Due aspetti rendono questa approvazione un fatto storico per la Regione: è la prima volta che una proposta di legge di iniziativa popolare è diventata legge, e ciò è avvenuto grazie alla mobilitazione delle donne e dell’associazionismo piemontese; soprattutto, questo provvedimento si inserisce in un continuum di azioni che fanno del Piemonte una Regione all'avanguardia nel contrasto alla violenza di genere. Per questo il momento dell’approvazione in aula è stato sottolineato dal lungo applauso della settantina di donne presenti tra il pubblico.Il testo della legge era stato presentato nell’agosto 2007 da Claudia Piola, Maria Gisaura e Loredana Baro del Comitato Firmaconnoi che riunisce 43 associazioni femminili, sindacali e del privato-sociale, sostenuto da oltre 12.000 firme raccolte in pochi mesi.La legge è composta da 13 articoli e prevede una spesa di 800 mila euro per il 2009, mentre per gli anni successivi la cifra verrà definita dalla Finanziaria. Entro la fine del prossimo mese di settembre la Giunta regionale dovrà preparare il regolamento d’attuazione.Le case rifugio saranno almeno una per provincia, gestite dagli enti locali in collaborazione con cooperative sociali e associazioni di donne. Dovranno garantire alle ospiti un'adeguata protezione e aiutarle sotto il profilo materiale, legale e psicologico. Obiettivo, portarle a riacquistare l'autostima e la forza necessarie per ridisegnarsi un progetto di vita libero dalla violenza.
“In Piemonte oggi esistono vari servizi di prima accoglienza per le donne maltrattate che però non bastano e non sono coordinati tra loro – hanno detto le presentatrici della legge – Con questa importante legge le istituzioni si fanno carico della realizzazione di una rete efficace di servizi che tutela e segue le donne anche dopo la violenza”.
Le ha fatto eco la consigliera regionale Mariacristina Spinosa, che insieme alle sei colleghe ha sostenuto fin dall’inizio l’iter della proposta, sollecitandone la rapida conclusione: “La nostra Regione dà l’ennesima, chiara ed inequivocabile risposta al contrasto della violenza contro le donne, assumendosi una responsabilità ben precisa: quella, cioè, di non lasciare che siano soltanto l’associazionismo ed il volontariato ad occuparsi della tutela delle donne violentate” Il provvedimento arricchisce le iniziative previste dal piano regionale contro la violenza sulle donne approvato un anno fa e coordinato dall'assessore alle Pari Opportunità Giuliana Manica, con il contributo trasversale di otto assessorati, che tutti insieme mettono a disposizione oltre sette milioni di euro per iniziative legate al tema della violenza sulle donne. Un esempio di questa trasversalità è l’impegno per un intervento urbanistico per rendere le città più sicure e la campagna di grande impatto emotivo lanciata in occasione dell’8 marzo dal titolo Voci nel silenzio. La violenza nega l’esistenza. (Il piano regionale comprende un intervento organico e integrato in materia, di durata triennale, e responsabilizza gli enti locali e l’associazionismo, dato che ogni Provincia ha dovuto poi presentare un proprio programma per accedere ai finanziamenti, con l’intento di non lasciare nessun territorio privo di un punto di riferimento specializzato.
Sono così stati attivati o potenziati centri di informazione e ascolto, come quelli inaugurati di recente ad Alessandria e Biella, e punti di accoglienza per le emergenze negli ospedali e poliambulatori: la formazione dapprima del personale ospedaliero, e successivamente degli operatori sociali e del volontariato, è stata la prima azione realizzata e ha coinvolto tutti i territori in un processo durato un anno e mezzo.
E a completare questo impegno, nel marzo 2009 è diventato operativo, in seguito all’approvazione del regolamento di attuazione , il Fondo di solidarietà da un milione di euro per fornire patrocinio legale alle donne vittime di maltrattamento e violenza, un provvedimento assunto dal Consiglio regionale nel marzo 2008, e che ha ispirato anche un articolo del recente decreto-legge sulla sicurezza che ha ampliato la concessione del gratuito patrocinio a questa tipologia di reati.
Il testo della legge di iniziativa popolare