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Un appello delle donne per la pace in Africa

21 dicembre 2008

La Marcia Mondiale delle Donne contro la povertà e la violenza e quattro gruppi di altrettanti paesi della regione africana ei Grandi Laghi chiedono un’azione della comunità internazionale per smilitarizzare un’area da anni teatro di feroci violenze, in particolare su donne e bambini. Image

Le donne del Rwanda, del Burundi, della Repubblica democratica del Congo e del Nord Kivu, insieme alla Marcia mondiale delle donne contro la povertà e la violenza, rete internazionale femminista di cui fanno parte oltre 6.000 associazioni di 150 Paesi, stanno diffondendo un appello per la pace in una delle zone più martoriate del mondo. Si tratta di donne appartenenti a quattro organizzazioni, Pro-femmes del Rwanda, Cafob del Burundi, Cafed del Nord Kivu e Cofas del Sud Kivu della Repubblica democratica del Congo, che hanno dato vita al Collettivo per la pace e la smilitarizzazione nella regione dei Grandi Laghi in Africa.

Nell'appello, le donne esprimono la propria preoccupazione per il ritorno delle guerre e dei conflitti armati nella loro regione, conflitti che spesso significano uccisioni, violenze sessuali, rapimenti, traffico sessuale, deportazioni della popolazione civile, aumento della povertà, propagarsi di malattie come l’AIDS: l’appello denuncia come queste piaghe colpiscono in modo particolare le donne e i bambini.
Il sistema internazionale di gestione dei conflitti,– si legge nell'appello – non è efficace e le potenze politiche ed economiche sostengono questa situazione per soddisfare i loro egoistici interessi economici”. La situazione è aggravata dal fatto che “la fabbricazione, la vendita e la circolazione incontrollata delle armi contribuiscono al persistere dell'insicurezza e alla destabilizzazione della sub-regione e nel mondo intero”.
L'appello denuncia la presenza nella zona di gruppi armati irregolari che oltre a causare instabilità, continuano a esercitare violenze su donne, uomini e bambini. “I media nazionali ed internazionali – prosegue la denuncia - attizzano i conflitti deformando la realtà”.

Nel testo si chiede alla comunità internazionale di fare pressione sui governi, firmatari degli accordi di pace, che non hanno rispettato gli impegni stabiliti. Alle Nazioni Unite è richiesto di adattare il mandato delle sue forze alla situazione dei Paesi dei Grandi Laghi, procedendo al disarmo immediato dei gruppi ribelli e sottoponendo a sanzioni i caschi blu che si rendono responsabili di atti di violenza sessuale nei confronti di donne e bambine.
Noi domandiamo al segretario generale dell'ONU di fare ogni sforzo per sollecitare gli Stati ad applicare la risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Noi domandiamo alla comunità internazionale di tenere testa insieme a noi alla violenza sessuale e di adottare delle misure per prevenire il perpetuarsi di questa violenza. Noi domandiamo ai Governi di rendere imputabili gli autori di violenze sessuali e di tradurli davanti alla giustizia. Consideriamo cruciale – conclude l'appello - la partecipazione delle donne alla lotta per creare una cultura di pace integrando in pieno la prospettiva di genere alla prevenzione dei conflitti, alla gestione delle crisi e al consolidamento della pace dopo i conflitti. Assicureremo alle donne un ruolo di primo piano nella costruzione della pace e garantiremo il rispetto dei loro diritti. Fino a quando tutte le donne non saranno libere, noi resteremo in marcia!”.

Il testo dell’appello, tradotto in italiano da Il Paese delle Donne

Il sito della Marcia Mondiale delle Donne (in inglese, francese e spagnolo)