108 casi nel 2007. Una ricerca sul femminicidio sulla stampa italiana nel 2007 mostra ancora una volta che l’uccisione di donne avviene soprattutto per mano di familiari e partner, per motivi arcaici o sessisti, e che i media amplificano o minimizzano i casi in base all’etnia e al sex appeal della vittima.
Andrea Dworkin, femminista americana, ha usato il termine gynocide per descrivere la violenza sistematica perpetrata, fino a provocarne la morte, dal genere maschile su quello femminile. Daniela Danna scrive che la rigida separazione tra i sessi con la prescrizione della subordinazione del sesso femminile a quello maschile è la radice della violenza che l’autrice chiama ginocida. Barbara Spinelli ed i Giuristi Democratici riportano gli esiti di una ricerca pubblicata da The Economist il 24/11/2007, in cui si parla di Olocausto ciclico, intendendo sottolineare come ogni quattro anni il numero di omicidi di donne per motivi di genere è equivalente a quello delle vittime dell’Olocausto.
Tali espressioni sembrano descrivere perfettamente ciò che il 2007, e purtroppo anche gli anni prima di questo, hanno significato per le donne italiane: una vera e propria mattanza. I numeri parlano da soli: 107 donne uccise nel 2007, 19 nel gennaio 2008 per un totale di 126 femminicidi commessi, di cui 6 duplici omicidi.
Tuttavia l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica su questi fatti è assai mutevole. I casi che fanno audience, eclatanti, capaci di catturare l’attenzione del pubblico, vengono riportati, trasmessi, analizzati da telegiornali e talk show fino alla nausea , diventando puri eventi mediatici. Come riporta S. J. Grana, i femminicidi sono ignorati o sensazionalizzati a seconda della razza, classe e capacità di attrarre della vittima.Il senso dell’omicidio, del fatto che una donna, una ragazza, sia stata uccisa perde di senso, valore e misura. E poi sono tanti, troppi i casi di omicidi di donne che passano inosservati, o quasi, perché extracomunitarie o prostitute. All’opposto, i casi di donne italiane uccise da un extracomunitario hanno ben maggiore evidenza. Così nel senso comune passa un messaggio inverso rispetto alla realtà: è infatti molto più frequente che un uomo italiano uccida una donna straniera che il caso opposto.
Proprio per ovviare alla mancanza o distorsione dei dati, la
Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna ha affidato a Sonia Giari uno studio sul femminicidio, basato sugli articoli pubblicati sulla stampa italiana nell’anno 2007, che è stato diffuso in questi giorni con il titolo significativo
La mattanza.
Lo studio elenca puntualmente tutti i casi di uccisione di donne dagli undici anni in su per motivi misogini o sessisti, quindi con esclusione dei delitti con movente mafioso o a scopo di rapina, includendo invece quelli commessi dai partner o dagli ex, da parenti, amici, conoscenti, vicini di casa, e quelli in cui l’omicida era un cliente, nel caso di prostitute, ma anche di attività commerciali in cui l’omicidio è scaturito a seguito di una lite.
L’analisi dei casi conferma quello che si conosce ma che i media spesso nascondono all’opinione pubblica. Il 35% degli assassini (o presunti tali, dato che si tratta di indagini o processi non ancora conclusi) è il legittimo consorte della donna uccisa, mentre nel 15% dei casi è un ex (marito o fidanzato). Complessivamente i tre quarti delle donne sono uccise da un familiare (comprendendo in questa categoria anche fidanzati o conviventi). Tutti uccidono per i motivi arcaici di sempre: il 25% in seguito a una lite, il 16% perché non accetta la separazione, l’8% per gelosia. Solo un femminicidio su otto in Italia, circa uno al mese, è commesso da sconosciuti.
Le vittime straniere sono il 28%, ma ben una donna uccisa su dieci è di nazionalità romena. Tra gli assassini, il 70% è italiano e il 16% è straniero (il restante 13% è sconosciuto).
Rispetto all’analoga ricerca condotta l’anno precedente da Cristina Karadole, oltre al leggero aumento dei casi (sette in più) che conferma la tendenza alla stabilità o addirittura alla crescita del fenomeno, si registra qualche variazione rispetto ai moventi: calano gli omicidi dovuti a separazioni ma aumentano quelli dovuti a conflittualità, con familiari o conoscenti, e quelli il cui movente è sconosciuto, che nella maggioranza sono avvenuti in famiglie in cui a detta di tutti non vi erano problemi. Inoltre nel 2007 vi è stato un significativo aumento degli omicidi di donne affette da malattia, nella maggioranza dei casi anziane allo stadio terminale di malattie come l’Alzheimer, quindi un tema di solitudine, fatica della cura e carenze dei servizi sociali. Non si rilevano mutamenti riguardo alla nazionalità, a riprova, commenta l’autrice, che “ogni richiamo allo “straniero che uccide le nostre donne” è puramente fallace, ed ha l’unico scopo di fomentare la massa verso un capro espiatorio rassicurante per la società in quanto non appartenente ad essa, al di fuori di essa”.
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