Commissione Regionale di Pari Opportunità

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L’impresa femminile tiene

29 ottobre 2008

5.000 nuove imprese in un anno, più di due terzi formate da immigrate. L’indagine semestrale di Unioncamere fotografa la crescita dell’iniziativa femminile, in un quadro di stagnazione generale. Mentre si attende il nuovo pacchetto di misure per la conciliazione, annunciato dal Ministero per le Pari Opportunità. Image

Le imprese femminili fanno segnare una crescita, seppur lieve, negli ultimi dodici mesi, mentre il tasso di crescita generale delle imprese segna esattamente lo zero. Con la nascita di 5.523 nuove imprese, a giugno 2008 sono 1.243.824 le imprese femminili attive, pari al 24% del totale. Per quanto ridotta (+0,45% l’aumento nell’arco dei dodici mesi considerati), la vivacità dell’universo imprenditoriale femminile spicca al confronto della sostanziale immobilità del panorama complessivo del tessuto imprenditoriale del paese.

Questi i dati più significativi che emergono dalla foto scattata dall’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile, l’indagine semestrale realizzata da Unioncamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio presso cui operano, sulla base di un Protocollo di intesa siglato nel 1999 tra Ministero dell’Industria e Unioncamere, i Comitati per l’imprenditoria femminile.

Le imprese in rosa aumentano nel segno della maturità imprenditoriale: le imprese individuali, che sono storicamente la grande maggioranza (quasi il 70%) calano anche quest’anno di circa 8.000 unità, mentre si sono rilevate quasi 12mila nuove società di capitali, mille società di persone e mille consorzi.
Il settore più dinamico alla base della crescita dell’imprenditoria femminile si conferma quello dei servizi alle imprese (6.132 unità in più) che include i servizi immobiliari, le attività professionali, l’informatica e la ricerca. Seguono il settore delle costruzioni (+2.851) e quello dei trasporti (+2.115), in cui sono incluse le agenzie di viaggio e i servizi di taxi; poi, il tradizionale settore della ricettività e ristorazione (+1.480 imprese) e quello altrettanto consueto dei servizi alla persona (+1.392). È in questo macro-aggregato, peraltro, che si registra il tasso di femminilizzazione più alto tra tutti i settori della nostra economia: il 49,2%, praticamente un’impresa ogni due. La presenza di imprese femminili è superiore al 40% anche nella sanità, mentre sopra il 30% si collocano gli alberghi e ristoranti e l’istruzione (32,6%).

Il contributo dell’immigrazione alla crescita dell’imprenditoria femminile appare sempre più significativo. Delle 5.523 imprese in più rilevate tra la fine di giugno 2007 e la fine di giugno 2008, infatti, ben il 71% (pari a 3.921 unità) è costituito da iniziative imprenditoriali di tipo individuale da parte di una donna di nazionalità extracomunitaria.
La fortissima vitalità imprenditoriale della popolazione femminile immigrata è anche testimoniata dal tasso di crescita fatto segnare nel periodo: +9,5%. Escludendo la svizzera, per evidenti legami di vicinanza con l’Italia, le nazionalità immigrate più rappresentate tra le donne titolari d’impresa sono quella cinese (12.152 attività), la marocchina (3.725) e la nigeriana (2.947). Tra le prime dieci comunità per numero di presenze, le più dinamiche, nei dodici mesi considerati, sono state le ucraine (cresciute del 26,8%) e le albanesi (+24%).

Rispetto al totale delle imprese attive, la variazione percentuale delle imprese femminili risulta migliore in tutte le regioni con le sole eccezioni di Molise, Valle d’Aosta e Basilicata. Il contributo principale al risultato positivo dei dodici mesi considerati è da attribuire al Centro Italia: 3.620 le imprese rosa in più, di cui 2.576 nel solo Lazio. Consistente anche il contributo del Nord-Ovest (2.217 unità in più), concentrato però in Piemonte e Lombardia.
Il Piemonte si colloca in linea con la media nazionale, avendo superato la soglia delle 100mila imprese femminili su un totale di 416mila (il 24%). Le 518 imprese in più registrate nel 2008 segnano un incremento dello 0,52%. Da notare anche qui l’apporto delle extracomunitarie, con una crescita di 300 imprese, quasi tutte individuali, che portano il totale a 3.360. Torino si conferma la quarta provincia italiana con oltre 48.000 imprese guidate da donne e un tasso di crescita annuo dell’1,4% (quasi il triplo della media nazionale).

Nel commentare con soddisfazione questi dati, il Capo Dipartimento delle Pari Opportunità, Isabella Rauti, ha ricordato che, insieme all’Unioncamere, il Dipartimento per le Pari Opportunità e il Ministero dello Sviluppo Economico stanno lavorando al Secondo Rapporto sull'Imprenditoria femminile che sarà pubblicato nei primi mesi del prossimo anno.
Favorire l'accesso delle donne all'imprenditoria è fondamentale per aumentare concretamente gli spazi delle pari opportunità e dare al Paese un contributo importante di creatività, capacità di sacrificio e competenze" ha osservato in una nota il presidente di Unioncamere, Andrea Mondello, per il quale "l'imprenditoria femminile richiede una presenza particolarmente attenta delle istituzioni, perchè il suo sviluppo possa trovare risorse e servizi adeguati. Il rapporto su cui stiamo lavorando vuole essere un contributo fattivo per individuare le tipologie e le modalità degli interventi di cui oggi c'è bisogno per sostenere quelle migliaia di donne che ogni anno scommettono sull'impresa per affermarsi".
Soddisfazione è stata espressa anche dal Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che ha definito i dati di Unioncamere “un ottimo punto di partenza, anche se molto resta ancora da fare”. Carfagna ha annunciato che sono allo studio del suo Ministero nuove soluzioni per favorire la conciliazione, che verranno presentate entro la fine dell’anno. Si tratta, come ha dichiarato in un’intervista radiofonica, di “una serie di norme, di concerto con il Ministero del Lavoro, il Sottosegretariato alla Famiglia e, naturalmente, coinvolgendo il Ministero dell’Economia, che possano favorire le donne che lavorano, non sempre in grado di sostenere la libera scelta di essere madri e lavoratrici al tempo stesso” e che dovrebbero riguardare, tra l’altro, asili-nido, baby-sitter a domicilio, potenziamento del part-time, un pacchetto di misure “che possano aiutare le donne a dire il cosiddetto doppio sì: sì alla maternità e sì al lavoro”.

 

Il comunicato di Unioncamere
Intervista a Mara Carfagna, dalla trasmissione di Radio3 Faccia a faccia (file audio)
Intervista a Isabella Rauti, da Italian Network-Pianeta Donna