
Il lavoro ecosostenibile è la frontiera della crescita economica di questo secolo. Opportunità e rischi di un appuntamento da non mancare, per lo sviluppo dell’Italia e per l’occupazione femminile.
“La tecnologia verde non come problematica di genere ma come strumento per valorizzare i talenti femminili e per dare una prospettiva di lavoro a quella fascia di giovani dai 16 ai 24 anni che non solo in Italia ma in Europa è a rischio di disoccupazione”. Così Alessandra Servidori, Consigliera Nazionale di Parità, ha aperto il 4 febbraio 2010 il convegno sul tema Green Jobs: nuove opportunità o nuovi rischi per l’occupazione femminile?
Che cos'è un green job? Si tratta di un mestiere che, in qualunque settore, contribuisce al miglioramento delle condizioni dell’ambiente o alla conservazione del patrimonio naturalistico. Un enorme bacino contenente figure a volte totalmente nuove, a volte solo arricchite di nuove competenze. Escludendo i profili specifici, quale può essere un installatore di pannelli fotovoltaici, spesso si assiste a una revisione del lavoro in chiave ecologica, per esempio un imprenditore agricolo che decide di produrre in modo biologico.
Nel 2009 l'Organizzazione Internazionale del Lavoro e le Nazioni Unite hanno predisposto il rapporto Green jobs: Towards decent work in a sustainable, low-carbon world realizzato da due autorevoli istituti di ricerca. La sintesi del rapporto è la forte spinta economica dell’ambiente: ad esempio, nel mondo, nel settore delle energie rinnovabili ci sono sono 2,3 milioni di occupati, tra energia eolica, solare fotovoltaico e termico, biocarburanti, a cui vanno aggiunti molti altri nei settori dell’edilizia sostenibile e dell’efficienza energetica. A livello globale, il mercato del lavoro verde è destinato a espandersi oltre il limite di 20 milioni di lavoratori entro il 2020.
In Italia, i dati a disposizione sono pochi. Si stima che i lavori verdi impieghino oggi tra gli 850 mila e i 950 mila italiani che nei prossimi dieci anni, se si saprà dare la spinta giusta a questo settore, potrebbero aumentare del 40-50%. Una stima di quanto lavoro le energie rinnovabili possano creare nel nostro Paese da qui al 2020 ha provato a fornirla Ises Italia associazione non profit che fa parte dell’International Solar Energy Society, basandosi sulle previsioni del governo circa la produzione di energia elettrica e sulle stime degli investimenti necessari per raggiungerli. Con un investimento di circa 80 milioni di euro al 2020 si riuscirebbero a creare 135mila nuovi posti di lavoro. Se si aggiungono le fonti rinnovabili non elettriche, i nuovi i posti di lavoro salirebbero ad almeno 200 mila. Le rilevazioni dell’APER-Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili in Italia, dimostrano che gli occupati nell’indotto verde sono oltre 50mila. Inoltre, l’edilizia sostenibile è un terreno di sperimentazione continua: sensori,dispositivi di illuminazione, reti wireless si diffondono tra le pareti domestiche e aumentano l’efficienza, con un impatto economico rilevante soprattutto per le piccole medie imprese.
Anche ISFOL, analizzando i dati sulle forze di lavoro rilevati mensilmente dall’Istat, registra nel settore un incremento di occupati pari al 41% negli anni tra il 1993 e il 2008, ed evidenzia un forte aumento della componente femminile che è quasi raddoppiata, passando dal 12,7% al 25,5%. Soprattutto negli anni 2004 - 2006 l’occupazione legata a professioni intellettuali e intermedie a carattere tecnico coinvolge il 62% delle donne contro il 32% degli uomini. Tale tendenza trova conferma nel fatto che più dell’86% delle donne impegnate in attività ambientali ha livelli di scolarità medio-alti, rispetto al 54% degli uomini. Quanto alla tipologia di rapporto di lavoro si osserva, tuttavia, un ribaltamento delle posizioni a favore degli uomini che, nel 77,6% dei casi hanno un’occupazione stabile, rispetto al 61,1% delle donne.
"Dai dati emersi - conclude l'ISFOL - è chiaro che sarà la green economy la nuova frontiera delle crescita economica del XXI secolo. L'Italia dovrà quindi continuare a lavorare nell'ottica e nel rispetto del Pacchetto clima-energia europeo che fissa al 2020 gli obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2, attraverso le energie rinnovabili, l'efficienza energetica e il risparmio dei consumi".
Nel corso del seminario quale è stato presentato il progetto WIRES, Women in Renewable Energy Sector, una ricerca promossa da Adapt, fondazione per gli studi nel campo del diritto del lavoro, grazie al co-finanziamento della Commissione europea. Lo studio punta a indagare le opportunità occupazionali per le donne offerte dallo sviluppo delle energie rinnovabili. "Questa ricerca - ha spiegato Michele Tiraboschi, giuslavorista e direttore del Centro studi internazionali e comparati Marco Biagi - punta ad analizzare se i lavori verdi rappresentano davvero una nuova opportunità per le donne, e non un rischio."
Certo, il quadro attuale dei green jobs al femminile presenta luci e ombre. "Per il momento le donne sono assenti dagli impianti di produzione, mentre nella logistica, nella finanza, nell'amministrazione rappresentano il 50% degli occupati” osserva Francesco Starace, presidente di Enel Green Power. Ma Paola Giannone, presidente della Commissione nazionale per le Pari opportunità di ENEL, ha ricordato “il ruolo delle donne non solo per un raggiungimento di pari opportunità, ma come elemento portante dello sviluppo aziendale".
Anche il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, ha spiegato che "lo sviluppo delle tecnologie verdi determina ragionevolmente nuove opportunità di lavoro e dobbiamo fare in modo che non siano solo maschili".
Il tema dei green jobs, presente da tempo nell’agenda dei Governi dei principali Paesi industrializzati, è di particolare attualità ed è stato recentemente rilanciato anche nel nostro Paese, nell’ambito di Italia 2020, programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, presentato il 1 dicembre 2009 dai ministri Carfagna e Sacconi.
"L’Italia deve sostenere lo sforzo di ricerca europea attraverso l’uso concertato dei fondi ed è questa la sfida che abbiamo colto con questa iniziativa” ha concluso la consigliera di Parità Servidori, che ha poi declinato gli mpegni del suo ufficio e della Rete Nazionale delle Consigliere di Parità: costruire, attraverso accordi di cooperazione strategica o di programma, le iniziative di informazione e azione concertata con le parti sociali da applicare anche sul territorio; creare una rete italiana per lo scambio di informazioni, progetti e iniziative su scala nazionale e internazionale; promuovere l’avvio di progetti pilota di mentoring per percorsi professionali in uscita dal sistema formativo; promuovere e organizzare la partecipazione delle ricercatrici italiane alle iniziative italiane e internazionali; promuovere studi, organizzare convegni, dibattiti e iniziative atte a approfondire e diffondere la conoscenza degli aspetti inerenti la soggettività e l'esperienza femminili nella pratica della ricerca.