Nove su dieci li conoscono e li ritengono efficaci come quelli di marca. La prima inversione di tendenza nel mercato farmaceutico, che può generare un risparmio di un miliardo di euro, è dovuta alle donne che sono le principali “addette alla salute” in famiglia.
Potrebbero ‘salvare’ il Sistema Sanitario Nazionale e portarlo progressivamente all’equilibrio grazie ad un costo medio inferiore tra il 20% ed il 40% e ad un risparmio potenziale annuale di oltre 1 miliardo di euro. I farmaci generico-equivalenti hanno lo stesso principio attivo dei loro cugini di marca, ma sono meno costosi perché le aziende produttrici non hanno dovuto sostenere i costi di sperimentazione dato che il brevetto è scaduto. Scegliere un generico porta a un risparmio sia per lo Stato che per i cittadini, a parità di efficacia delle cure.
Sono in commercio da una decina di anni, ma solo ora si nota la prima vera inversione di tendenza, ed è dovuta essenzialmente alle donne, principali responsabili nella scelta dei farmaci in famiglia.
E’ stato l’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna -O.N.Da a svolgere la prima indagine italiana su un target femminile, presentata nei giorni scorsi, con interviste a 725 donne italiane.
Ne risulta che il 91% delle donne conosce i farmaci equivalenti e il 50% sa che riportano sulla confezione il nome del principio attivo invece di quello commerciale e costano meno. Ma il dato importante è che la percentuale rimane alta anche quando si parla della loro efficacia: solo il 12,6% ritiene che costi meno perché meno efficace mentre la restante parte pensa (correttamente) che funzioni come quello di marca.
Ne hanno familiarità d’uso in particolare le donne tra i 45 e 54 anni, quindi nella maggior parte dei casi con famiglia, con una predominanza del centro e del nord-ovest. Meno propense al farmaco generico, invece, le più giovani e le donne del sud e delle isole. Nulle o quasi, invece, le differenze per ceto sociale o professione. La ricerca evidenzia, quindi, una importante controtendenza rispetto al passato in cui il farmaco generico-equivalente veniva percepito come medicinale di serie B e il mercato dei generici in Italia stentava a decollare. Il merito è dell’informazione diffusa soprattutto dal farmacista (propone il generico in 8 casi su 10) e del medico di famiglia (lo propone in 1 caso su 2).
“Le donne – spiega Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da – possono essere considerate rappresentative dell’intera popolazione italiana su questo tema perché si occupano attivamente della salute della loro famiglia, dalla prenotazione di esami e visite specialistiche fino alla scelta dei medicinali per la cura. Inoltre, svolgono un ruolo determinante nella richiesta di informazioni al medico o al farmacista per scegliere il trattamento migliore per parenti e famigliari”.
“L’inversione di tendenza dimostrata dalle donne – afferma Giorgio Foresti, Presidente Assogenerici – rappresenta un buon risultato, ma siamo solo all’inizio. Il farmaco generico ha, oggi nel nostro Paese, ancora un’incidenza limitata nel mercato farmaceutico, lontana da quella detenuta negli altri principali Paesi europei e nel mercato americano”. Nei più grandi paesi europei, i farmaci senza brevetto coprono in media il 60% del mercato mentre in Italia siamo attorno al 42%: c’è dunque una potenzialità di crescita. Determinante è il ruolo del medico che, insieme al farmacista, deve essere sempre più coinvolto su questo problema. E occorrono naturalmente informaizone e promozione verso i cittadini. Invece, dopo la campagna realizzata nel 2007 dall’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, in collaborazione con le associazioni di consumatori, attraverso opuscoli, manifesti, spot e camper itineranti, questo tema non è stato più rilanciato con sufficiente convinzione, o meglio è stato lasciato all’iniziativa privata delle aziende produttrici e della grande distribuzione. Ora è il momento di un piano organico da parte delle istituzioni.