
Le differenze di genere nella diffusione e nella cura dell'infezione da HIV. Nella giornata mondiale contro l’AIDS, la parola d’ordine è non abbassare la guardia: informazione e prevenzione dei comportamenti a rischio, diffusione dei test, cura delle mamme anche per salvare i bambini, lotta ai pregiudizi.
Dei 33 milioni di individui colpiti dal virus HIV nel mondo, 17 milioni sono donne tra i 15 e i 49 anni. Le ragazze in particolare rappresentano ormai oltre il 60% delle persone di età compresa tra i 15 e 24 anni.
Non è un caso. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne sono “naturalmente” più vulnerabili: la trasmissione del virus da lui a lei nel corso di un rapporto sessuale non protetto è due volte più probabile rispetto a quella in senso inverso. Il rischio è ancora maggiore per le giovani. E uno dei fattori di contagio per molte donne che sviluppano l'HIV è costituito dai comportamenti a rischio praticati dai partner, di solito a loro insaputa.
"L'epidemia di Aids ha avuto un impatto molto forte sulle donne - sottolinea Antonella D'Arminio Monforte, direttore del Dipartimento malattie infettive all'ospedale San Paolo di Milano - è doveroso da parte della comunità medica approfondire l'universo femminile come popolazione specifica di pazienti affetti da HIV".
La differenza di genere è evidente anche nella risposta alla malattia: le donne hanno mostrato differenze nella carica virale, nella farmacocinetica dei medicinali e negli effetti collaterali dei farmaci. "Se la risposta delle donne al trattamento è paragonabile a quella degli uomini - precisa D'Arminio Monforte - non si può dire altrettanto per gli effetti collaterali, molto più pesanti. C'è ancora molto da fare per trovare il trattamento più adeguato per le donne”.
In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, il 1° dicembre, sono stati diffusi molti dati, alcuni positivi, altri preoccupanti, e questi ultimi riguardano soprattutto donne e bambini.
Nel mondo circa il 45% delle donne in gravidanza sieropositive riceve i farmaci antiretrovirali, quasi il doppio del 2006, e il numero dei bambini sotto i 15 anni che vengono curati è aumentato da 75.000 nel 2005 agli attuali 275.700. Ma ancora, evidentemente, non basta: oltre il 60% dei bimbi sieropositivi sono senza terapia. Lo rivela il documento Bambini e Aids: Quarto rapporto di aggiornamento 2009 realizzato congiuntamente da Unicef, Unaids, Unfpa e Oms, che fornisce una serie di indicazioni per migliorare le azioni-guida e le politiche di lotta alla malattia.
Ricorda Margaret Chan, direttora generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: “L'OMS ha formulato nuove raccomandazioni in materia di prevenzione della trasmissione da madre a figlio, che offrono un'importante opportunità per migliorare notevolmente la salute delle madri e dei bambini nei Paesi a basso reddito. Ma il mancato accesso all'educazione, l'assenza di potere di decisione e la debolezza dei loro redditi possono limitare la capacità delle donne a proteggere la loro salute e quella delle loro famiglie.”
“Per aumentare i test per mamme e bambini abbiamo bisogno di affrontare ostacoli sociali come la violenza, la stigmatizzazione e la discriminazione, e di rafforzare i sistemi sanitari” afferma Thoraya Ahmed Obaid, direttora generale dell'Unfpa. "Attraverso i servizi integrati per l'assistenza sanitaria materna e neonatale, la pianificazione familiare, i test per l'Hiv, la consulenza e il trattamento, siamo in grado di migliorare e salvare la vita di milioni di donne e bambini”.
E il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha rinnovato l'impegno per la lotta all'Aids firmando il 30 ottobre scorso il Ryan White HIV/AIDS Treatment Extension Act, una misura che finanzia il più significativo programma federale americano di assistenza ai malati. Nello stesso tempo Obama ha posto fine al ventennale divieto d'ingresso negli Stati Uniti per le persone malate o sieropositive.
Anche la Commissione europea ha presentato in ottobre una nuova comunicazione relativa a Lotta all'Hiv/Aids nell'Unione Europea e nei Paesi confinanti 2009-2013 che aggiorna il precedente documento del 2004 ala luce dei nuovi dati epidemiologici del 2007: 50.000 nuovi casi e circa due milioni di sieropositivi nell’area europea. Obiettivi: ridurre i casi di infezione, migliorare la qualità della vita, accrescere la consapevolezza e l'accesso universale a prevenzione, trattamento, cura e sostegno, attraverso una collaborazione internazionale mirata ai gruppi e ai paesi che risultano maggiormente a rischio di epidemia.
I dati sull'Italia diffusi dal Ministero della Salute mostrano la persistenza della malattia e il cambiamento nel profilo dei gruppi maggiormente colpiti. 4.000 nuove infezioni nel 2008, pari a circa 7 nuovi casi di HIV ogni 100 mila persone. Il 60% dei "nuovi" malati lo ha scoperto troppo tardi per essere validamente curato, e si stima che un sieropositivo su quattro non sa di essere infetto. La tipologia dei malati è mutata: sono diminuiti di quasi nove volte i contagiati a causa del passaggio di siringhe (dal 69% del 1985 all’8% del 2008), mentre sono aumentati di sei volte (dal 13,3% del 1998 al 73,7% del 2007) i casi attribuibili a contatti sessuali non protetti. In tutto, sono 180mila le persone positive al virus, di cui 22 mila con Aids conclamato.
Prevenzione e diagnosi precoce: è la strada che nel mondo comincia a dare risultati. Per questo il Ministero ha avviato proprio il 1° dicembre la nuova campagna di informazione: Aids: la sua forza finisce dove comincia la tua. Fai il test!. Target dell'iniziativa , la popolazione inconsapevole cioè coloro che non essendosi sottoposti al test ignorano la propria sieropositività, infettano gli altri attraverso i rapporti sessuali e ricevono una diagnosi tardiva della malattia. La campagna si propone di contrastare l'abbassamento dell'attenzione della popolazione italiana nei confronti del problema AIDS ed in particolare di incentivare i giovani adulti (30-40 enni), di qualunque orientamento sessuale, italiani e stranieri, ad effettuare il test. Comprende uno spot televisivo interpretato da Valerio Mastrandrea e diretto da Ferzan Ozpetek.
Ma il Rapporto Euro Hiv Index 2009 assegna all'Italia il ventisettesimo posto, su 29 Paesi, in materia di prevenzione. E il ritardo del nostro paese è confermato dai casi raccolti nelle help line telefoniche della LILA, Lega Italiana per la Lotta all’AIDS, presenti su tutto il territorio nazionale. Si registra infatti una stragrande maggioranza di telefonate fatte sull'onda di timori immotivati, che derivano da una scarsa o errata conoscenza e percezione dei rischi. Significa da un lato percepire come rischioso un comportamento che non lo è, ma anche che un pericolo reale può non essere percepito come tale. Ad esempio il 10% delle donne che si sono rivolte all'help line nel 2008, lo hanno fatto perché non convinte che il profilattico fosse sufficiente a proteggerle dai rischi, e sono il doppio dell’anno precedente. Tra le donne contagiate per via sessuale, ben il 20% era consapevole che il partner era infetto.
"Sono dati da tenere in forte considerazione - ha dichiarato la presidente della LILA Alessandra Cerioli - perché mostrano la scarsa consapevolezza delle persone in materia di sesso protetto, che deriva anche dalle carenze della comunicazione istituzionale".
La LILA lancia due messaggi forti e chiari di prevenzione: un opuscolo informativo rivolto ai ragazzi, Hiv/aids: + risposte - dubbi e una campagna dal titolo significativo: Yes we condom, che comprende Scatto anch'io! una fase interattiva che invita a mettersi in gioco in prima persona, a diventare testimonial e inviare una fotografia per formare una galleria, già affollata, sul sito internet dell’associazione.
In questa campagna rientra anche il video dal titolo Un gesto d’amore realizzato dalla LILA del Piemonte insieme a Idea Solidale CesVOL per raccontare in chiave semplice ed esplicita l’uso del preservativo.
E per la prima volta in Italia, da quando fu istituita nel 1987 per iniziativa delle Nazioni Unite, la giornata mondiale si è celebrata in una sede parlamentare, grazie all’iniziativa del Network Persone Sieropositive. “Ritrovarci alla Camera, accanto ai deputati e ai senatori qui presenti, è un forte segnale che esprime la volontà di unire le sinergie per fermare il contagio e aiutare, al contempo, le 150 mila persone che oggi, nel nostro Paese, convivono con l’Hiv/Aids”. Così Rosaria Iardino, presidente di NPS, che ha sottolineato come sia importante “non solo offrire loro le terapie in grado di contrastare l’evoluzione del virus, ma anche combattere tutti i pregiudizi con cui ancora oggi devono scontrarsi anche in quelle che dovrebbero essere i basilari diritti della vita di ogni persona, a partire dai luoghi di lavoro”.
Rispondendo all’appello, deputati e senatori di maggioranza e opposizione hanno firmato un documento con cinque obiettivi per il futuro: assicurare i finanziamenti necessari per la ricerca; contrastare il fenomeno della sieropositività inconsapevole, mediante interventi mirati per l’accesso al test; ricominciare ad investire in prevenzione, attraverso campagne informative e di formazione rivolte ai giovani; riaffermare il diritto alla cura rimuovendo gli ostacoli che oggi ne impediscono il pieno esercizio in tutte le regioni; un impegno forte e costante perché lo stigma che ancora circonda le persone sieropositive sia finalmente spazzato via.
Anche in Piemonte la giornata è occasione per fare il punto su un impegno già consolidato che deve continuare. Negli ultimi dieci anni più di 3000 persone che vivono in Piemonte hanno scoperto di aver contratto l’infezione, circa 300 all’anno. Nel 2008 le diagnosi tardive hanno toccato il valore più basso degli ultimi dieci anni, pari al 32%: comunque troppo. Le nuove diagnosi sono state in totale 322, il 75% delle quali ha riguardato gli uomini. Maggiore la presenza delle donne nelle classi di età giovani-adulte (19-34 anni), mentre i maschi risultano più numerosi dai 35 anni in avanti. I rapporti sessuali non protetti sono la causa di infezione in due terzi dei nuovi casi.
“I dati a disposizione - afferma Eleonora Artesio, assessore regionale alla Salute - dimostrano che l’Hiv/Aids è un problema reale e attuale, di fronte al quale non bisogna abbassare la guardia”.
Ad oggi sono attivi nove Centri MST (Malattie Sessualmente Trasmissibili): tre a Torino, uno a Novara, Biella, Vercelli, Asti, Cuneo, Verbania e Vercelli, che lo scorso anno hanno effettuato 4500 visite. Presso l’ASO OIRM-S.Anna di Torino è attivo un progetto di assistenza integrata a madri sieropositive e bambini nel primo anno di vita. A luglio 2009 è stata nominata la Consulta regionale HIV/AIDS cui partecipano 13 associazioni attive in Piemonte e12 operatori sanitari a vario titolo coinvolti nella prevenzione, diagnosi e trattamento dell’Infezione da HIV e AIDS. E proprio alla prevenzione si rivolge l’iniziativa regionale.
“Nel primo trimestre del 2010 - anticipa Artesio - pianificheremo una campagna di comunicazione rivolta prevalentemente ai giovani e agli adulti tra i 15 e i 45 anni. La finalità sarà promuovere il test dell’Hiv e sensibilizzare la popolazione sull'importanza della prevenzione in tema di Aids e sulla consapevolezza della necessità di evitare comportamenti a rischio”. La campagna vedrà la partecipazione di 25 società specializzate che presenteranno un progetto di comunicazione comprendente strumenti di contatto tradizionali e proposte interattive. Tra questi sarà selezionato il progetto ritenuto migliore sia dal punto di vista dei contenuti, sia da quello dell’impatto comunicativo.
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