26 novembre 2009

I numeri del piano regionale avviato nel 2008. Otto milioni di euro investiti, 31 sportelli di ascolto, un referente in ogni pronto soccorso, patrocinio gratuito alle vittime, presto le case rifugio. E la campagna Voci nel silenzio ha fatto sapere a tante donne che non sono sole.
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Regione Piemonte ha fatto il punto sulle numerose azioni intraprese per contrastare il fenomeno. Un impegno notevole che pone il Piemonte all’avanguardia nel paese, per il volume degli investimenti come per la completezza e l’integrazione di diversi settori e tipologie.
Il piano regionale, approvato dalla Giunta nel luglio 2008 ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati per l’anno in corso, con un investimento totale di oltre 8 milioni di euro, di cui 3 stanziati dall’assessorato alle Pari opportunità.
I capisaldi del piano sono stati in questa fase gli sportelli di ascolto e sostegno alle vittime e la rete sanitaria, cioè la diffusione capillare dei presidi essenziali per rispondere ai casi di emergenza, mentre alle finalità di prevenzione è stata dedicata soprattutto una campagna di sensibilizzazione di forte impatto, ma anche un originale approccio alla sicurezza che guarda al futuro, cioè alla progettazione delle città, e nel contempo si sono poste le basi di un sostegno duraturo alle vittime con formazione degli operatori e riorganizzazione dei consultori, azioni come la difesa legale gratuita, il sostegno alle “case rifugio”, l’uso del patrimonio edilizio pubblico. Un Centro di coordinamento regionale è stato costituito presso l'IRES Piemonte, con lo scopo di connettere e facilitare le azioni sul territorio, creare un rete effettiva tra i soggetti impegnati su questo fronte e monitorare un fenomeno ancora in gran parte sommerso.
Circa metà del budget per le azioni dirette è stato affidato alle Province, sulla base di piani di azione locale, centrati sugli sportelli di ascolto e di sostegno, programmati dagli enti pubblici e realizzati soprattutto per il tramite delle cooperative sociali e delle associazioni volontarie di donne.
Sono stati individuati 31 servizi sul territorio di cui 12 a Torino, 5 a Cuneo, Novara e nel Verbano, 4 ad Asti, 1 a Vercelli, che sono stati tutti potenziati o specializzati, mentre ad Alessandria e a Biella, dove non esistevano servizi dedicati, sono stati aperti ex novo nel 2009.
Attraverso la formazione di 950 operatori sanitari e socio-sanitari, è stata costituita la rete, si è attivato un referente specializzato in ogni pronto soccorso e ASL e si è potenziato il Centro Soccorso Violenza Sessuale dell’ASO OIRM-Sant’Anna mirato all’accoglienza in emergenza delle vittime 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno e dotato di un ambulatorio pediatrico specialistico per visite sui minori in caso di sospetto abuso e maltrattamento. Un investimento di oltre tre milioni e mezzo è destinato a riorganizzare i consultori familiari, con priorità al contrasto della violenza intrafamiliare su donne e minori. Nel contempo, si è iniziato a diffondere nei servizi e centri di aggregazione materiale informativo in più lingue, non solo sulla violenza ma anche sulle mutilazioni genitali.
Il patrocinio legale gratuito alle vittime è finalmente realtà, con un elenco di oltre 160 avvocati disponibili, convenzioni attive con gli Ordini, corsi di formazione che stanno partendo per aggiornare i legali, e uno stanziamento di un milione di euro a copertura dell’attività.
Un importo analogo è stato destinato alle case rifugio, istituite grazie alla legge di iniziativa popolare, che dal novembre 2009 è dotata del regolamento attuativo, mentre per il “dopo” si è deliberato l’inserimento delle donne vittime di violenza tra i destinatari del primo bando sperimentale di “social housing”.
Con la pubblicazione del manuale La Città Si*Cura si è avviato un processo che vuole indirizzare amministratori l e progettisti verso interventi urbani attenti alle condizioni base della sicurezza per le fasce più deboli, come donne, anziani e bambini.
Voci nel silenzio. La violenza nega l’esistenza, la grande campagna di informazione e sensibilizzazione iniziata l’8 marzo da Torino e che trova la sua naturale conclusione questa settimana nella Reggia di Venaria dopo aver fatto tappa in tutte le province, ha raccolto oltre 70 richieste d’aiuto, prese in carico dai servizi, animato laboratori didattici con più di 1.600 studenti e 60 ore di maratona di letture con la voce di 500 volontari.
“Aiutare le vittime a uscire dal silenzio e proteggerle, permettendo loro di ricostruirsi una vita, è l’obiettivo di tutto quello che abbiamo fatto e stiamo facendo con il piano regionale – ha dichiarato Mercedes Bresso, presidente della Regione - Un impegno professionale e umano profondo per cui dobbiamo ringraziare la collaborazione di tutto il territorio, ma anche un investimento economico importante e trasversale a tutti gli assessorati”.
“Molte donne non sanno che esiste una rete pronta ad aiutarle e sostenerle – ha aggiunto l’assessora alle Pari opportunità, Giuliana Manica - Per questo se da una parte è importante lavorare sui servizi e sui progetti, dall’altra è fondamentale far capire alle vittime come chiedere aiuto e a chi. Da oggi diffonderemo i nuovi opuscoli informativi sugli sportelli dedicati esistenti sul nostro territorio. Le 70 richieste di aiuto raccolte durante la campagna ci incoraggiano nel continuare la lotta per stanare tutto il sommerso che avvolge questo terribile fenomeno”.
Il comunicato stampa della Regione (PDF, 34 KB)
Le azioni della Regione Piemonte contro la violenza, da Melting Lab
Le iniziative in Piemonte per il 25 novembre