06 marzo 2008
Le donne piemontesi ottengono, rispetto al resto dell'Italia, migliori risultati e hanno prospettive migliori nel campo dell'istruzione, del lavoro e dell'indipendenza dalla famiglia di origine, ma pagano questa autonomia con una rinuncia o posticipo della scelta procreativa.
E’ questa in estrema sintesi la conclusione del primo Rapporto sulla condizione femminile in Piemonte, realizzato dall'Ires-Istituto Ricerche Economico-Sociali e presentato il 5 marzo alla presenza della presidente della Giunta Mercedes Bresso e dell'assessora regionale alle Pari opportunità Giuliana Manica.
La ricerca - che vuole essere uno degli strumenti di analisi di cui la Regione ha deciso di dotarsi per orientare le proprie politiche verso i reali bisogni che le donne esprimono - sostiene che con un rendimento scolastico e universitario più alto rispetto alla media italiana, le piemontesi sembrano essere in grado di raggiungere prima l’autonomia: hanno spesso già un lavoro al momento della laurea, non aspettano di avere un posto "per la vita" per iniziare a lavorare e non attendono il matrimonio per incominciare a vivere in modo indipendente.
Il tasso di occupazione femminile, attorno al 56% è di circa dieci punti più alto della media italiana e distante solo quattro punti dall'obiettivo di Lisbona (60% per il 2010).
Nel contempo il tasso di fertilità è al di sotto della media italiana (1,27 contro 1,33) per scelte legate alla precarietà del lavoro e alle aspettative di un ruolo corrispondente ai livelli formativi alti e per un meccanismo di slittamento in avanti nel tempo delle scelte fondamentali per la costruzione della vita adulta, fino ad una tardiva procreazione, spesso con un numero di figli inferiore a quello desiderato. Le più giovani, negli ultimi anni, hanno investito nell'istruzione in percentuale superiore agli uomini, registrando tassi di regolarità negli studi e rese più elevate. Nonostante ciò, anche per scelte ancora troppo sbilanciate sulle materie umanistiche rispetto a quelle scientifiche o tecniche, permane un forte differenziale di genere nelle possibilità occupazionali: le donne laureate trovano meno lavoro degli uomini laureati, ci mettono più tempo e ottengono impieghi più precari, meno aderenti al percorso di studi e con posizioni professionali più basse.
La presenza femminile è molto importante nella Pubblica amministrazione (61%), a dimostrazione di una migliore formazione, ma anche di una maggiore propensione ad accedere a posti di lavoro dipendenti, stabili e tali da garantire forme di tutela e di conciliazione. Come nel resto d'Italia, poco più di un quarto delle posizioni dirigenziali è affidata alle donne e, comunque, in formule contrattuali soprattutto di tipo dipendente e nell'ambito dei servizi, con buone percentuali solo nel settore pubblico.
Il Rapporto conclude sostenendo che, nonostante un buon sistema di welfare locale - il Piemonte è la quarta Regione per disponibilità di posti negli asili nido, con un indicatore rilevato al 2005 del 13,1% - si evidenzia l'esigenza di un maggiore intervento pubblico nelle politiche sociali e di conciliazione. Infatti il peso del lavoro di cura grava ancora in gran parte sulle donne che dedicano al lavoro familiare il 20% della loro giornata mentre gli uomini circa l’8%.
É dunque evidente una crisi degli strumenti finora utilizzati, riassunti nella formula: dove ci sono i nonni, le donne hanno più probabilità di lavorare. Di fronte al crollo delle reti familiari allargate, alle minori possibilità di ricorrere al part-time, a strumenti a tutela per la maternità ancora prevalentemente riservati al lavoro dipendente, mentre il costo del lavoro domestico privato rimane appannaggio delle famiglie più abbienti, si può affermare che il Piemonte vive un problema comune al resto d’Italia: un bisogno di strumenti di diversa natura, legislativi, fiscali e servizi per conciliare famiglia e lavoro.
Mentre in Italia le donne si trovano a dover scegliere tra il lavoro e avere figli spesso limitando il numero di figli ad uno solo, nei paesi Nord Europei e in Francia, gli interventi a favore delle famiglie hanno messo le donne in condizione di mantenere un rapporto continuativo con il mercato del lavoro e contemporaneamente dedicarsi alla cura dei figli.
Il testo del Rapporto [PDF, 1088 KB]