Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Consigliera di Paritā Regionale

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Fondi Strutturali Europei 2007-2013

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I Fondi Strutturali sono lo strumento finanziario che l'Unione Europea ha attivato con l'obiettivo generale della coesione economica e sociale. In pratica sono risorse impiegate per ridurre il divario tra le regioni e le categorie sociali dell'Unione, riequilibrando le disparità esistenti a livello di sviluppo economico e di tenore di vita.
L'efficacia di questi interventi viene monitorata dalla Commissione Europea (UE) attraverso periodici Rapporti sulla coesione economica e sociale: in particolare il Terzo Rapporto pubblicato nel 2004 e il successivo Quarto Rapporto del giugno 2006 [PDF, 184KB] hanno fornito gli elementi di valutazione del ciclo di programmazione iniziato nel 2000 e concluso nel 2006.

Sulla base di queste valutazioni la Commissione Europea ha deciso un processo di riforma della politica di coesione comunitaria per il periodo 2007-2013.
La riforma è tesa a favorire interventi strutturali più mirati sugli orientamenti strategici dell'Unione, a focalizzare maggiormente l'azione sulle regioni più svantaggiate e a garantire un maggior decentramento e un'attuazione più snella, trasparente ed efficace degli interventi.
Il percorso di ridefinizione, che ha coinvolto alcuni settori chiave della vita comunitaria, quali l'innovazione e l'economia della conoscenza, l'ambiente e la prevenzione dei rischi, i servizi per il sostegno dell'occupazione e dell'inclusione sociale, è giunto al termine nel luglio 2006 con l'adozione da parte del Parlamento e del Consiglio UE dei Regolamenti relativi ai Fondi Strutturali.

I principali strumenti di finanziamento previsti sono tre:

  • FESR-Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, che sostiene il cambiamento economico, il potenziamento della competitività e la cooperazione territoriale in tutta l'Unione, e ha come priorità la ricerca, l'innovazione, la protezione dell'ambiente e la prevenzione dei rischi, oltre a sostenere gli investimenti infrastrutturali soprattutto nelle regioni in ritardo di sviluppo;
  • FSE-Fondo Sociale Europeo, destinato allo sviluppo delle risorse umane in coerenza con la strategia europea per l'occupazione, e concentrato su quattro ambiti chiave: accrescere l'adattabilità dei lavoratori e delle imprese, migliorare l'accesso all'occupazione e alla partecipazione al mercato del lavoro, rafforzare l'inclusione sociale combattendo la discriminazione e agevolando l'accesso delle fasce deboli al mercato del lavoro, promuovere partenariati per la riforma nel campo dell'occupazione e dell'inclusione;
  • Fondo di Coesione, che prevede interventi nei settori dell'ambiente e delle reti di trasporti transeuropee ed è rivolto agli Stati membri aventi un reddito nazionale lordo inferiore al 90% della media comunitaria (pertanto interessa i nuovi Stati membri, la Grecia, il Portogallo e in fase transitoria la Spagna; non riguarda l'Italia).

Il nuovo ciclo di programmazione prevede un contesto più semplificato e trasparente rispetto a quello del ciclo appena finito, con l'adozione di tre macro-obiettivi, in parte coincidenti con quelli precedenti:

  • l'Obiettivo Convergenza - ricalca l'Obiettivo 1 del ciclo di programmazione 2000/2006 - che mira ad accelerare la convergenza economica delle Regioni e degli Stati membri meno avanzati ed è considerato quello prioritario anche come entità delle risorse;
  • l'Obiettivo Competitività e occupazione - destinato alle regioni e agli Stati membri diversi da quelli in ritardo di sviluppo - che propone tra le altre azioni l'affermazione di un mercato del lavoro incentrato sul concetto di inclusione sociale;
  • il nuovo Obiettivo Cooperazione che sulla scia dalla positiva esperienza dell'iniziativa INTERREG e delle altre iniziative comunitarie transnazionali, è volto all'integrazione equilibrata del territorio europeo su tematiche di interesse comunitario, attraverso programmi congiunti di cooperazione transfrontaliera e transnazionale e reti di scambio di esperienze.

La nuova programmazione, in particolare nei primi due obiettivi, mostra una forte attenzione al capitale umano, non solo per lo stretto legame esistente fra ricerca/innovazione e istruzione/formazione ma soprattutto per l'impegno prospettato nell'eliminazione delle situazioni di disagio mediante la realizzazione di una maggiore inclusione sociale e l'innalzamento della qualità della vita, attraverso la promozione di servizi collettivi di qualità, tra cui i servizi di conciliazione.

Dopo l'adozione dei regolamenti è iniziato il percorso di definizione delle strategie e dei programmi che coinvolge a cascata le istituzioni europee, nazionali e regionali.

A ottobre 2006 sono entrati in vigore gli Orientamenti Strategici Comunitari in materia di coesione [PDF, 280 KB] e in dicembre è stato pubblicato il Regolamento che stabilisce le modalità di informazione, di gestione e controllo e di ammissibilità delle spese.

Con la fine del 2006 si è inoltre conclusa la prima fase del negoziato nazionale sui Fondi Strutturali e sono stati raggiunti due traguardi importanti: certezze sul piano delle risorse finanziarie e l'invio in Commissione Europea del Quadro Strategico Nazionale elaborato dal Governo italiano in concertazione con le Regioni.

Il Quadro Strategico Nazionale [PDF, 1.6 MB] indica quattro macro-obiettivi, articolati in dieci priorità tematiche:

  • Sviluppare i circuiti della conoscenza, articolato nelle priorità: Miglioramento e valorizzazione delle risorse (Priorità 1) e Promozione, valorizzazione e diffusione della Ricerca e dell' innovazione per la competitività (Priorità 2);
  • Accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l'inclusione sociale nei territori, articolato nelle priorità: Uso sostenibile e efficiente delle risorse ambientali per lo sviluppo (Priorità 3) e Inclusione sociale e servizi per la qualità della vita e l'attrattività territoriale (Priorità 4);
  • Potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza, articolato nelle priorità Valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l'attrattività per lo sviluppo (Priorità 5), Reti e collegamenti per la mobilità (Priorità 6), Competitività dei sistemi produttivi e occupazione (Priorità 7), Competitività e attrattività delle città e dei sistemi urbani (Priorità 8);
  • Internazionalizzare e modernizzare, articolato nelle priorità: Apertura internazionale e attrazione di investimenti, consumi e risorse (Priorità 9); Governance, capacità istituzionali e mercati concorrenziali e efficaci (Priorità 10).

La ripartizione delle risorse per livello di responsabilità (nazionale o regionale), la ripartizione fra Regioni del Fondo per le aree sottoutilizzate e dei Fondi Comunitari per macroarea geografica, per Obiettivo Comunitario e per ciascuna priorità tematica, sono definite dettagliatamente dal Quadro Finanziario del Quadro Strategico Nazionale. Il capitolo conclusivo delinea inoltre le modalità attuative del processo di attuazione e gestione della politica regionale, definendo le condizioni e identificando le capacità istituzionali necessarie per l'attuazione.

Una parte della programmazione operativa 2007-2013 del Quadro si realizzerà attraverso Programmi Operativi Nazionali - Istruzione, Ricerca e competitività, Sicurezza, Reti per la mobilità, Governance e azioni di sistema - che, per ragioni attinenti al sistema di competenze istituzionali e alla funzionalità e all'efficacia attese, saranno affidati alla titolarità di una amministrazione centrale. Inoltre, due Programmi interregionali affronteranno temi specifici (energie rinnovabili e turismo).
La parte prevalente delle azioni sarà invece affidata ai Programmi Operativi Regionali, che tutte le Regioni hanno messo a punto nei primi mesi del 2007 sulla base di un Documento Strategico Regionale, e che sono poi stati discussi con la Commissione Europea prima della definitiva approvazione..
Complessivamente per il periodo 2007-2013, la quota di Fondi Strutturali assegnata all'Italia ammonta a 25 miliardi di euro. La ripartizione dei fondi avviene sulla base dei due principali obiettivi comunitari: Convergenza interessa quattro Regioni italiane (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia), mentre Competitività e occupazione si rivolge alle altre Regioni. L'allargamento dell'Unione a dodici Paesi con un reddito medio inferiore e le scelte restrittive dei Governi europei hanno portato a un calo complessivo delle risorse per l'Italia di circa il 6% e in particolare a una riduzione delle risorse per il Centro-Nord di quasi il 30%.

2007 - 2013 Risorse assegnate all'Italia (milioni di euro)
Obiettivi comunitari / Competitività e occupazione Euro Regioni
Convergenza 18'867 Calabria, Campania, Puglia e Sicilia
Convergenza (sostegno transitorio) 388 Basilicata
Competitività regionale e occupazione 4'762 Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Province autonome di Trento e Bolzano, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto
Competitività regionale e occupazione (sostegno transitorio) 879 Sardegna
Cooperazione territoriale europea 750 di cui:
555 - cooperazione transfrontaliera
186 - cooperazione transnazionale
9 - cooperazione interregionale e reti

Tuttavia le risorse Comunitarie vengono integrate dal cofinanziamento nazionale, dai cofinanziamenti regionali e dal FAS-Fondo per le Aree Sottoutilizzate, destinato a investimenti: in questo modo la politica di coesione regionale in Italia disporrà di un finanziamento complessivo di circa 122 miliardi di euro nei prossimi sette anni.

I criteri di ripartizione concordati tra Stato italiano e Regioni hanno in parte attenuato lo squilibrio tra le regioni italiane derivante dall'applicazione dei criteri Comunitari, e consentono quindi all'intero Paese di utilizzare risorse inferiori a quelle disponibili nel periodo precedente ma comunque importanti.

Le pari opportunità: un obiettivo trasversale dei fondi strutturali

Per quanto concerne l'approccio della strategia della nuova programmazione alle Pari Opportunità di Genere, essa discende dalle carenze rilevate durante il ciclo di programmazione appena concluso e dalla situazione di netta differenziazione presente all'interno dell'Unione Europea.

Esistono ancora forti gap, tra e all'interno degli Stati Membri, nei livelli di partecipazione ed occupazione femminili, cosi come nella diffusione della cultura del gender mainstreaming, che incontra ancora alcune resistenze dovute sia ad una diversa sensibilità delle Amministrazioni nazionali e locali rispetto a tali tematiche, sia alla maggiore rilevanza che queste ultime tendono ad attribuire in fase di programmazione ad azioni infrastrutturali, piuttosto che a quelle rivolte alle persone.

Il principio dell'integrazione, alla base della politica europea di pari opportunità definita nel giugno 2000 con la comunicazione Verso una strategia quadro comunitaria per la parità tra donne e uomini [PDF, 304 KB], è stato oggetto nel giugno 2002 di un seminario di valutazione tenuto a Santander dal titolo Pari Opportunità tra Uomini e Donne nei Fondi Strutturali e successivamente ribadito nella comunicazione del Consiglio Europeo Attuazione del Mainstreaming di genere nei documenti di programmazione dei Fondi Strutturali 2000-2006 [PDF, 240 KB].

La cosiddetta Road map [PDF, 244 KB] (comunicazione della Commissione Europea Una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010 del 1 marzo 2006), nell'ambito della priorità Uguale indipendenza economica per donne e uomini e degli obiettivi del Consiglio Europeo di Lisbona del 2000 rispetto al tasso di occupazione femminile che deve raggiungere il 60% nel 2010, impegna la Commissione a promuovere, in collaborazione con gli Stati membri, l'integrazione della dimensione di genere e di provvedimenti specifici nella programmazione e nell'attuazione dei nuovi Fondi Strutturali nonché ad assicurare risorse adeguate al conseguimento della parità tra donne e uomini.

I nuovi Regolamenti Comunitari hanno posto l'accento sulla necessità di assicurare l'integrazione delle azioni a favore delle pari opportunità tra uomini e donne nei programmi nazionali e regionali, piuttosto che sull'adozione di misure specifiche.

Questo orientamento è stato tradotto nell'articolo 16 del Regolamento Generale che costituisce l'affermazione del principio di pari opportunità tra uomini e donne, prevedendo che Commissione e Stati membri si attivino affinchè la parità tra uomini e donne e l'integrazione della prospettiva di genere vengano promosse in tutte le fasi del ciclo di programmazione, attuazione, implementazione e valutazione dei Fondi.

Ultimo aggiornamento ( 25 gennaio 2009 )