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E’ la storia di una delle scienziate più importanti del primo Novecento italiano.
La storia di Eva Mameli, madre dello scrittore Italo Calvino, è raccontata nel primo volume della nuova collana le farfalle di Ali&no Editrice.
Di Eva, madre dello scrittore Italo Calvino, e dei suoi lunghi viaggi, soprattutto a Cuba e in Messico, raccontano le pagine autografe, le intime riflessioni e gli scambi epistolari mai pubblicati prima e provenienti da carteggi e collezioni private, in un’epoca (l’inizio del Novecento) in cui rarissime sono le figure di donne italiane che si sono dedicate con tanta assiduità alla causa della ricerca e della divulgazione scientifica.
Eva è stata una donna che dal giardino, e più complessivamente dalle consuetudini, uscì spesso, e per lidi lontani. Tessitrice di competenze attraverso gli oceani, scienziata rigorosa quanto attenta agli aspetti sociali del proprio lavoro, si prendeva però il tempo per dire a una bambina: “Vieni, ti faccio vedere una chimera…”.
Clara Sereni
Eva Giuliana Mameli nasce a Sassari il 12 febbraio del 1886 in una famiglia della medio-alta borghesia, primogenita di Giovanni Battista Mameli, colonnello dei carabinieri, e di Maddalena Cubeddu.
Frequenta un liceo pubblico tradizionalmente “riservato” ai maschi, e in seguito, dopo aver mostrato uno spiccato interesse per le scienze, si diploma in matematica presso l’Università di Cagliari.
Dopo la morte del padre, Eva si trasferisce a Pavia, dove vive suo fratello maggiore. Qui la giovane donna frequenta il Laboratorio crittogamico di Giovanni Briosi, noto in tutta Italia per gli studi sulle piante “inferiori”, come muschi ed alghe, particolarmente rilevanti in discipline quali fisiologia, patologia ed ecologia vegetale.
La passione per la botanica spinge Eva a proseguire le sue ricerche come assistente volontaria, anche dopo la laurea in scienze naturali, conseguita nel 1907. Nei tre anni a seguire ottiene il diploma della scuola di magistero e l’abilitazione per la docenza in scienze naturali per le scuole normali.
Nel 1915, prima donna in Italia, riesce a conseguire la libera docenza in botanica. Il suo primo corso universitario su La tecnica microscopica applicata allo studio delle piante medicinali e industriali testimonia sia la sua preparazione scientifica sia la sua spiccata inclinazione per la scienza applicata.
Durante la prima guerra mondiale per la sua opera come crocerossina viene insignita della medaglia d’argento della Croce rossa e di quella di bronzo del Ministero dell’Interno.
Nel 1920 sposa Mario Calvino, agronomo sanremese già conosciuto alcuni anni prima, che dirige la Stazione agronomica di Santiago de Las Vegas a Cuba, e si trasferisce nell’isola caraibica, dove, nel 1923 nasce il primo figlio, Italo Giovanni.
Nel 1925 la coppia decide di far ritorno in Italia per lavorare alla nascita della Stazione sperimentale di floricoltura Orazio Raimondo di Sanremo.
Due anni dopo Eva vince il concorso per la cattedra di botanica sia all’Università di Catania sia a quella di Cagliari. Opta per quest’ultima, accettando di fare la pendolare tra la famiglia a Sanremo ed il lavoro a Cagliari. E’ a lei che si deve il ripristino dell'Orto Botanico di Cagliari, che la guerra aveva portato al degrado con la distruzione di molte importanti e rare specie autoctone dell’isola.
Ma, nato il secondo figlio Floriano, Eva decide di rientrare a Sanremo, lavorando di nuovo come Assistente nella Stazione diretta dal marito, e alla sua morte nel 1951, ne diventa direttrice.
Durante il fascismo, sfidando le leggi razziali, aprì la sua casa agli ebrei e per questo finì anche in carcere. Nel 1944 i Calvino furono presi in ostaggio per alcuni mesi dalle SS tedesche.
Eva era una donna riservata, tenace, laboriosa, anticonformista e libertaria. Insegnò i suoi ideali ed il rigore scientifico ai suoi due figli: Italo, divenuto uno dei maggiori narratori italiani contemporanei, e Floriano, docente di Geologia all'Università di Genova.
Gli ultimi anni della sua vita li dedicò a raccogliere, ordinare e riscrivere tutto il materiale raccolto in anni di lavoro nel campo della floricoltura e della botanica. Anche questa fu una sfida: portare a termine un dizionario etimologico nel modo più completo possibile, senza tralasciare nulla di quello che era stato il suo intenso lavoro.
Eva Giuliana Mameli muore il 31 marzo 1978 all’età di 92 anni.
Tante sono le immagini che mi vengono in mente quando penso a Eva Mameli. Tutte stimolate dalla lettura approfondita dei testi di suo figlio, Italo Calvino. O da alcune foto. La vedo curva al microscopio, nel laboratorio di villa Meridiana, la Stazione Sperimentale per la Floricoltura di Sanremo, che era anche residenza di famiglia. La vedo tra le sue piante, serena, che le accarezza e le odora. Me la immagino china tra i suoi fogli a catalogare le specie vegetali.
Un’ossessione classificatoria che trasmette al figlio scrittore: nei suoi testi Italo è spesso mosso dall’ansia di catalogare il mondo, dopo averlo analizzato attraverso il microscopio della mente.
Laura Guglielmi
Un altro aspetto della sua figura è raccontato da Italo Calvino ne La speculazione edilizia, un racconto autobiografico uscito nel 1958.
L’alter-ego dello scrittore, Quinto, tratteggia una madre sconsolata di fronte a come stanno aggredendo il territorio, mentre la famiglia è costretta a vendere una parte del giardino per pagare una tassa. La madre è costernata, ma Quinto-Italo decide di partecipare in qualche modo alla costruzione di un'orribile casa che ruba la vista alla villa. Scrive Calvino:
(…) là più che in ogni altro luogo aiolato e inghiaiato del giardino alla madre piaceva sostare. – Vendiamo quello: area fabbricabile! - aveva detto Quinto. Al che la madre: - E bravo, e le calceolarie dove le trapianto? Non ho più un posto in tutto il giardino. E i pitosfori, che sono già così alti? (…). E poi, - e s'arrestò, come colpita da un timore imprevisto, - e poi, se una volta venduto il terreno, ci volessero costruire? – ed ai suoi occhi si presentò il grigio muro di cemento che piombava nel verde del giardino trasformandolo in un freddo fondo di cortile, in un pozzo senza luce.
- Certo che ci costruiranno! – s'imbizzì Quinto. – Lo vendiamo apposta! Se non fosse area fabbricabile, chi lo comprerebbe?
Libereso Guglielmi, giardiniere e allievo prediletto di Mario Calvino, quasi un sostituto dei figli che avevano preferito altre professioni, descrive Eva come una donna severa: “una piccolina così, pensa che era figlia di un capitano dei carabinieri sardo (…), con quei bei grandi rotoli di capelli, sai… Una volta me la sono trovata davanti con tutti i capelli sciolti e mi sono spaventato: sembrava un fantasma!”.
Dalle dichiarazioni di Libereso e dalle descrizioni di Italo, Eva appare come una persona preparata e rigorosa, ma severa e un po' fredda. Poteva essere diversa una donna all'inizio del Novecento per fare carriera in una disciplina scientifica? Una donna che, per competere con gli uomini, doveva per forza mettere in secondo piano la sua femminilità.
Un nuovo libro dedicato a Eva Mameli è annunciato per aprile 2011 da Editoriale Scienza, dal titolo Fiori in famiglia. Storia e storie di Eva Mameli Calvino, scritto dalla torinese Elena Accati.
Intanto le farfalle - collana dedicata alle donne viaggiatrici nello spazio e dentro di sé - saranno prossimamente dedicate a Paola Biocca, scrittrice e cooperante morta tragicamente in Kossovo, a Maria Grazia Cutuli, giornalista del Corriere della Sera uccisa in Aghanistan dieci anni fa, alla prima donna alpinista del Novecento Una Cameron, alla scrittrice Maria Teresa Regard i cui testi di viaggio saranno curati dalla figlia Silvia Calamandrei.