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Qualcosa di più di una semplice mostra. Una sorta di
sfida culturale. Anche se, come scrive la direttrice Camille Moreneau nel catalogo,
“È semplicemente inedito aggiungere un criterio di scelta che non dovrebbe esserci più, quello di genere”.
Il 27 maggio 2009 si è aperta al Centre Pompidou di Parigi la mostra
Elles@Centre Pompidou. Artistes femmes dans les collections du Centre Pompidou, che sarà visitabile per quasi un anno, cioè fino al 24 maggio 2010.
Un’esposizione significativa e importante, prima di tutto nei numeri: in uno spazio di 20 mila metri quadri, al quarto e quinto piano del centro, vengono infatti presentate 500 opere di 200 artiste (pittrici, scultrici, architette, designer, grafiche e fotografe) che hanno operato dal XX secolo ai nostri tempi.
Accanto a Gisèle Freund, e al suo celebre ritratto di Virginia Woolf scattato nel 1939, Dorothea Tanning, moglie di Marx Ernst, Frida Kahlo, Louise Bourgeois, pioniere dell’architettura come la francese Charlotte Perriand (1903) e l’olandese Margaret Kropholler (1891) e celebrate archistar contemporanee come Zaha Hadid, solo per citarne alcune, sono presenti anche sette artiste italiane: Gae Aulenti, Carla Accardi, Cini Boeri, Anna Castelli-Ferrieri, Carlotta De Bevilacqua, Milvia Maglione e Lella Vignelli.
Il percorso si snoda attraverso sette sezioni tematiche dal titolo accattivante: Pioniere, dedicata alla donne “moderne”; Fuoco a volontà, con le artiste contemporanee; Corpi slogan, sulle rappresentazioni del corpo e gli stereotipi di genere; Eccentrica astrazione, con l’opera di donne come Louise Bourgeois e Vera Molnar, che hanno indagato il rapporto tra l’astrazione e la figurazione con soluzioni originali, tra il concettuale e il sensuale; Una stanza tutta per sé, che presenta il rapporto tra donne e lo spazio privato; La parola all’opera, arte narrativa e concettuale; Immateriali, che riguarda la smaterializzazione dell’opera d’arte.
La mostra si propone di celebrare una tradizione artistica femminile per secoli nascosta, invisibile. “Malgrado le lotte femministe degli anni 70 – spiegano gli organizzatori sul sito del Centre Pompidou – le artiste soffrono sempre di una mancanza di visibilità, come mostra la debole proporzione di loro opere nelle collezioni dei musei francesi e dei Fondi nazionali e regionali di Arte contemporanea”. Nel catalogo della mostra si rivela come al Louvre e alla Gare d’Orsay non ci siano presenze femminili, tanto per intenderci.
La volontà di allestire una mostra che metta le donne in primo piano ha portato il Centro a fare acquisti mirati negli ultimi anni: “Il pubblico scoprirà qui numerose artiste che non conosce perché non occupano ancora il posto che meritano: più del 38% delle opere di questa mostra sono state acquistate tra il 2004 e il 2009 e il 51% delle artiste rappresentate sono entrate nelle collezioni del Centro nello stesso periodo”.
“Qualche volta – aggiunge la direttrice del Pompidou Moreneau – iscrivere un avvenimento nella storia serve a cambiarne il corso”.
Anche perché, fino agli anni 60, “Non c’era nulla di scioccante o di strano in mostre intere dedicate a opere di uomini, mentre le artiste avevano maggiori difficoltà a esporre, anche perché gli storici d’arte indirizzavano le loro ricerche solo verso i colleghi maschi. Ancora oggi, le artiste sono lontane dalla parità, e questa esposizione vuol proprio dimostrare, attraverso la sua ampiezza e la qualità delle opere contenute, che si può essere al tempo stesso e pienamente ‘donne’ e ‘artiste’, poiché viviamo in una società che mette tuttora in dubbio questo binomio”.
Anche perché le questioni di genere sono un ambito a cui un museo, che offre un servizio pubblico, deve approdare proprio in quanto luogo di riflessione e ricerca.
“500 opere su due piani per 20 mila mq è una scelta davvero forte. Chi mai la farebbe in Italia?”, si chiede Gae Aulenti, 81 anni, architetto (“Architetta mai, semmai architettessa che suona come badessa”, precisa), una delle poche italiane selezionate, ma che il Pompidou celebra con una sala tutta sua.
“M’incuriosisce molto, è sorprendente. Il Pompidou non è stato misogino! Scopriamo che da anni, in silenzio, hanno fatto una vera e propria campagna d’acquisizioni, comprando, facendosele dare o partecipando alle aste, di così tante opere – alcune molto care – fatte da donne in vari campi artistici. Sarà interessante vedere l’impatto, capire l’intensità, la pregnanza”.
Perché il problema di genere esiste ancora, purtroppo, anche nell’arte: “Il fatto stesso che si faccia un’esposizione del genere lo dimostra. Dal mio punto di vista, quando vedo le cose straordinarie che hanno fatto la Bourgeois o Niki de Saint Phalle non mi pongo il problema se è una donna o un uomo. Né è mai venuto fuori che ci sia una sensibilità femminile tale da creare una differenza maschile nell’arte; oltretutto la distinzione tra maschile e femminile non è così netta. E poi, sarà forse perché sono donna, ma io sospetto dell’esistenza anche del genio maschile! Il genio non è un colpo di fulmine, nasce da un insieme di capacità, da un cumulo di circostanze”.
La speranza è che se ne accorgano anche i visitatori di Elles@Centre Pompidou. Artistes femmes dans les collections du Centre Pompidou.