Commissione Regionale di Pari Opportunitā

In quest'area del sito trovi informazioni sull'istituzione attiva in Piemonte dal 1986 per la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne e la diffusione di una cultura di genere. È inoltre disponibile un archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della CRPO


Consigliera di Paritā Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






Donne che aiutano altre donne, aiutando se stesse

11 novembre 2010

 

Donne che hanno subito violenze in una realtà povera e degradata dal colonialismo e dalla dittatura, e che, dopo un percorso di condivisione e di rielaborazione del proprio vissuto, sono diventate promotrici legali popolari per assistere altre donne vittime di violenza domestica.
E’ quello che accade a Laige, nel Sud del brasile, ed è raccontato in un articolo sulla rivista missionaria Combonifem.
Lo stato di Santa Caterina, terra del pino araucaria in lingua tupi-guaranì, è segnato da secoli di colonizzazione e di dominio di oligarchi locali investiti di un potere assoluto sulla terra e sulle persone. Il marchio di questa storia di oppressione si riflette nella diffusione degli atti di violenza maschile contro le donne e i bambini.
In questo contesto, un gruppo di donne, sostenute da una visione religiosa che assume il corpo e la sua realtà come punto di partenza della teologia, e da una lettura popolare della Bibbia incentrata sulle relazioni sociali di genere, ha dato vita nel 2004 al primo corso per promotrici legali popolari, organizzato dal Centro diritti umani in collaborazione con la procura dello Stato, l’Università locale, la Caritas e la Diocesi di Laige.

“Insieme, lentamente, imparano a guardare alla vita con occhi diversi, smascherando ruoli assegnati dalla società, che mantengono schemi di potere non solo tra donne e uomini, ma tra gruppi esclusivi da una parte e persone escluse dall’altra, in una finta pace che è controllo attraverso la minaccia della violenza”.

Maria Aparecida, una madre trentenne con tre figli e un marito impiegato saltuariamente, è da quattro anni promotrice legale popolare in uno dei quartieri più impoveriti e malfamati di Lages. Incontra donne sole che si rivolgono a lei per sapere cosa fare in situazioni di violenza domestica, e accompagna un gruppo di donne in un itinerario di emancipazione.
In questo percorso, Maria e le altre hanno capito il legame tra la debolezza economica delle donne e la loro soggezione al potere dei maschi. Molte donne in Brasile hanno scarsissima scolarità e professionalizzazione, e perciò si vedono costrette ad accettare qualsiasi tipo di convivenza familiare pur di assicurare il pane ai figli. Una delle conquiste di Maria Aparecida è rappresentata dalla creazione di una piccolissima cooperativa di taglio e cucito, resa possibile grazie a un microprestito iniziale.
Lei si rivede nelle donne che accompagna, chiuse nella loro sofferenza, che non alzano lo sguardo da terra per le due ore di durata dell’incontro, che pronunciano a bassa voce il proprio nome.

“Ho capito che stavo riproponendo ai miei figli lo stesso modello di educatrice che io avevo ricevuto da mia madre, una donna spesso sola, che si rifugiava nell’alcool e riversava su noi figli, con rabbia, tutta la sua tristezza. A 15 anni, quando ho avuto il primo figlio, ho iniziato a vedere la mia vita come una fatica senza fine, condannata in questo quartiere, nello sforzo quotidiano di arrivare a fine giornata. Pensavo di non avere tempo e possibilità per altro. Adesso seguo tante donne e amiche, partecipo e animo in prima persona i momenti di formazione e di spiritualità, curo i bambini e la casa, lavoro come sarta e frequento l’università serale, con una borsa di studio”.

“La complicità di questi spazi, unita alle lotte dei movimenti popolari, può proiettarci verso la costruzione di un altro mondo possibile, basato sulla fiducia in un ordine sociale che attinge forza dal fatto di incorporare le differenze delle realtà di tutti. È un nuovo femminismo, che non cerca la vendetta o la ritorsione a riscatto delle ingiustizie perpetrate, ma che parte dal ritenerci personalmente e reciprocamente responsabili del cambiamento nonviolento dei nostri rapporti”.

Da allora i corsi procedono a cadenza annuale, e sempre altre donne scelgono di aggregarsi per entrare in un processo di formazione che è innanzitutto scambio di saperi e di esperienze. Partendo dalla condivisione della propria realtà, ciascuna di loro contribuisce a creare la possibilità per le altre di una vita dignitosa, a prendere coscienza dei propri diritti giuridicamente garantiti, fino a costruire il coraggio di diventare “moltiplicatrice”, qualificata e preparata, per accompagnare e orientare altri gruppi di donne verso il recupero dell’autostima e la costruzione di relazioni nonviolente con i compagni, i padri, i figli, la società.
Maria sottolinea spesso: “Il percorso che abbiamo fatto e stiamo facendo in questi anni è frutto di un’occasione che i nostri uomini non hanno avuto, o non hanno saputo cogliere. Poveri, disoccupati, oppressi, cercano rifugio nell’alcool e in un mondo senza senso. Anche loro hanno bisogno di percorsi di guarigione”.
Il futuro delle promotrici legali popolari è di moltiplicarsi: accanto agli incontri per gruppi di donne, proporre occasioni di incontro per uomini violenti, in percorsi paralleli di cura familiare e sociale, per costruire comunità nuove senza vittime né violatori.