11 novembre 2010
Donne che hanno subito violenze in una realtà povera e degradata dal colonialismo e dalla dittatura, e che, dopo un percorso di condivisione e di rielaborazione del proprio vissuto, sono diventate promotrici legali popolari per assistere altre donne vittime di violenza domestica.
E’ quello che accade a Laige, nel Sud del brasile, ed è raccontato in un articolo sulla rivista missionaria Combonifem.
Lo stato di Santa Caterina, terra del pino araucaria in lingua tupi-guaranì, è segnato da secoli di colonizzazione e di dominio di oligarchi locali investiti di un potere assoluto sulla terra e sulle persone. Il marchio di questa storia di oppressione si riflette nella diffusione degli atti di violenza maschile contro le donne e i bambini.
In questo contesto, un gruppo di donne, sostenute da una visione religiosa che assume il corpo e la sua realtà come punto di partenza della teologia, e da una lettura popolare della Bibbia incentrata sulle relazioni sociali di genere, ha dato vita nel 2004 al primo corso per promotrici legali popolari, organizzato dal Centro diritti umani in collaborazione con la procura dello Stato, l’Università locale, la Caritas e la Diocesi di Laige.
“La complicità di questi spazi, unita alle lotte dei movimenti popolari, può proiettarci verso la costruzione di un altro mondo possibile, basato sulla fiducia in un ordine sociale che attinge forza dal fatto di incorporare le differenze delle realtà di tutti. È un nuovo femminismo, che non cerca la vendetta o la ritorsione a riscatto delle ingiustizie perpetrate, ma che parte dal ritenerci personalmente e reciprocamente responsabili del cambiamento nonviolento dei nostri rapporti”.
Da allora i corsi procedono a cadenza annuale, e sempre altre donne scelgono di aggregarsi per entrare in un processo di formazione che è innanzitutto scambio di saperi e di esperienze. Partendo dalla condivisione della propria realtà, ciascuna di loro contribuisce a creare la possibilità per le altre di una vita dignitosa, a prendere coscienza dei propri diritti giuridicamente garantiti, fino a costruire il coraggio di diventare “moltiplicatrice”, qualificata e preparata, per accompagnare e orientare altri gruppi di donne verso il recupero dell’autostima e la costruzione di relazioni nonviolente con i compagni, i padri, i figli, la società.
Maria sottolinea spesso: “Il percorso che abbiamo fatto e stiamo facendo in questi anni è frutto di un’occasione che i nostri uomini non hanno avuto, o non hanno saputo cogliere. Poveri, disoccupati, oppressi, cercano rifugio nell’alcool e in un mondo senza senso. Anche loro hanno bisogno di percorsi di guarigione”.
Il futuro delle promotrici legali popolari è di moltiplicarsi: accanto agli incontri per gruppi di donne, proporre occasioni di incontro per uomini violenti, in percorsi paralleli di cura familiare e sociale, per costruire comunità nuove senza vittime né violatori.