17 settembre 2008
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Donne. Unite nel far sentire da anni la loro voce con la forza della parola scritta. Donne che, “di fronte alle vecchie ingiustizie e alle nuove discriminazioni, di fronte alle vecchie intolleranze ideologiche e alle nuove disparità sociali, di fronte a una strisciante misoginia”, hanno deciso di “coalizzarsi per creare una forza di reazione, di analisi comuni e di proposte che possano servire da traino per un mondo femminile spesso troppo frammentato e insicuro, poco fiducioso nelle proprie idee e nei propri pensieri”.
In sintesi, il gruppo Controparola – Donne per… Nato nel 1992, propone pensieri e parole per una “presa di coscienza femminile”, basandosi su osservazione e narrazione dei fatti per denunciare i “ritardi e le umiliazioni che le donne devono affrontare per farsi strada in un mondo ancora dominato da ingombranti padri simbolici”.
Ne fanno parte donne comuni e al tempo stesso “famose”: giornaliste e scrittrici. L’iniziativa è stata creata, 12 anni fa, dalla scrittrice Dacia Maraini: “Ci riunivamo a casa sua – raccontano sul loro sito – dove il “tetto” delle partecipanti era fissato dal numero di sedie di cui disponeva. Non sempre, nei primi tempi ma anche negli anni seguenti, dai nostri incontri veniva fuori qualcosa di concreto. Erano comunque un arricchimento reciproco e una bussola per capire cosa si muoveva fra le donne e nei confronti delle donne. Ci siamo entusiasmate su progetti che poi abbiamo abbandonato e al contrario ci siamo lanciate da un giorno all’altro in iniziative difficili perché qualcuna di noi era riuscita a far scattare la molla di una passione comune”.
Allora c’erano Daniela Brancati, Maria Rosa Cutrufelli, Elena Doni, Elena Gianini Belotti, Laura Lilli, Dacia Maraini, Anna Maria Mori, Elisabetta Pandimiglio, Loredana Rotondo, Cristiana di San Marzano, Paola Sensini, Chiara Valentini. E poi Paola Gaglianone, Lia Levi, Carla Ravaioli, Mirella Serri, Marina Addis Saba, fino a Giuliana Sgrena, Nadia Pizzuti, Maria Serena Palieri, Simona Tagliaventi, Francesca Sancin. Altre ancora sono passate di lì e poi hanno smesso di frequentare il gruppo per ragioni diverse.
”All’inizio il nostro obiettivo era soprattutto quello di contrastare la manipolazione, l’incongruità, le deformazioni con cui i media trattavano (e spesso purtroppo ancora trattano)l’immagine femminile”. Come, ad esempio, intervenire contro un settimanale (“di cui una di noi è redattrice”), che sbatteva in copertina parti di corpi femminili anche quando non c’era assolutamente legame con gli argomenti trattati. “Non abbiamo avuto immediata soddisfazione: ma, osservando ora a distanza di parecchi anni, dobbiamo constatare che questo malcostume è stato in buona parte abbandonato, da quel settimanale e non solo”.
Così avanti fino alla guerra in Bosnia: “Di fronte a quella violenza intollerabile abbiamo sentito che non si poteva tacere. Da qui sono partite diverse iniziative, che avevano al centro la denuncia di quell’esplosione di barbarie ai confini del nostro paese, e in particolare degli stupri usati come arma di guerra. Il fatto che il corpo femminile fosse diventato un obiettivo di violenze programmate a tavolino ci ha spinto a stendere un appello alle Nazioni Unite, per denunciare l’enormità di quel che stava succedendo e per chiedere fra l’altro che un nuovo reato fosse introdotto nella legislazione internazionale, quello contro il genere femminile dell’umanità. Il nostro testo ha girato per mesi in scuole, università e altri luoghi pubblici, raccogliendo varie migliaia di firme. Ci piace pensare che almeno per una piccolissima parte abbiamo contribuito anche noi a far entrare quel nuovo reato nella legislazione internazionale”.
La scrittura, sempre e comunque. Strumento di lavoro, ma anche di lotta.L’idea di ricostruire le prevaricazioni del fascismo verso il mondo femminile in un libro collettivo, Piccole italiane, edito da Anabasi nel 1994: un parallelo tra la storia delle donne e la cronologia del ventennio, una sorta di manuale per le più giovani. La denuncia della situazione delle donne afgane nel periodo dei talebani, a metà anni ’90; la riflessione sulla prostituzione; un libro sul ‘900 riletto in chiave femminile: Il Novecento delle italiane (Editori Riuniti), viaggio in un secolo con idee, avvenimenti, tante donne. “È stato un lungo e duro lavoro che ha messo a rischio l’esistenza stessa del nostro gruppo, più abituato alle campagne di denuncia che alla ricerca certosina . Siamo riuscite a venirne fuori dando, crediamo, un panorama abbastanza complessivo ed equilibrato dell’ultimo secolo. E nelle pieghe di quella storia ci sembra di aver individuato anche le radici e le specificità di molte arretratezze dell’Italia di oggi”.
Nel 2003, ancora, l’inizio della collaborazione con la Casa internazionale delle donne di Roma; l’anno dopo, gli appelli per la liberazione di Giuliana Sgrena, rapita in Iraq; e a seguire la campagna per il referendum sulla procreazione assistita.
Oggi, l’impegno contro la violenza sulle donne. Con l’ultimo libro collettivo, Amorosi assassini - Storie di violenze sulle donne, edito da Laterza: elenco di storie di violenza realmente avvenute nel 2006. Storie pubbliche, di cui hanno parlato i giornali. E anche il sito contiene notizie relative a violenze, così come vengono riportate e raccontate dai media. Cronaca, insomma: ma tutta focalizzata su episodi di violenza. Con un’iniziativa che invita alla riflessione perché, con freddi numeri, mette sotto gli occhi di tutti la gravità di un fenomeno di cui ancora troppe donne sono vittime. “Nel libro raccontiamo un anno di violenza sulle donne. Abbiamo preso il 2006, ma purtroppo il presente non è diverso... Perciò abbiamo deciso di continuare a denunciare le violenze sulle donne nel nostro Paese. Cominciando da un giorno qualunque: il 28 luglio 2008”. E quindi, eccole lì, le donne uccise da violenza a partire dalla fine di luglio. Potere della parola scritta. Controparola.