Commissione Regionale di Pari Opportunità

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Uno sguardo diverso sull’economia

20 aprile 2009

Indagine delle ACLI sulle donne di fronte alla crisi: insicurezza e sfiducia, ma anche voglia di un nuovo protagonismo, disponibilità a rischiare, domanda di consumi più sobri e responsabili. “Le donne sono il vero motore della ripresa, se verranno messe in condizione di farlo".
Temono di perdere il lavoro a causa della crisi economica, hanno fiducia nelle imprese ma non si fidano delle banche, sarebbero disposte a pagare più tasse in cambio di una maggiore offerta di servizi, e sono favorevoli a pratiche di consumo sobrio e esponsabile.
E' il profilo delle donne che emerge dall'indagine promossa dalle ACLI-Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, Donne: uno sguardo diverso sull'economia, presentata il 20 marzo 2009 a Roma nell'ambito di un seminario promosso da Dipartimento Welfare e Coordinamento Donne e Giovani delle ACLI, basato su 1.044 questionari raccolti sulla base di un campionamento ragionato in 48 province italiane.
La ricerca mette in evidenza il forte senso di insicurezza determinato da questo momento di crisi. Un terzo delle donne interpellate giudica molto probabili nel prossimo futuro la perdita del posto di lavoro e la fatica per arrivare a fine mese. L'incertezza riguarda soprattutto le giovani tra i 18 e i 30 anni, che temono per il lavoro e la propria situazione economica ancor più delle loro mamme (rispettivamente 47% e 37%). Interrogate sul grado di affidabilità dei soggetti economici, le donne dichiarano di avere abbastanza fiducia nelle piccole e medie imprese, ma poca o nessuna nei confronti delle banche. Anche verso le istituzioni pubbliche, prevale tra le donne del campione una generale diffidenza nei confronti di quelle di rappresentanza politica e in quelle di tutela, con una significativa eccezione: l’Unione Europea fa infatti registrare un'ampia fiducia.
Malgrado le preoccupazioni, o forse proprio per questo, sono alte tra le donne intervistate le aspettative nei confronti delle politiche pubbliche. Lontano da una logica meramente assistenzialista, il welfare dovrebbe aiutare le persone affinché siano in grado da sole di risolvere i propri problemi. Due donne su tre sarebbero disposte a pagare più tasse a fronte di più servizi. E tra questi, soprattutto i servizi per l'infanzia (40%).
Nella vita quotidiana, le donne vorrebbero poter beneficiare di più congedi lavorativi per conciliare famiglia e lavoro (41%). E quando si parla di previdenza, la maggioranza del campione (63%) si mostra contraria all'innalzamento dell'età pensionabile per le lavoratrici, sia per la necessità di considerare tutto il percorso lavorativo femminile e non solo la sua conclusione, sia per il maggior carico che comunque grava sulla donna per la cura della famiglia.
Entrando nel campo dei consumi, strettamente connessi all'economia, un primo rilievo è legato alle preoccupazioni che le intervistate hanno in qualità di consumatrici: il timore maggiore riguarda la possibile alterazione, con danno per la salute, dei prodotti alimentari (41% del campione), ma pure che i processi produttivi inquinino l'ambiente ed esauriscano le risorse naturali (28% del campione). Non è un caso, infatti, che le donne del campione dichiarino di mettere in atto una serie di pratiche di consumo improntate alla responsabilità: in particolare, due terzi delle intervistate ricicla abitualmente i rifiuti, mentre oltre la metà produce in casa alimenti (pane, pasta, ecc.) e/o borse e abiti. Al momento dell'acquisto di un prodotto, la prima attenzione è senz'altro al prezzo, ma anche al luogo di fabbricazione; solo il 9% si dice sedotto dalla marca. Uno sguardo attento sui consumi è confermato anche dalla relazione stabilita fra essi e l'evoluzione della situazione economica: per il 61% del campione la crisi si supera mediante un ripensamento generale dei comportamenti nel segno di una maggiore sobrietà. Secondo le donne sarebbe necessaria più informazione sui temi economici, ma soprattutto più partecipazione da parte dei cittadini alle decisioni in materia di economia.
Dunque, donne sempre più consum-attrici, protagoniste di un’economia diversa: “Vogliamo cogliere la crisi come un’opportunità - sostengono le donne delle ACLI - per ripensare profondamente il nostro modo di vivere, per rafforzare il nostro impegno sociale e civile, per rileggere i bisogni di quanti sono maggiormente esposti ai contraccolpi di un’economia di mercato che ha perso il rapporto virtuoso con le regole e il bene comune, per riaffermare il ruolo positivo e propositivo che un rinnovato protagonismo femminile può giocare nell’attuale fase, per ribadire la centralità e il primato della persona in ogni ambito della vita”.
“Le donne sono il vero motore della possibile ripresa del Paese" afferma il presidente nazionale dell’organizzazione, Andrea Olivero, commentando i risultati dell'indagine. "Le donne insieme ai giovani sono i soggetti sicuramente più esposti alle conseguenze dell'attuale crisi economica in particolare rispetto alla possibilità di perdere il posto di lavoro. Ma allo stesso tempo - spiega Olivero - mostrano le maggiori capacità di tenuta e di uscita dalla crisi, la voglia di rischiare un nuovo protagonismo, fondato sull’auto-imprenditorialità e insieme su una spiccata sensibilità per le questioni sociali ed ambientali: le donne possono essere il vero motore della possibile ripresa economica del Paese - conclude - a condizione però che vengano messe in condizione di farlo. L’investimento nel welfare non è un mero costo, ma è la strategia indicata per uscire dalla crisi. Un welfare che può consentire alle donne di rischiare, di sprigionare la loro energia”.