Le ultime elezioni segnano un lieve incremento rispetto alle precedenti. E come sempre, grandi differenze tra gli stati. In due paesi, Finlandia e Svezia, le donne superano gli uomini. L’Italia, pur con un lieve progresso, è ancora nelle posizioni di coda.
Si è insediato ufficialmente il 14 luglio il nuovo Parlamento europeo, uscito dalle elezioni tenute tra il 4 e il 7 giugno in tutti gli Stati membri dell’Unione. Lo compongono 736 eurodeputati: 258 donne e 478 uomini.
Questo significa che le donne sono il 35% dei parlamentari che siederanno a Strasburgo e a Bruxelles nel prossimo quinquennio.
Anche a livello europeo, quindi, la parità tra uomini e donne nelle istituzioni politiche è un obiettivo piuttosto lontano, anche se progressi significativi sono stati compiuti ad ogni tornata elettorale, fin dalla prima legislatura (1979-1984) quando le donne eurodeputate erano soltanto il 16%; alla fine degli anni 90 èstato superato il traguardo del 30%, e il recente voto di giugno ha segnato un incremento di 4 punti sul precedente.
Da sempre balzano agli occhi le forti differenze tra gli stati. Quest’anno per la prima volta ben due paesi europei hanno eletto più donne che uomini: la Finlandia (62%) e la Svezia (56%) mentre l’Estonia presenta una perfetta parità di genere. Oltre la soglia del 40% si piazzano anche Paesi Bassi, Bulgaria, Danimarca e Francia, mentre altri grandi paesi come Germania, Spagna e Regno Unito oscillano tra il 33% e il 37%.
E l’Italia? Al termine di una campagna elettorale dominata, tra l’altro, dalle polemiche attorno alle candidature di alcune donne del mondo dello spettacolo, l’esito già noto del voto e delle successive opzioni degli eletti in più collegi porta all’elezione di 54 uomini e soltanto 18 donne, ossia il 25%.
Con questi risultati, tra i 27 paesi l’Italia si colloca al 22° posto ex aequo con Irlanda e Lituanianella classifica della presenza femminile al Parlamento europeo. Peggio dell’Italia soltanto Polonia (22%), Repubblica Ceca (18%) e Malta, dove tutti e 5 i parlamentari eletti sono uomini.
Interessante vedere anche l’evoluzione nel tempo di alcuni Paesi.
In Germania, in 30 anni di Parlamento europeo la presenza delle donne è passata dal 15% al 37%. In Francia è raddoppiata, dal 22% al 44%. La Spagna, entrata nell’Unione soltanto nel 1989, è salita in 20 anni dal 15% al 36%.
L’Italia, invece, aveva il 14% di donne nella prima legislatura del 1979. Poi la presenza è calata nelle tornate successive fino al modesto 11% del 1999, per poi risalire nella scorsa legislatura (durante la quale, grazie a vari subentri, si è toccato il 21%) e in quella che si apre oggi. Tuttavia il differenziale rispetto alla media europea, che all’inizio era minimo (2%), è aumentato costantemente in questo trentennio e ora è pari a dieci punti percentuali.