Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Consigliera di Paritā Regionale

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Un piano per l'occupazione femminile

03 dicembre 2009

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Nidi familiari gestiti da cooperative attraverso i buoni lavoro. E poi assegni di cura, albi di badanti, sostegno al telelavoro e alla flessibilità degli orari, contrattazione decentrata e individuale. Il piano Carfagna-Sacconi propone un nuovo approccio alle pari opportunità fondato su centralità della famiglia e sostegno alla maternità.

 

 

Un piano d'azione per l'occupazione femminile coerente con l’impostazione del Libro Bianco sul nuovo welfare, che punta a rendere più compatibili lavoro, maternità e famiglia. Lo hanno presentato in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e quello del Welfare, Maurizio Sacconi.
Si chiama Italia 2020 - Programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, ed è fondato sull'analisi del persistente ritardo del nostro paese per quanto riguarda l'occupazione femminile, nonostante i progressi registrati nell'ultimo decennio.

“Rispetto all'Unione Europea l’Italia registra un tasso di occupazione femminile più basso di circa 12 punti percentuali e distante di quasi 14 punti percentuali dagli obiettivi fissati a Lisbona per il 2010” si legge nella premessa del documento, che ricorda come questo gap sia in gran parte dovuto al divario tra Nord e Sud del paese. Le maggiori criticità si presentano nelle fasce di età al di sotto dei 25 anni e soprattutto sopra i 55 anni, evidenziando la necessità di una maggiore attenzione verso i percorsi di transizione dalla scuola al mercato del lavoro e le politiche di invecchiamento attivo. Ma nella fascia tra i 25 e i 44 anni – e tra i 25 e i 34 in particolare – “appare per contro ancora fortemente marcato il divario occupazionale delle donne single o nell’ambito di una coppia senza figli rispetto a una coppia con figli”. Anche se non sono l'unica causa,
maternità ed esigenze di cura incidono pesantemente sulla disoccupazione e l’inattività femminile.
Basandosi sull'evidente carenza delle politiche di conciliazione e sul persistente divario retributivo di genere, il documento sostiene la scarsa efficacia delle politiche di incentivazione adottate finora e in generale i limiti di una legislazione specifica e settoriale, e si pronuncia favore di “interventi di ampio respiro volti a incidere su quei vincoli e su quelle condizioni strutturali del mercato del lavoro e della società italiana che concorrono a determinare un marcato squilibrio a favore della componente maschile”. Il nodo della disuguaglianza di genere viene individuato nella penalizzazione della maternità e della famiglia, che vanno quindi riportate al centro della politica e del dibattito sulle pari opportunità, partendo dal riconoscimento del valore della differenza. Ripercorendo l'analisi contenuta nel Libro Bianco sul futuro del modello sociale , si propone la costruzione di un welfaremodulato in ragione dei carichi familiari e fondato sulla riduzione selettiva della pressione fiscale e sulla libera iniziativa dei cittadini, più che sull'offerta di servizi pubblici.

Da questo impianto concettuale discendono cinque linee di azione che verranno coordinate e monitorate da una “cabina di pilotaggio” condivisa.

1) Il potenziamento dei servizi di assistenza per la prima infanzia e la sperimentazione dei buoni lavoro per la strutturazione dei servizi privati di cura e assistenza alla persona.
Per superare la disomogenea distribuzione degli asili nido, ritenuta ineliminabile con il solo intervento pubblico, e puntare alla valorizzazione e regolarizzazione del tanto lavoro sommerso operante nella cura dell'infanzia, il piano vuole investire da un lato sulla cooperazione e sul terzo settore, dall'altro sulla sperimentazione del lavoro accessorio retribuito mediante voucher già previsto dalla cosiddetta legge Biagi. Su questi due assi si punta a costruire una rete di nidi familiari, con non più di cinque-sei bambini assistiti da personale che opera presso il proprio domicilio o in altro ambiente adeguato, sulla scorta di esperienze diffuse in paesi nord-europei e da noi in Alto Adige. Verrà avviata una prima sperimentazione dei “buoni infanzia” cercando di canalizzare risorse locali tanto pubbliche che private e attingendo al
programma di diffusione del lavoro accessorio di cui al PON 2007 – 2013.
Nella medesima direzione è rivolto il Piano di interventi del Dipartimento per le Pari Opportunità che utilizzerà il Fondo specifico di 40 milioni di euro, per favorire la conciliazione attraverso quattro linee di intervento: oltre ai buoni, la sperimentazione diffusa di nuovi modelli di servizi di assistenza all’infanzia che consentano di innalzarne la disponibilità, concordando con le Regioni una regolamentazione che ne faciliti lo sviluppo; poi, l'incentivazione del telelavoro e il sostegno al rientro dal congedo di maternità.

2) Il rilancio delle azioni positive di conciliazione, sostenute dai contributi di cui all’articolo 9 della legge n. 53/2000, che non ha finora prodotto i risultati attesi. I presupposti sono la revisione dei criteri e delle modalità attuative, operata con l'articolo 38 della legge 1 n. 69/2009, una campagna informativa e promozionale capillare, servizi di assistenza alle imprese che intendono realizzare progetti sperimentali e procedure che la rendano più accessibile alle piccole imprese, come la sostituzione dell'accordo sindacale con un accordo contrattuale diretto tra lavoratrice e datore di lavoro. Una parte delle risorse dovrà essere destinata a lavoratrici atipiche , autonome e a titolari di imprese individuali.

3) Nuove relazioni industriali per il rilancio del lavoro a tempo parziale e degli altri contratti a orario ridotto, modulato e flessibile.
Per favorire una minore rigidità dell'orario di lavoro, nodo ineludibile per la conciliazione tra tempi di lavoro e di famiglia, si intende favorire l’evoluzione della contrattazione collettiva e della prassi aziendale, nella direzione di un maggiore decentramento e di più spazio alla contrattualità individuale. Per avviare questo processo, la Consigliera nazionale di parità è stata incaricata di costituire un apposito Osservatorio che avrà il compito di verificare quanto avviene nei singoli settori produttivi, nelle diverse aree del Paese, nei contratti di secondo livello e nella prassi aziendale. Viene ipotizzata anche la detassazione di eventuali incentivi salariali finalizzati alla rimodulazione degli orari, equiparandoli ai premi di produttività. E viene annunciata l'imminente convocazione di un tavolo con le parti sociali per definire le azioni di sostegno alla contrattazione decentrata nella prospettiva di genere e di pari opportunità.

4) Lavori verdi anche al femminile. Per evitare un aumento nel livello di segregazione occupazionale, ci saranno iniziative per incrementare la partecipazione femminile in settori non tradizionali, come la green economy, assicurando pari opportunità di accesso a percorsi di formazione e riqualificazione e contribuendo alla creazione di apposite figure professionali volte a favorire il risparmio energetico e la protezione dell’ambiente in quei settori in cui le donne sono maggiormente rappresentate.

5) Verrà aperto un negoziato con l'Unione Europea per proporre misure di sostegno e incentivazione della occupazione femminile nel Mezzogiorno, a partire dal contratto di inserimento al lavoro per le donne, una formula contrattuale a termine da nove a diciotto mesi, favorita da uno sgravio del costo del lavoro del 25%, che si vorrebbe ampliare come misura eccezionale e transitoria nelle regioni del Sud, operazioni oggi preclusa dal regolamento europeo sugli aiuti all'occupazione.

Il programma parte con una dotazione di 40 milioni di euro, che saranno gestiti dalle Regioni attraverso bandi pubblici.
Nel dettaglio, ha spiegato il ministro Carfagna, si tratta di 10 milioni di euro per favorire i nidi famiglia, 4 milioni per la creazione di albi di badanti e baby sitter appositamente formate e accreditate la cui attuazione verrà affidata a Province e Comuni; 12 milioni per voucher per l’acquisto di servizi di cura in strutture come ludoteche e centri estivi; 6 milioni per cooperative di servizi che operano in contesti svantaggiati a favore della conciliazione; 4 milioni per favorire il telelavoro e altri 4 per l'aggiornamento delle lavoratrici in rientro dal congedo parentale per dedicarsi.
Per la sua realizzazione, sottolinea il ministro, “sarà necessaria una risposta trasversale e integrata che coinvolga tutte le amministrazioni”.