Commissione Regionale di Pari Opportunitā

In quest'area del sito trovi informazioni sull'istituzione attiva in Piemonte dal 1986 per la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne e la diffusione di una cultura di genere. È inoltre disponibile un archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della CRPO


Consigliera di Paritā Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






Uguaglianza de jure e de facto

08 giugno 2010

Il Consiglio d’Europa detta l’agenda per superare le disparità di genere non solo sulla carta. Una strada ancora lunga, in cui i media hanno un ruolo essenziale per superare gli stereotipi e favorire un’evoluzione culturale, senza la quale anche le normative paritarie resteranno lettera morta

 

 

 

 

 

Una risoluzione del Consiglio d'Europa per eliminare ogni disparità di trattamento tra uomini e donne. Dalla conciliazione tra tempi della vita familiare e lavorativa alla lotta contro la discriminazione sessuale, dalla parificazione dei salari e dei regimi fiscali all'adeguamento dell'educazione scolastica. Un documento che detta le linee guida per compiere il cammino verso una parità uomo-donna giuridica e di fatto.

La risoluzione è stata approvata dai Ministri per le pari opportunità degli Stati membri, riuniti a Baku, in Azerbaijan, per la settima conferenza del Consiglio d'Europa, dedicata alle discriminazioni di genere tra uomo e donna. Il tema della conferenza è stato infatti L’uguaglianza di genere: colmare il divario tra uguaglianza de jure e de facto.
Il documento analizza punto per punto le azioni positive che i paesi dell'Unione dovranno mettere in atto. “La strada da fare è ancora molta se si considera che l'obiettivo fissato dall'Europa sulla carta riguardo la presenza delle donne nella vita pubblica è del 40 per cento – ha spiegato il segretario generale del Consiglio d'Europa Maud Bouquicchio – mentre la media attuale sfiora il 21 per cento, una quota su cui si attesta anche l'Italia. Al contrario, una posizione di eccellenza spetta alla Norvegia che ha fatto registrare il 50 per cento”.

Per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere de facto, il Consiglio ritiene che l’adozione di una normativa specifica debba essere supportata da azioni positive. Per questo la risoluzione è affiancata da un Piano d’azione in sette punti, che si possono così sintetizzare: sostenere il mainstreaming di genere, produrre norme e meccanismi sull’uguaglianza di genere, spingere verso la partecipazione di donne e uomini nelle decisioni riguardanti tutti gli ambiti della società, responsabilizzare gli uomini nel conseguimento dell’uguaglianza reale, prevenire combattere la violenza di genere e la discriminazione contro gruppi di donne e ragazze vulnerabili e appoggiare la lotta agli stereotipi di genere nell’educazione e nei media.

La risoluzione approvata a Baku sottolinea con molta enfasi l'importanza del ruolo svolto dai media nel rappresentare l'immagine femminile, e sollecita un’adeguata formazione dei giornalisti, a partire dalle scuole, come presupposto fondamentale per evitare un linguaggio sessista e una raffigurazione della donna lontani dalla realtà. Una sottovalutazione e uno svilimento che appaiono evidenti dai numeri contenuti in un recente rapporto della Commissione europea citato a Baku. Secondo i dati di Bruxelles, le donne sono presenti nel 37 per cento dei temi trattati alla televisione rispetto al 63 per cento degli uomini, mentre il 17 per cento delle foto pubblicate sulla stampa periodica non rosa riguarda le donne, contro il 53 per cento degli uomini. Va male non solo sui numeri ma anche sui contenuti delle informazioni. La donna è rappresentata nel 47 per cento dei casi come un "semplice cittadino" e nel 37 per cento dei casi come vittima. Gli uomini sono invece dei politici nel 72 per cento delle situazioni e degli esperti nell’ 80 per cento. Distorta anche l'immagine fisica. Le donne in tv sono più alte di 10 centimetri rispetto alla media e pesano molti chili in meno, nella stampa femminile il 50 per cento di loro è bionda mentre nella realtà solo il 10 per cento del gentil sesso ha i capelli chiari.
“La televisione italiana non si distingue in positivo – afferma Maud Bouquicchio – la cultura deve invece marciare di pari passo con l'evoluzione delle leggi. Solo così si potrà accelerare il processo di parificazione”.

E proprio sul fronte delle indicazioni per un adeguamento legislativo il segretario generale del Consiglio ha annunciato l'approvazione, entro l'anno, o al massimo nel corso del primo semestre del 2011, della convenzione contro la violenza domestica nei confronti delle donne, dei minori e degli anziani. Dal 1 luglio sarà invece operativa la convenzione contro l'abuso sui minori, non ancora ratificata dall'Italia.
I Ministri, infine, hanno sollecitato la definizione e l’adozione di una convenzione del Consiglio d’Europa volta a prevenire e combattere la violenza commessa nei confronti delle donne e la violenza domestica.