Tutela della vita ma anche tutela dell'autodeterminazione della donna e indipendenza dei servizi pubblici cui è affidata la salute delle persone. Sono questi gli interessi su cui, a più di trent’anni dall’approvazione della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, è nuovamente scontro in Regione Piemonte e con le associazioni femminili supportate da molte donne ed operatrici.
Punto nevralgico: la delibera regionale che introduce i volontari del movimento per la vita nell'ambito del percorso sanitario dell'interruzione di gravidanza. Delibera recentemente annullata dal Tribunale Amministrativo regionale (TAR) che ha accolto il ricorso della la Casa delle Donne di Torino e di altre associazioni. La Giunta regionale ha immediatamente risposto con una nuova delibera che accoglie le indicazioni del TAR.
E’ arrivata il 15 luglio, la sentenza del TAR Piemonte che accoglie il ricorso promosso dalla Casa delle Donne di Torino, con le avvocate Mirella Caffaratti e Arianna Enrichens contro la Delibera della Giunta Regionale piemontese n. 21-807 del 15 ottobre 2010.
La delibera "Approvazione del 'Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l'interruzione volontaria di gravidanza'", (Bollettino Ufficiale n. 43 del 28 ottobre 2010 ) introduceva i volontari del Movimento per la Vita nei Consultori, nell'ambito del percorso sanitario dell'IVG (interruzione volontaria di gravidanza). Su questo punto erano scattati i dissensi e, dopo numerosi incontri e manifestazioni pubbliche, ritenendo il requisito illegittimo, discriminatorio e per nulla coerente con il percorso sanitario dell'interruzione volontaria di gravidanza la Casa delle Donne, numerose associazioni di donne di Torino e le donne Cgil hanno sostenuto il ricorso al TAR.
La sentenza ha motivato l’annullamento del Protocollo della Giunta Regionale piemontese, nella parte in cui prevede la possibilità di ammettere alle convenzioni con le ASL unicamente le associazioni che possiedano nel proprio statuto il requisito della “difesa della vita fin dal concepimento”.
«Prendiamo atto della sentenza del Tar - era stato il commento immediato dell’assessore regionale Elena Maccanti nel post sentenza - Certo è che l’intenzione non era quella di contrastare la legge 194, ma di rispondere a un impegno che il governo regionale ha assunto a favore della famiglia e delle donne in difficoltà. Continueremo con tutti i mezzi nella nostra campagna a favore della vita, anche ripresentando la delibera, per dare a tutte le donne ogni alternativa possibile alla scelta dell’aborto».
Ed è su questo punto che la risposta della Giunta regionale il 19 luglio - a soli quattro giorni dalla pubblicazione della sentenza del TAR – è arrivata con una nuova delibera "rettificata" sulla base delle indicazioni espresse nella sentenza stessa.
Il passaggio, nella vecchia versione, prevedeva:
- presenza nello statuto della finalità di tutela della vita fin dal concepimento e di attività specifiche che riguardino il sostegno alla maternità e alla tutela del neonato.
Nella nuova versione:
- presenza nello statuto della finalità di tutela della vita fin dal concepimento e/o di attività specifiche che riguardino il sostegno alla maternità e alla tutela del neonato: in assenza del presente requisito soggettivo, è sufficiente il possesso di un’esperienza almeno biennale nell’ambito del sostegno alle donne ed alla famiglia.
Inoltre la DGR n. 21-807 del 15.10.2010 è stata integrata dalle seguenti clausole:
- le ASL procedano alla stipula delle convenzioni di cui alla DGR n. 21-807 del 15.10.2010 previa verifica del possesso dei necessari requisiti di professionalità del personale che gli enti no-profit si impegnano a mettere a disposizione per la durata delle convenzioni di collaborazione;
- nelle convenzioni di cui alla DGR n. 21-807 del 15.10.2010, ancorché ciò sia desumibile dalla legge stessa, siano rispettate le disposizioni del D.Leg. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali).
Un provvedimento che non ha convinto le associazioni ricorrenti che hanno già comunicato la non soddisfazione della nuova delibera rettificata, e l’intenzione di dover proseguire nell'azione legale di contrasto a questo provvedimento, ampliando il coinvolgendo di altri soggetti sia collettivi che individuali.
Le Consigliere regionali dell'opposizione (Artesio, Bresso, Cerutti, Manica, Motta, Pentenero), sottolineando come la scelta del presidente della Regione Piemonte sia legata al rispetto agli obblighi contratti con il Movimento per la vita in campagna elettorale si sono impegnate a "vigilare sulla legittimità di questa nuova edizione della delibera, mantenendo come principio di riferimento la legge 194, la tutela dell'autodeterminazione della donna, l'indipendenza dei servizi pubblici a tutela delle persone".
Pausa estiva, per ora sull’argomento, ma a settembre la Casa delle Donne di Torino ha proposto un dibattito pubblico martedì 6 settembre 2011, alle ore 21.00 nel salone dell'Antico Macello in via Matteo Pescatore 7 a Torino.