Commissione Regionale di Pari Opportunità

In quest'area del sito trovi informazioni sull'istituzione attiva in Piemonte dal 1986 per la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne e la diffusione di una cultura di genere. È inoltre disponibile un archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della CRPO


Consigliera di Parità Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






Stare meno zitte, per un’Italia migliore

16 marzo 2010

=

 

Una ricerca delle Assemblee Regionali rilancia il bisogno di politiche di genere, per fare fronte alla crisi e garantire un nuovo livello di sviluppo e qualità del tessuto sociale. Un’indicazione anche in vista delle prossime elezioni regionali.

 

 

 

In Italia si nasce pari e si cresce dispare.

Con questo aforisma Monica Donini, Presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna, sintetizza la ricerca La Road Map delle pari opportunità, promossa dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome e realizzata da SWG Trieste, che prosegue e aggiorna l’analoga indagine svolta nel 2007. E che viene pubblicata alla vigilia delle elezioni che riguarderanno tredici regioni italiane.

Cinque gli obiettivi che si è posta la ricerca nell’edizione 2009:


1. verificare sulla base del set di indicatori di applicazione della pari opportunità i mutamenti, avanzamenti e arretramenti;

2. analizzare il quadro nazionale e per aree geografiche dei bisogni delle donne e delle politiche di genere;

3. verificare il quadro complessivo del ruolo delle donne in politica, nel lavoro, nelle città, nella società, nell’economia;

4. verificare la percezione del rischio (violenza, insicurezza di vita, insicurezza di agibilità urbana);

5. indagare come influisce la crisi rispetto alle pari opportunità e alle differenze tra le aree del paese: Nord, Centro e Sud.

Le italiane sono in maggiore difficoltà e apprensione degli uomini per le proprie condizioni finanziarie, sono più attente al contenimento delle spese, si sentono più a rischio per il proprio posto di lavoro, specie se giovani e precarie: le risposte all’indagine non danno risultati inattesi, ma evidenziano, nel complesso, che nel nostro paese permane alto e determinante il bisogno di politiche di genere volte a garantire un nuovo livello di sviluppo e di qualità del suo tessuto sociale.
“Le donne chiedono alla società italiana – si legge nella ricerca coordinata e diretta da Enzo Risso - l’avvio di una vera rivoluzione trasformativa e, in modo precipuo, all’universo maschile sollecitano un nuovo approccio alle politiche di crescita del paese. L’universo femminile non chiede (con ragione) solo maggiori spazi e diritti, ma auspica l’insediarsi di una nuova mentalità, che comprenda le visioni femminili e le faccia divenire parte costituente e strumento del rinnovamento dell’Italia. Ciò vuol dire che il ‘potere’ alle donne, ovvero la necessità di avere autonomia e voce in qualsiasi ambito - nella famiglia, nella società, nella politica – costituisce oggi, per la società italiana, un valore in se stesso e anche uno strumento strategico per avviarci sulla strada di uno sviluppo più equo della società e della sua economia”.

Commenta dunque Monica Donini nell’introduzione alla ricerca:

Cosa fare dunque?
Battersi per la valorizzazione del merito e del talento delle donne che, a causa di un sistema di gestione completamente al maschile, rimane mortificato ed offeso.
E’ ormai noto che le donne hanno risultati scolastici più alti degli uomini, ma quando si tratta di entrare nel mondo del lavoro o di farvi carriera le loro performance improvvisamente calano a vantaggio dei maschi.
Battersi per evitare la riduzione delle prestazioni pubbliche, per l’approvazione di leggi sui servizi, magari per l’introduzione di misure come i voucher (in Italia già sperimentati in Sicilia e a Bologna) o degli asili di caseggiato (Germania) ed altre attività di sostegno. Battersi anche per la creazione di una authority indipendente, un osservatorio istituzionale – sull’esempio spagnolo dove ad esempio sono stati monitorati i grandi media – che faccia proposte e fissi codici di comportamento anche per i media, spesso responsabili in maniera pervasiva della diffusione di un modello di ruolo della donna che le ragazzine assimilano ed i loro coetanei maschi interiorizzano.
Infine, stare meno zitte e farsi sentire di più.

La ricerca