Commissione Regionale di Pari Opportunità

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Consigliera di Parità Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






Si nasce pari e si diventa “dispare”

13 gennaio 2010

Contro le discriminazioni e gli stereotipi, nasce Pari o dispare, un’authority indipendente per monitorare i comportamenti degli attori del mercato del lavoro e dei media. Con l’obiettivo di cambiare un’Italia sempre più lontana dalle medie europee in tutti gli indicatori economici di genere.

 

 

Una Authority per vigilare contro le discriminazioni di genere nel lavoro, nella carriera, nei media: questo aspira a essere il Comitato Pari o dispare presentato a Roma dall'economista Fiorella Kostoris, che lo presiederà, e dalla vicepresidente del Senato Emma Bonino.

"Siamo convinti che la parità vada raggiunta innanzitutto sul mercato del lavoro - ha spiegato Fiorella Kostoris - perché è soprattutto la questione del lavoro femminile che tiene l'Italia sempre più lontana dal resto dell'Occidente: abbiamo il tasso di occupazione delle donne più basso dell'Unione Europea, il 47%, e siamo ben lontani dall'obiettivo del 60% che l'Agenda di Lisbona si era data per il 2010. In Italia permane una forte segregazione orizzontale e verticale: le donne riescono a trovare un impiego soprattutto in settori con minore status sociale e inferiori retribuzioni di quelli maschili e in ogni caso è difficile che raggiungano posizioni davvero apicali. Tutto questo mentre altrove, nelle aree più avanzate, si va nella direzione opposta”. Proprio il mese scorso negli Stati Uniti è stato celebrato il sorpasso delle donne sugli uomini nel totale della forza lavoro. “Paesi come l'Italia – continua - otterrebbero dall'aumento dell'occupazione femminile il massimo vantaggio in termini di equità, di efficienza e di sviluppo".

 
"In Italia si nasce pari, poi purtroppo si diventa dispare e ciò non per una maledizione geografica, ma per dei meccanismi culturali e tradizionali, diventati politici, che come si sono costruiti si possono abbattere: insomma si può cambiare", ha dichiarato Emma Bonino, che ha anche annunciato entro febbraio, a Milano, un convegno sugli stereotipi proposti dai media, che ghettizzano e umiliano le donne, con l’intenzione è quella di far nascere un Osservatorio simile a quello creato in Spagna.

Il Comitato Pari o Dispare, costituito il 19 dicembre 2009 da donne e uomini diversi per appartenenza politica, sociale, professionale, intende promuovere la parità attraverso una leva fondamentale per lo sviluppo dell'intera società, e non solo delle carriere femminili: la meritocrazia. Si ritiene infatti che, se i talenti sono complessivamente distribuiti in modo uguale tra uomini e donne, non si possano giustificare le disparità di successo professionale: perciò il Comitato dichiara ambiziosamente di puntare non più a ottenere pari opportunità, ma pari risultati.
Per questo si propone di sorvegliare gli attori del mercato del lavoro: imprese, parti sociali, associazioni di professionisti, Pubbliche Amministrazioni Locali e Centrali, enti pubblici e privati; così come si impegna a osservare in che modo le donne sono rappresentate nei media, nella convinzione che i due aspetti s'influenzino a vicenda.
"Parte importante dell'attività di quest'Authority sarà quella di monitorare in che modo i media parlano dell'universo femminile e lo rappresentano", ha aggiunto Kostoris dal momento che "si colgono solo pochi aspetti antichi e stereotipati delle donne, spesso squalificanti. I grandi assenti in tv e nella pubblicità sono le realtà del merito e delle eccellenze femminili. Questo incide sulle scelte di vita e professionali delle nuove generazioni e rafforza pregiudizi nei confronti delle donne sul lavoro e sulle carriere. Un circolo vizioso che dobbiamo interrompere".

Per fare ciò il Comitato utilizzerà lo strumento privilegiato del comply or explain, ossia l’invito a rispettare il principio delle pari opportunità e la richiesta di una giustificazione adeguata ai soggetti inadempienti, rendendo pubbliche le risposte. Il Comitato premierà chi adotta buone pratiche e punirà chi invece preferisce quelle cattive. In modo ovviamente simbolico e un po’ autoironico, collegandosi alla tradizione della Befana: "Ai virtuosi daremo una moneta di cioccolata, e a chi discrimina le donne il carbone".
E comincia subito. La prima moneta di cioccolato è stata assegnata a Susanna Cenni, parlamentare senese del Pd che in qualità di assessore alle Pari Opportunità della Regione Toscana ha promosso una
legge regionale che si pone l'obiettivo di rimuovere gli ostacoli verso la piena parità di genere nella vita sociale, culturale ed economica regionale, attraverso un'analisi di genere nell'ambito della programmazione, la costituzione di una banca dati dei saperi delle donne e la realizzazione del bilancio di genere.
Mentre il carbone è andato al CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) o meglio agli enti che ne nominano i consiglieri, scegliendoli nella stragrande maggioranza tra gli uomini. Unica, lodevole eccezione, sottolinea Fiorella Kostoris, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha nominato due donne. Per il resto, dal Consiglio dei Ministri alle associazioni di categoria, le donne non esistono: "Pochissime le eccezioni, come Emma Marcegaglia, nominata dagli industriali, e Renata Polverini, per i sindacati".

Il comitato ha poi fornito una raffica di dati sconfortanti sull'occupazione femminile in Italia. Nel nostro paese lavora meno di una donna su due, ovvero il 47%: se al Nord siamo intorno a medie europee con il 58%, al Sud si precipita al 30%. A parità di qualifica e incarico, una donna è pagata un quinto in meno di un collega uomo. Il 20% delle donne lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio. L'Italia è ultima in Europa per fondi dedicati alle politiche familiari e solo un bimbo su dieci ha il privilegio di entrare in un asilo nido. Secondo il Gender-Gap Report del World Economic Forum l'Italia è al 72° posto per disparità uomo-donna, al 96° per partecipazione e opportunità nell'economia, all'88° per partecipazione al lavoro, al 91° per reddito da lavoro. Hanno avuto difficoltà ad avere credito in banca il 27% delle imprenditrici tra i 20-35 anni e il 31% di quelle tra i 43 e i 49 anni. Gli uomini in Italia hanno 80 minuti di tempo libero in più al giorno delle donne, in un anno sono 444 ore (Ocse). Solo il 52% delle donne fanno parte della popolazione attiva contro il 75% degli uomini (Istat). Nei Consigli di Amministrazione delle aziende italiane quotate, su 2.753 posizioni solo 174 sono occupate da donne (6%). Sono solo 2 le donne rettore di Università in Italia e altrettante le direttore di quotidiano. Nel Cda Rai, c'è solo 1 donna su 9 consiglieri. Su un campione di 133 istituti di credito, il 70% dei Cda non conta neanche una donna, e nessuna è capo di una banca. Le donne affollano i settori dell'istruzione, sanità e servizi alla persona, turismo e commercio, le varie forme di lavoro atipico, l'economia irregolare, mentre sono sottorappresentate nei settori che godono di garanzie e ammortizzatori sociali e in quelli di più elevato prestigio e retribuzione.

Eppure, possiamo farcela, è il messaggio lanciato dalle promotrici, tra le quali ci sono alcune donne che indibbiamente ce l’hanno fatta: come Anna Maria Tarantola, da un anno vicedirettore generale della Banca d'Italia, Luisa Napolitano, componente togato del Consiglio Superiore della Magistratura, Concita De Gregorio che dirige il quotidiano l’Unitàe la sua collega Raffaella Carretta del settimanale Gioia, che con un’immagine biblica si è detta convinta che “manca veramente poco per abbattere le mura di Gerico”.
Se ci mettiamo insieme è possibile cambiare le cose, ottenere dei risultati. Tutti? Magari no, però vale la pena provare” conclude più modestamente Emma Bonino, che assieme a un’altra donna evocata nella presentazione, Renata Polverini, potrebbe dar vita tra breve nel Lazio al primo duello tutto femminile nella storia delle elezioni regionali, abbattendo un altro piccolo tabù.