Fausta Guarriello è stata revocata dal Ministro del Lavoro per “mancanza di sintonia con gli indirizzi politici del governo”: si crea di fatto un precedente che rischia di inficiare il ruolo di indipendenza e autonomia che caratterizza la figura della Consigliera.
Alla fine le motivazioni politiche hanno avuto la meglio. Con decreto del 4 novembre 2008 il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha infatti concluso il procedimento avviato nei confronti della Consigliera nazionale di Parità effettiva, Fausta Guarriello, decretando la revoca della sua nomina.
Questo l’epilogo di una vicenda che nelle scorse settimane ha fatto discutere non poco: i “nodi del contendere” vertevano, da un lato, sull’applicabilità del meccanismo dello spoils system a un organo come quello della Consigliera; dall’altro, sull’importanza primaria del suo ruolo di garanzia, in quanto è “da sempre stata considerata dalla migliore dottrina una sorta di Authority antidiscriminatoria indipendente”, una figura, insomma, “totalmente svincolata dall’apparato politico, pur se nominata da soggetti politici”, con ”i caratteri di terzietà propri di altre figure di garanzia”, come hanno spiegato, tra le altre, le Consigliere di Parità del Piemonte, che si sono opposte al procedimento.
Il principio dello spoils system prevede che un governo attribuisca cariche istituzionali, titolarità di uffici pubblici e posizioni di potere sulla base di un rapporto fiduciario ed è disciplinato dalla legge 145 del 2002, che all’art. 6 contempla la possibilità di revocare le nomine degli organi di vertice conferite dal Governo o dai Ministri nel mese precedente lo scioglimento di entrambe le Camere. Qui risiede il motivo del procedimento del Ministro del Lavoro nei confronti delle Consigliere Nazionali di Parità: sono state nominate il 22 gennaio 2008, e il 6 febbraio le Camere sono state sciolte. La domanda chiave è: la Consigliera di Parità è un organismo politico “assoggettabile” a questo meccanismo? Per il Ministero sì.
Nel decreto di revoca rileva infatti “una mancanza di sintonia con gli indirizzi politici del Governo” come dimostrato dalla nota del 23 luglio 2008, “con la quale è stato manifestato dalla Consigliera nazionale di Parità prof. Fausta Guarriello radicale dissenso con le iniziative legislative recentemente adottate dal Governo”. “Un evidente pregiudizio nell’attuazione delle linee di azione che il Governo intende perseguire in materia” giustificherebbe quindi la revoca in base all’art 6 della legge 145, perché la legislazione vigente “non configura la Consigliera di parità come un’autorità indipendente, non essendo nominata da organi estranei all’amministrazione ed essendo inserita dal punto di vista organizzativo presso la Direzione generale del mercato del lavoro”. Anche se “non è posta in posizione di subordinazione gerarchica nei confronti del Ministro” questa figura “deve in ogni caso operare in coerenza con gli indirizzi politici del Governo”.
La professoressa Guarriello ha espresso in una nota inviata alle Consigliere il proprio rammarico, e sottolineato come il governo, con questo decreto, abbia “misconosciuto l’autonomia funzionale” della figura, “cui si riferisce espressamente l’articolo 16 del Codice delle pari opportunità, che deve essere interpretata anche alla luce della disciplina comunitaria in materia di organismi di parità”.
La Consigliera richiama a tal punto le indicazioni contenute già nella direttiva 2002/73/CE del 23 settembre 2002, poi trasfuse nella direttiva 2006/54/CE sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. “La direttiva impone agli Stati membri l’istituzione di organismi volti all’assistenza “indipendente” delle vittime delle discriminazioni, allo svolgimento di inchieste “indipendenti” in materia di discriminazione, alla pubblicazione di relazioni “indipendenti” su questioni connesse con tali discriminazioni”.
Senza contare che lo stesso Ministero del Lavoro “ha riconosciuto come la figura della Consigliera e del Consigliere di parità riveste chiaramente carattere di autonomia e di indipendenza e determina in piena libertà le priorità di intervento, i programmi di azione e tutto quanto necessario all’espletamento dei suoi compiti”.
Proprio in virtù di questa autonomia, Fausta Guarriello aveva inviato, il 23 luglio scorso, la lettera divenuta poi “casus belli” e motivo scatenante la revoca, in cui sottolineava l’impatto di genere che avrebbero avuto i provvedimenti emanati in materia di detassazione degli straordinari e l’abrogazione della legge 188 del 17 ottobre 2007 sulle dimissioni volontarie, in modo da non consentire più “alcun controllo pubblico sull’odiosa pratica, ancora ampiamente diffusa delle cosiddette dimissioni in bianco, che il datore di lavoro usa discrezionalmente quando ritiene opportuno, in particolare in caso di gravidanza o al rientro dalla maternità, respingendo le donne nelle spire del lavoro sommerso”.
Osservazioni critiche nei confronti di provvedimenti presi dal governo, certo, ma nel rispetto del ruolo che la Consigliera di Parità svolge, dato che è stata unanimemente ritenuta, sin dalla sua istituzione, un organismo di garanzia dell’attuazione del principio costituzionale di parità e di pari opportunità uomo-donna, con specifico riferimento all’ambito lavorativo.
Questa è la prima volta che una Consigliera viene revocata durante il corso del suo mandato per motivi politici. La professoressa Guarriello manifesta la sua preoccupazione in merito: “la decisione e le motivazioni addotte per la revoca dell’incarico mi sembra costituiscano un precedente pericoloso che mina in modo grave l’attività di un organismo costruito con un percorso storico lungo e faticoso, su cui le donne si sono impegnate sia nelle sedi istituzionali che politiche e sociali”. Nella nota viene sottolineato anche “il rischio che le ben note difficoltà di funzionamento della rete e le esigenze di contenimento della spesa pubblica vengano utilizzate come pretesto per ridimensionare la figura delle Consigliere di parità, profilandosi ipotesi di riordino degli organismi di parità”.
La Consigliera Nazionale di Parità ha inoltre reso nota l’intenzione di procedere per vie legali sia in sede nazionale che comunitaria “a tutela del carattere autonomo, tecnico e non politico, della figura istituzionale”.