16 marzo 2010

Il bilancio dell’ILO sull’occupazione femminile: in 15 anni qualche miglioramento, ma l'uguaglianza di genere resta lontana. La crisi colpisce in misura eguale donne e uomini: la ripresa è un rischio di nuove diseguaglianze, ma anche l’opportunità per uno sviluppo più equo.
Sono sempre più numerose le donne che lavorano ma l'uguaglianza di genere resta lontana: è la diagnosi dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro in occasione delle iniziative che, come è sua tradizione, vengono promosse per celebrare la Giornata della donna.
Per il 2010, il tema delle celebrazioni è stato What’s working for working women! - Quali progressi per le donne lavoratrici prendendo come riferimento i 15 anni passati da quando a Pechino la IV Conferenza Mondiale sulle Donne ha approvato la Piattaforma d’Azione globale per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne. In quell’occasione, il messaggio dell’ILO era stato Tutte le donne sono delle lavoratrici. Che cosa è dunque successo in questi tre lustri?
Secondo il Rapporto Donne nel mercato del lavoro: misurare i progressi e identificare le sfide, nonostante negli ultimi 15 anni si siano registrati molti cambiamenti positivi, il divario fra donne e uomini in termini di opportunità e qualità di impiego è ancora significativo.
Il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro è aumentato dal 50,2 al 51,7 per cento fra il 1980 e il 2008, mentre il tasso maschile è diminuito dall’82 al 77,7 per cento. Di conseguenza, il divario di genere nei tassi di partecipazione alla forza lavoro è sceso da 32 a 26 punti percentuali.
Gli incrementi nella partecipazione femminile si sono registrati pressoché in tutte le regioni del mondo, in particolare in America Latina e Caraibi. Tuttavia, in quasi tutte le regioni il tasso di crescita ha subito dei rallentamenti negli ultimi anni. I più importanti risultati in termini di numero di donne economicamente attive si sono registrati negli anni ’80 e primi anni ’90.
Allo stesso tempo, la percentuale di donne impiegate in lavori salariati e stipendiati è cresciuta dal 42,8 per cento del 1999 al 47,3 per cento del 2009, e la quota di donne impiegate in occupazioni vulnerabili è diminuita dal 55,9 al 51,2 per cento.
“Nonostante dalla Conferenza di Pechino ad oggi ci siano stati dei miglioramenti e un numero sempre maggiore di donne scelga di lavorare, le lavoratrici ancora non percepiscono la stessa retribuzione degli uomini”, ha dichiarato Sara Elder, della sezione dell’ILO sulle tendenze dell’occupazione e principale autrice del rapporto. “Ancora oggi, sono principalmente le donne ad accettare lavori mal retribuiti e precari perché sono gli unici impieghi disponibili o perché hanno bisogno di trovare un’occupazione flessibile per conciliare lavoro e responsabilità familiari. Gli uomini non affrontano le stesse limitazioni”. Da ciò la necessità, ribadita dall'ILO, di sostenere “politiche per la condivisione delle responsabilità familiari fra donne e uomini”.
Secondo il Rapporto, nel mondo del lavoro sono tre gli ambiti principali in cui persistono le differenze di genere nel lavoro.
Il primo è il tasso di attività: quasi la metà (48,4) della popolazione femminile di età superiore ai 15 anni rimane economicamente inattiva, contro il 22,3 per cento degli uomini. In alcune regioni, ancora oggi ci sono meno di 4 donne ogni 10 uomini attivi, il che significa che la maggior parte delle donne resta fuori dal mondo del lavoro.
In secondo luogo, le donne impiegano più tempo a trovare un lavoro rispetto agli uomini.
Infine, quando trovano un lavoro le donne vengono pagate meno e ricevono benefici inferiori rispetto ai lavoratori in eguali posizioni.
Secondo il rapporto dell’ILO, l’impatto della crisi economica globale ha inizialmente interessato i settori con manodopera maschile, come quello finanziario, manifatturiero e edile, ma in seguito si è esteso ad altri settori – compreso quello dei servizi – dove predomina la manodopera femminile.
L’ILO stima che il tasso globale di disoccupazione femminile è aumentato dal 6 per cento del 2007 al 7 per cento del 2009, poco più di quello maschile che ha registrato un aumento dal 5,5 al 6,3 per cento. Tuttavia, in quattro delle nove regioni mondiali, è stato il tasso maschile ad aumentare maggiormente rispetto a quello femminile. Nel 2009, il tasso di disoccupazione femminile era più elevato di quello maschile in sette delle nove regioni, e in Medio Oriente e Nord Africa la differenza ha raggiunto anche i 7 punti percentuali.
Il Rapporto afferma inoltre che, sebbene l’impatto della crisi in termini di perdita dei posti di lavoro sia stato complessivamente uguale per i lavoratori e le lavoratrici, le conseguenze a medio termine possono essere negative per la parità di genere.
“Le precedenti crisi ci hanno insegnato che per le donne che perdono il lavoro è più difficile trovarne un altro al momento della ripresa economica” - ha ricordato Elder - “É per questo che è importante garantire che l’uguaglianza di genere non sia un lusso che ci si può permettere quando le cose vanno bene e che viene poi messa da parte quando sorgono le difficoltà. Deve essere vista come uno strumento per promuovere la crescita e l’occupazione piuttosto che come un costo o un limite”.
Jane Hodges, Direttore dell’Ufficio dell’ILO per l’uguaglianza di genere, ha evidenziato che a 15 anni da Pechino molto si è appreso su ciò che funziona per le lavoratrici e sulla parità di genere. Secondo Hodges, la Risoluzione sull’uguaglianza di genere al centro del lavoro dignitoso (Resolution on Gender Equality at the Heart of Decent Work), adottata nel 2009 dalla Conferenza Internazionale del Lavoro dell’ILO, costituisce una guida verso la costruzione di un mercato del lavoro in cui tutte le donne e gli uomini possano partecipare liberamente e attivamente. Vengono proposte attività volte a favorire l’empowerment economico delle donne attraverso lo sviluppo imprenditoriale, affrontare la disparità di remunerazione fra gli uomini e le donne, rafforzare la protezione sociale per tutti e accrescere la partecipazione delle donne nel dialogo sociale.
E il Direttore generale dell'organizzazione, Juan Somavia, nel messaggio in occasione dell'otto marzo, nel confermare l'impegno per sostenere le misure in favore delle lavoratrici come una parte integrante dell’Agenda del Lavoro Dignitoso, ha ricordato il Patto Globale per l’Occupazione, adottato dalla Conferenza Internazionale del Lavoro nel giugno 2009 per mitigare l’impatto sociale della crisi. “Il Patto promuove l’adozione di programmi per la ripresa economica che integrino la questione della parità di genere in tutte le misure realizzate. La crisi economica è un’opportunità per definire nuove risposte alla disuguaglianza di genere”.
Il testo del rapporto (in inglese)