
La tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso l’analisi dei rischi connessi alle differenze uomo-donna e dei possibili danni fisici e chimici.Un aspetto spesso sottovalutato o trascurato, ma importante, su cui è ha focalizzato l’attenzione il progetto “Donna P.E.R.LA. – Prevenzione e Rischi sul Lavoro” nato nel 2009 con la collaborazione delle Consigliere regionali di Parità.
Sono stati presentati il 29 giugno a Torino i primi risultati dell’indagine nata dall’esigenza di indagare le condizioni di salute e sicurezza su un rilevante campione di lavoratrici e di lavoratori in alcuni settori ad elevata occupazione femminile in Piemonte. Il progetto è stato realizzato da un gruppo di lavoro interdisciplinare composto da: Graziella Silipo Responsabile progetto – CGIL Piemonte, Franca Turco Coordinatrice progetto – Consigliera Parità Piemonte, Laura Seidita CGIL Piemonte, Aldo Celestino CISL Piemonte, Anna Maria D’Angelo e Teresa Cianciotta UIL Piemonte, Angelo d’Errico e Denis Quarta Epidemiologia Piemonte, Giuseppina Roggero Inail Piemonte, Giulia Ciralli Assessorato Sanità – Regione Piemonte.
L’indagine si è svolta tra giugno e settembre 2010 in settori che occupano in prevalenza donne, quali l’industria tessile e dell’abbigliamento, la grande distribuzione, l’assistenza all’infanzia e agli anziani, le imprese e cooperative di pulizia. In questi settori, secondo la rilevazione dell’indagine, il 65% delle/gli intervistate/i si dichiara soddisfatto del proprio lavoro rispetto al 76% dei lavoratori italiani intervistati in un’indagine europea (2007).
Per quali motivi? La risposta è stata ricercata attraverso un questionario proposto a lavoratori e lavoratrici occupati in 25 aziende campione individuate per dimensione aziendale e rappresentatività geografica, sulla base del più recente archivio Inail delle attività produttive, ponendo particolare attenzione anche ai rapporti sindacali e unitari all’interno delle aziende. In 90% dei 2000 questionari distribuiti in orario di lavoro, durante un’assemblea sindacale dedicata, è stato restituito compilato e rileva una popolazione composta dal 20,8% di uomini e dal 79,2% a donne.
Lavoratrici e lavoratori hanno risposto in tutto a 186 domande suddivise in cinque sezioni principali volte a rilevare informazioni di tipo socio-demografico, sulle condizioni di lavoro e sull’esposizione a fattori di rischio occupazionale, sul carico di lavoro familiare e sull’esposizione a fattori ergonomici nello svolgimento del lavoro domestico, sugli stili di vita rileva ampiamente che lavoratrici e lavoratori presentano, in generale, un maggior rischio di esposizione a fattori ergonomici e psicosociali rispetti agli altri settori. Soprattutto le donne risentono particolarmente dell’esposizione ad aspetti psicosociali sfavorevoli sul lavoro, come la scarsa possibilità di utilizzare e sviluppare le proprie capacità tecniche (già meno utilizzate fra le donne rispetto agli uomini), la percezione che il proprio lavoro sia poco riconosciuto, la mancanza di supporto da parte dei supervisori, l’ingiustizia nella risoluzione dei conflitti e nella distribuzione dei carichi di lavoro, i conflitti casa-lavoro e le prepotenze subite da supervisori e colleghi.
È elevato anche l’incidenza dei fattori ergonomici negativi sul lavoro per le donne tra cui movimenti ripetuti, posture incongrue, ritmi di lavoro intensi. L’indagine rileva, inoltre, il non adeguato ricorso a dispositivi di protezione personale rispetto al rumore semi-continuativo ma anche rispetto all’utilizzo di dispositivi di sollevamento, anche quando disponibili, tra i lavoratori che sollevano soggetti anziani o malati. Un problema che potrebbe essere attenuato attraverso la formazione sulla sicurezza nelle aziende interessate.
Esistono, infatti, un numero elevato di patologie correlate al lavoro in particolare per il sollevamento e movimentazione di carichi pesanti (25%) e flessione o rotazione frequente del busto (56%). Un buon numero di lavoratori, tra il 30 e il 50%, secondo l’aspetto considerato, lamenta aspetti microclimatici sfavorevoli.
Per quanto riguarda le condizioni di salute, molti soggetti riferiscono di soffrire di particolari patologie quali lombalgia (27%) o disturbi muscolo-scheletrici dell’arto superiore (52%) e depressione (8%), con prevalenza di molto superiore tra le donne rispetto agli uomini.
Un’attenzione specifica dovrebbe essere rivolta all’ambiente di lavoro che necessitano di ulteriori interventi preventivi rispetto all’esposizione a inquinanti fisico-chimici e a condizioni microclimatiche sfavorevoli che risulta più diffusa di quella rilevata da altre indagini italiane. Inoltre, l’indagine rileva l’esposizione ad ambienti di lavoro con esposizione a temperature elevate in estate, basse in inverno, ad elevata umidità e scarso ricambio d’aria fanno supporre.
«L’indagine rileva, inoltre, - spiega la Consigliera di Parità Franca Turco - come siano presenti alcuni fattori di grande rischio per la salute sulle donne: da un lato il lavoro ripetitivo cui sono spesso sottoposte, dall’altro la doppia fatica, casa e lavoro, che sovraccarica le loro giornate lavorative e influisce sul loro benessere. Sono fattori troppo spesso sottovalutati ma che richiedono, soprattutto ora che la rilevazione li pone così chiaramente in evidenza, di essere affrontati con la dovuta attenzione».
I dati analizzati ed elaborati saranno restituiti ai lavoratori delle aziende che hanno partecipato all’indagine e divulgati tra gli organi di vigilanza, soprattutto tra i RLS(Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) e le RSU (Rappresentanze Sindacale Unitaria), per supportare i processi di valutazione dei rischi e di miglioramento delle condizioni di lavoro e di salute nei settori individuati.
In autunno sarà organizzato un convegno di presentazione dei dati in cui sarà reso disponibile il report completo dell’indagine al fine di stimolare la discussione dei risultati.