Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Consigliera di Paritā Regionale

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Piemonte, per la paritā servono percorsi di crescita

04 giugno 2009

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La seconda edizione del bilancio di genere della Regione Piemonte riconosce i passi in avanti, ma indica una serie di azioni su strategie e programmazione per contrastare la segregazione lavorativa delle donne puntando su settori ancora mascolinizzati come ricerca, innovazione e high tech.

 
Dopo la prima esperienza nel 2006, il bilancio di genere della Regione Piemonte, a cura dell’IRES – Istituto di Ricerche Economico-Sociali, si ripropone quest’anno con un approccio di sistema e attenzione all’attualità. Non a caso, è stato presentato contestualmente al Secondo rapporto sulla condizione femminile in Piemonte, che ne è strumento conoscitivo propedeutico. La sua uscita segue di due mesi l’approvazione della legge regionale n. 8/2008 che ha reso il bilancio di genere una prassi obbligatoria, con definizione di regolamenti e procedure per realizzarlo e per diffonderlo in tutti gli enti pubblici.
Il report, che prende in considerazione le attività relative al 2007 e i dati parziali del 2008, rappresenta l’applicazione nella procedura di bilancio del gender mainstreaming, con cui s’intende, secondo la definizione della Commissione Europea, “l’integrazione sistematica delle rispettive situazioni, priorità e necessità delle donne e degli uomini in tutte le politiche, nell’intento di promuovere la parità tra donne e uomini”. Detto in altro modo, ciò consiste “nell’adottare una valutazione d’impatto di genere a tutti i livelli della procedura di bilancio, ristrutturando le entrate e le uscite al fine di promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne”.
Nel dettaglio, l’analisi ha focalizzato i punti salienti delle differenze e delle disuguaglianze di genere nella popolazione piemontese, cercando di sintetizzare le dinamiche di tipo strutturale: impegno consistente delle donne nel lavoro di cura, familiare e domestico, che ne pregiudica il contributo nella professione e nella società; impatto del lavoro non retribuito sulla minore partecipazione femminile al mercato del lavoro in termini quantitativi (più basso tasso di occupazione femminile, 56,3% contro il 73,4% degli uomini, ricorso al part-time per il 24,3% delle lavoratrici contro il 4,2% dei lavoratori); peso degli stereotipi culturali che influenzano le scelte delle donne e delle famiglie verso una segregazionesia dei percorsi di studio che dei settori economici di attività, fragilità sociale ed economica delle donne, soprattutto anziane; maggiori disagio giovanile e difficoltà nel proteggere la salute per gli uomini; multiforme lettura di genere riferita alla popolazione straniera; potenzialità ancora inespresse delle donne più giovani.
Anche per il 2007 l’impegno programmatico regionale ha riservato uno spazio alle pari opportunità come priorità e trasversalità. È stato confermato e implementato l’impegno finanziario nelle politiche di pari opportunità.
Nel consuntivo 2007, tra risorse specifiche per le pari opportunità e investimenti della sanità nella salute femminile, la Regione Piemonte ha allocato 7,4 milioni di euro. In considerazione poi dell’importanza del settore sanitario sul totale delle attività regionali (le spese della salute hanno infatti coinvolto il 70,7% delle risorse impegnate a bilancio), la seconda parte del Bilancio legge l’organizzazione del sistema sanitario regionale in un’ottica di genere.
In tema di politiche di pari opportunità, tra iniziative e progetti attuati figurano azioni: a tutela della salute delle donne e di contrasto alla violenza; per favorire la parità nella società e l’accesso alle posizioni di potere; per favorire il lavoro femminile; per favorire la conciliazione e il lavoro di cura e familiare.
Le politiche di settore e le attività regionali sono state inoltre indagate attraverso la lettura per assi del programma di governo in linea con il primo bilancio Sociale (PDF, 4,33 MB) presentato a gennaio: innovazione, competitività lavoro e conoscenza; salute, benessere e politiche sociali; cultura, turismo, comunicazione e informazione; territorio e ambiente; infrastrutture e mobilità; agricoltura e montagna; macchina regionale efficiente e amichevole; Piemonte Regione d’Europa. Le relazioni e la cooperazione internazionale.
Il bilancio di genere non manca di sviluppare alcune considerazioni sulla crisi economica in atto. Nel bimestre ottobre-novembre 2008, in Piemonte la caduta occupazionale ha colpito più gli uomini che le donne, perché i settori più colpiti sono stati quello dell’auto e il suo indotto. L’occupazione femminile ha manifestato un decremento inferiore (-12,5% contro il -18,5% per gli uomini), anche perché nell’industria aveva già scontato una forte contrazione negli anni precedenti, a causa della crisi nel tessile e nell’abbigliamento, spostandosi verso il settore dei servizi.
La crisi americana ha già messo in evidenza che l’occupazione femminile, pur se con tempi diversi, è messa maggiormente a repentaglio, perché più debole in termini di flessibilità, orario, retribuzione, tutele sindacali. Gli effetti della crisi hanno inoltre una ricaduta nella vita delle famiglie, difficilmente quantificabile: le donne finiscono con l’essere le maggiori responsabili delle strategie di contenimento delle spese quotidiane, dovendo quindi svolgere più lavoro familiare, riducendo la qualità della vita e il tempo per altre attività.
In questo contesto le dinamiche di intervento pubblico richiedono un’azione integrata tra le varie istituzioni, adottando un’impostazione di medio lungo termine che vada oltre l’emergenza e sappia tracciare dei percorsi di crescita. Il Bilancio di genere propone di agire su:
- strategie politiche: è necessario rendere più visibili le dinamiche di parità non solo nelle politiche tradizionalmente gender sensitive, quali il lavoro, il sociale, la formazione e la sanità, ma anche favorendo le pari opportunità lavorative di donne e uomini, ragionando in termini di localizzazione territoriale delle attività più segregate e cercando di contrastare la segregazione lavorativa attraverso le politiche per l’istruzione e la formazione professionale nei settori ancora più mascolinizzati, come ricerca, high tech, innovazione;
- programmazione: esiste un’asimmetria tra i vari settori di attività nell’introduzione dell’obiettivo di parità: i settori finanziati con i Fondi strutturali europei hanno infatti già intrinseca una cultura di parità, che discende da una precisa scelta strategica dell’Unione Europea; una prima proposta potrebbe essere quella di sfruttare questo know how per mettere a sistema l’introduzione degli obiettivi di parità anche in settori non tradizionalmente toccati da questo approccio, prevedendo il contributo di report di valutazione specifici;
- formazione del bilancio: ricorrendo ad appositi codici sarebbe possibile segnalare con maggiore precisione le voci di spesa dirette alle donne, molte delle quali oggi sono ancora confuse in capitoli di spesa generici;
- attività, trasferimenti e servizi: l’azione di sinergia e integrazione dell’Assessorato alle Pari Opportunità può essere rafforzata in una logica di mainstreaming attraverso la disponibilità di nuovi strumenti di monitoraggio e di conoscenza che permettano di tarare meglio le strategie dell’ente.