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Pił nascite e meno aborti dalla fecondazione assistita

12 maggio 2010

700 nati in più: dopo un anno, la sentenza della Consulta mostra i primi effetti positivi per la salute e la fertilità delle donne. Intanto la Corte Europea di Giustizia condanna le leggi restrittive, in nome del diritto alla famiglia, e prepara il terreno a nuovi ricorsi per cambiare la legge 40.

 

 

 

 

In un anno, 700 bambini in più e 2000 aborti in meno. Sono i primi risultati della sentenza della Corte Costituzionale che nell’aprile 2009 ha di fatto modificato la legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita, consentendo la flessibilità del numero di embrioni impiantabili e la crioconservazione di quelli prodotti in eccesso.
È quanto emerge da uno studio realizzato dai centri clinici Humanitas di Milano, Tecnobios di Bologna, e G.EN.E.R.A di Roma, presentato a Riccione al secondo Congresso unificato delle società italiane di Medicina della riproduzione. Lo studio confronta i risultati dei sette mesi precedenti con quelli dei sette mesi successivi l'attuazione delle modifiche alla legge 40 introdotte dalla Suprema Corte.

"La Sentenza 151 della Corte Costituzionale - ha ricordato il dott. Filippo Ubaldi di G.EN.E.R.A - fissa due punti importanti: l'autonomia e responsabilità del medico nello stabilire il numero necessario di embrioni da impiantare, riducendo al minimo il rischio per la salute della donna, ed eventualmente del feto; il ricorso, in deroga alla legge 40, al congelamento di quegli embrioni prodotti ma non impiantati per scelta medica".
"Il gruppo oggetto dello studio - ha illustrato Ubaldi - comprende 6.976 cicli di trattamento per fecondazione in vitro. Dopo l'attuazione della Sentenza 151, si è osservato un aumento del numero di gravidanze evolutive (cioè a termine o oltre la ventesima settimana di gestazione) dal 20,2% al 22,2% e una riduzione degli aborti dal 24,1% al 20,4%. Tradotto in numeri questo vuol dire che da dopo la Sentenza è possibile ottenere una gravidanza evolutiva in più ogni 52 trattamenti. Se noi consideriamo che in Italia si eseguono ogni anno circa 40.000 trattamenti di fecondazione in vitro questo incremento è di oltre 700 bambini nati ogni anno con questa tecnica. Questi miglioramenti clinici sono ancora più evidenti nei casi sterilità da fattore maschile severo passando da un tasso di gravidanza evolutiva del 26,5% al 35%”.
Le differenze saranno ancora più significative quando, tra qualche mese, si potrà aggiungere alle gravidanze ottenute dal trasferimento di embrioni freschi quelle ottenute dal trasferimento di embrioni congelati ottenendo cosi quella che viene definita gravidanza cumulativa.

Lo studio evidenzia come sulle donne dai 30 ai 35 anni bastino meno di due embrioni trasferiti per il buon esito della terapia, mentre maggiori problemi incontrano le donne dai 35 ai 39 anni, dove pure, dopo la sentenza, c´è stato “un aumento significativo delle gravidanze, con un bambino nato ogni 28 transfert”. È inoltre parere di tutti gli esperti che “i medici fertilizzano il numero di ovociti necessari per avere bambini, cioè non hanno creato embrioni in più dopo la sentenza” come ha sottolineato Guido Ragni, portavoce delle società organizzatrici del Congresso. Non ci sono ancora dati sufficienti per valutare l’effetto sui parti multigemellari, che erano aumentati considerevolmente a causa dell’obbligo di impianto contemporaneo di tre embrioni, introdotto dalla legge 40 ma ora di fatto rimosso dalla Consulta.

Nonostante le modifiche apportate dalla giurisprudenza, la legislazione italiana rimane fortemente restrittiva, dato che nega il ricorso alla fecondazione artificiale alle madri non sterili e proibisce la fecondazione eterologa. Ma un ulteriore impulso alla modifica della legge 40 viene da una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha stabilito che il divieto della fecondazione eterologa, cioè effettuata grazie allo sperma di un donatore o all'ovocita di una donatrice, contrasta con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, precisamente con l’art. 8 che regola il diritto al rispetto della vita privata e familiare.
La sentenza della Corte accoglie il ricorso di alcune coppie austriache contro la legge del loro paese, molto simile a quella italiana, affermando tra l’altro che gli Stati non sono obbligati a legiferare in materia di procreazione assistita ma se lo fanno devono prendere in considerazione i differenti interessi legittimi. In Italia sono stati subito presentati vari ricorsi legali in diverse città italiane, promossi dalle associazioni di tutela dei cittadini come Madre provetta, HERA, SoS infertilità onlus.
Il sistema italiano ha costretto negli ultimi anni quasi 50mila coppie ad emigrare oltre confine per sottoporsi a questo tipo di inseminazione, alimentando il cosiddetto “turismo da provetta”. Meta preferita la Spagna, dove si è verificato un vero e proprio boom di afflussi: quasi 1400 casi fino al 2008, con un costo medio di 8000 euro a coppia. Urge un cambiamento.