17 giugno 2009
Un sito internet dell’Università di Bologna per dare voce e spazio alle donne italiane che hanno contribuito spesso senza onori al cammino della scienza. E per contribuire ad abbattere il tetto di cristallo nel mondo della ricerca.
Dall’oblio della storia alla ribalta contemporanea del Web. Le donne italiane che hanno partecipato all’impresa scientifica e sono rimaste a lungo nell’ombra hanno da oggi una nuova visibilità: un sito internet nato dalla collaborazione tra l’Università di Bologna e il Ministero dell’Università e della ricerca.
Scienza a due voci è un dizionario biografico delle scienziate italiane dal Settecento all’età contemporanea. Le biografie sono consultabili per disciplina (astronomia, chimica, fisica, ingegneria, architettura, matematica, statistica, medicina e scienze naturali), città (ventuno capoluoghi) o secolo (dal seicento al novecento). I nomi inseriti sono più di mille, mentre sono centocinquanta le schede analitiche, corredate da indicazioni bibliografiche e arricchite dalle riflessioni e dai ricordi di allievi, amici e colleghi. Migliaia anche le fotografie inserite nella gallery tra ritratti, documenti e opere originali.
Ad esempio, la chiave di ricerca “Torino” introduce a un centinaio di ritratti di donne illustri più o meno conosciute al grande pubblico: da Giuseppina Aliverti, che si laureò in fisica con il massimo dei voti nel 1919 e poi iniziò un filone di indagini sperimentali sull’elettricità e sulla radioattività naturale dell’atmosfera, che le valsero il premio decennale Vincenzo Reina, a Gina Lombroso, figlia di Cesare, che ne proseguì l’opera in campo psichiatrico e criminologico, e fu anche militante socialista ed esule antifascista; o Elda Valabrega, matematica votata alla didattica e alla crescita intellettuale, sociale ed etica dei giovani, o ancora Jole Scurti Ceruti che ricoprì una delle prime cattedre di micologia istituite in Italia, fino alla più nota scienziata dei giorni nostri, il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini.
Il sito, dedicato alla birmana Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace nel 1991, è frutto del lavoro di un gruppo di storiche e storici della scienza del Dipartimento di filosofia dell’Università di Bologna, coordinato da Raffaella Simili e Valeria Babini, che ha portato avanti il progetto dal 1999 avvalendosi anche del contributo di esperti di altre Università italiane ed estere, “con modalità e iniziative diverse, ma aventi tutte per oggetto il ruolo svolto dalle donne nel progresso e nella diffusione delle conoscenze scientifiche, anche secondo una prospettiva di genere”. Il progetto ha dato origine anche a cicli di conferenze e a un volume pubblicato nel 2006 dall’editore Olschki .
Un metodo di ricerca storica che, oltre a restituire l’immagine di grandi protagoniste misconosciute del progresso scientifico e culturale, ha messo in luce le modalità peculiari con cui le donne si sono create uno spazio in questo mondo maschile: la collaborazione di coppia (gli Hevelius, i Lavoisier, gli Young) e di gruppo familiare (i Lombroso), la cooperazione femminile (Marie Curie e le sue assistenti all'Istituto del radio), il lavoro di equipe (in molti casi mancata, come per Rosalind Franklin le cui scoperte e il conseguente premio Nobel furono attribuite ai tre uomini con cui collaborava).
“Il contributo femminile alla scienza - spiegano le promotrici dell’iniziativa - è stato ed è ancor oggi raccontato in forma aneddotica più che oggetto di conoscenza storica. Le donne che hanno partecipato all'impresa scientifica sono state solitamente raffigurate come fenomeni straordinari o muse ispiratrici di grandi scienziati o abili assistenti al fianco di illustri professionisti. È così che, tra eccezionalità e marginalità, la loro collocazione è rimasta al di fuori della scienza ufficiale. Presenze nascoste nella polvere della storia”. La ricerca minuziosa, approfondita e insieme appassionata, intenta a ricostruire un quadro più veritiero e autentico della scena scientifica, ha invece portato alla luce una presenza femminile “reale, cospicua e diversificata: tanti nomi nuovi, interessanti percorsi scientifici, imprese intellettuali e sociali, vite non sempre facili e lineari, volti e voci pressoché sconosciuti o dimenticati”.
Dopo la mostra Nobel negati alle donne di scienza che ha avuto grande seguito negli anni passati, oggi questo sito offre uno spazio permanente e interattivo per diffondere quella voce che è rimasta nascosta, ma che ha contribuito con pari dignità al cammino della scienza. Lo scopo è ricostruire una verità storica, ma anche contribuire ad abbattere il tetto di cristallo che ancor oggi ostacola il cammino delle donne nel mondo della ricerca. Per una scienza, appunto, “a due voci”.