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Il Rapporto annuale della Commissione Europea fa i conti con la crisi: i rischi di arretramento e le opportunità di cambiamento. E ribadisce che le politiche di parità sono investimenti a lungo termine e possono aiutare la ripresa economica.
Come ogni anno la Commissione Europea ha pubblicato la relazione sui progressi compiuti per promuovere la parità di genere negli Stati membri dell'Unione e per presentare le sfide e le priorità per il futuro. Ma il rapporto Parità tra donne e uomini –2010 deve fare i conti con un quadro economico e sociale profondamente cambiato dalla crisi economica più grave degli ultimi decenni.
Il rapporto parte dalla premessa che la parità di genere è un principio fondante dell’Unione Europea, che vi ha contribuito in maniera rilevante sia a livello normativo, sia integrando la dimensione di genere nelle sue politiche e nei suoi strumenti. Ma nonostante gli sforzi compiuti, la disparità persiste, e potrebbe diventare più radicata proprio a causa della crisi economica mondiale. Con parole molto esplicite, la Commissione denuncia che il rallentamento dell'attività economica può essere utilizzato per giustificare una limitazione o un taglio delle misure a favore della parità, un “rischio confermato dall’analisi delle risposte nazionali alla crisi”. Ma leggendo la medaglia al contrario, questi tempi di crisi potrebbero rappresentare anche un'occasione unica per introdurre cambiamenti, in quanto la parità di genere costituisce uno dei presupposti per la crescita sostenibile, l'occupazione, la competitività e la coesione sociale. I responsabili politici hanno l'opportunità (e il dovere) di attuare politiche volte a favorire la parità tra donne e uomini sul mercato del lavoro e nella società del futuro.
L’esame della situazione mostra una presenza sempre più massiccia delle donne sul mercato del lavoro, superiore al 59% nel 2008 e quindi vicina al mitico traguardo di Lisbona del 60%, ma anche un improvviso arresto di questa tendenza positiva nell’ultimo periodo: tra il maggio 2008 e il settembre 2009, il tasso di disoccupazione nell'Unione è aumentato più sensibilmente per gli uomini che per donne a causa del crollo dei settori dell'industria e della costruzione, ma nei mesi successivi la disoccupazione femminile e maschile sono cresciute allo stesso ritmo e ciò riflette l'allargamento della crisi ad altri comparti. In una dozzina di Stati membri, la disoccupazione permane più elevata fra le donne, e quasi ovunque le donne sono sovrarappresentate tra gli inattivi e tra gli occupati part-time involontari, oltre che penalizzate dal punto di vista salariale e contributivo. Inoltre, l’esperienza delle crisi del passato rivela che il tasso d'occupazione degli uomini risale in generale più rapidamente di quello delle donne. Tenendo conto del tasso d'occupazione espresso in equivalenti a tempo pieno, la disparità tra donne e uomini risulta soltanto leggermente ridotta dal 2003 ad oggi, anzi, in nove Stati membri si è addirittura aggravata.
Nel contempo, la partecipazione delle donne ai processi decisionali e alle posizioni di responsabilità, pur aumentata nel corso degli ultimi anni, non ha intaccato il potere maschile nelle sfere politica ed economica: soltanto uno su quattro dei membri dei parlamenti e dei ministri negli stati europei è una donna, le donne rappresentano il 10% dei membri dei consigli di amministrazione delle principali società quotate in borsa e il 3% dei presidenti.
La Commissione ribadisce che la parità di genere non è solo una questione equità ma costituisce uno dei presupposti per il raggiungimento degli obiettivi europei di crescita sostenibile, occupazione, competitività e coesione sociale. L'investimento nelle politiche della parità di genere paga: crescono infatti i tassi di occupazione, il contributo delle donne al PIL, il gettito fiscale e i tassi di fecondità. È importante che la parità resti al centro della strategia UE 2020, in quanto si è rivelata una soluzione sostenibile alle sfide vecchie e nuove. Le politiche di parità devono essere considerate pertanto investimenti a lungo termine, non costi a breve termine.
Ne consegue che politiche efficaci a favore della parità di genere devono essere parte integrante delle misure adottate per uscire dalla crisi, stimolare la ripresa economica e costruire un'economia più forte per il futuro. Pertanto, la Commissione Europea ritiene che la dimensione di genere debba essere rafforzata in tutte le parti della strategia post Lisbona, ed esorta gli Stati membri a rispondere senza indugio alle sfide individuate nella Relazione. In particolare: a rafforzare la dimensione di genere in tutte le parti della strategia UE 2020, a ridurre il divario salariale tra donne e uomini attraverso strategie specifiche ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili, a garantire che la diversità in seno ai consigli d'amministrazione delle società quotate in borsa stimoli un ambiente decisionale equilibrato e che le donne siano incoraggiate a raccogliere la sfida di divenire membri dei consigli, a intensificare gli sforzi per prevenire e combattere la violenza sessista, a garantire che le politiche prestino attenzione alle donne in condizioni di vulnerabilità, e a far sì che le specificità di genere siano prese in considerazione nel quadro delle misure adottate per rispondere alla recessione ai livelli europeo e nazionale, tenendo conto del diverso impatto della crisi sulle donne e sugli uomini. Dal canto suo, nel 2010 la Commissione si impegna a varare una strategia che dovrà continuare la Road Map, inoltre nel quindicesimo anniversario della Piattaforma d'azione di Pechino saranno valutati i progressi realizzati nei diversi settori d'azione. Nonostante la crisi, la sfida per l’uguaglianza di genere continua.