Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Pari opportunitā nel welfare del futuro

14 maggio 2009

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La penalizzazione della maternità e la disoccupazione femminile tra le priorità del Libro Bianco del ministro Sacconi, che annuncia una svolta nelle politiche sociali basata su responsabilità dell’individuo e centralità della famiglia. 

Preceduto da un Libro Verde che nel luglio 2008 metteva a fuoco le principali emergenze sociali del sistema Italia, con 26 domande articolate a chiusura dei vari paragrafi - nessuna delle quali per la verità focalizzata sul genere o sulle pari opportunità - è finalmente uscito, con l’approvazione ufficiale del Consiglio dei Ministri, il Libro Bianco sul futuro del modello sociale.
Il suo obiettivo, come ha dichiarato il Ministro Maurizio Sacconi, è tracciare il quadro culturale e politico di un nuovo modello di welfare, declinarne i valori e la visione, senza entrare nel dettaglio delle misure concrete da adottare, delle priorità, dei tempi e neppure delle risorse finanziarie impiegate: tutto questo sarà oggetto del dibattito politico e della dialettica tra le forze sociali, nel corso della legislatura, e compatibilmente con le condizioni dell’economia e della finanza pubblica. E a scanso di equivoci e polemiche, Sacconi ha precisato che non è intenzione del governo oggi riformare di nuovo il sistema pensionistico, reintrodurre le "zone salariali" o rivedere le norme sui licenziamenti: tutti obiettivi ben delineati nel documento, ma rinviati a quando la crisi economica allenterà la sua morsa.

La vita buona nella società attiva così si chiama il Libro Bianco, comprende sette capitoli i cui titoli offrono già la chiave di lettura:

   1. Lo scenario attuale e le grandi tendenze
   2. I limiti e le potenzialità del modello sociale italiano
   3. I valori: persona, famiglia, comunità
   4. La visione: il nuovo modello delle opportunità e delle responsabilità
   5. Meriti e bisogni
   6. La sostenibilità del modello sociale 
   7. Conclusioni

A differenza del Libro Bianco del 2001, quello odierno non affronta solo il mercato del lavoro, ma tutti gli ambiti che rientrano nel sociale perché al centro della riforma “c’è la persona” inserita “in un sistema integrato di tutele, dalla salute al lavoro, dalla formazione alla previdenza”. Ma il Libro Bianco, recita il testo, “vuole disegnare nuove politiche che non si limitino a erogare passivamente tutele e sussidi, di tipo risarcitorio o assistenziale” ma “là dove possibile, la concessione di tutele deve essere condizionata alla partecipazione attiva nella società” attraverso “un percorso che garantisca continue opportunità e stimoli, e al tempo stesso la responsabilità del singolo”.
Percorso da suggestioni come lo Statuto dei Lavori che dovrebbe porre fine alle disparità e dicotomie tra lavoro dipendente e autonomo, o il fascicolo personale elettronico per riunire tutte le informazioni sulle diverse fasi della vita, e dichiaratamente orientato alla centralità della famiglia, il Libro Bianco insiste sull’integrazione fra servizi pubblici e privati, sulla sussidiarietà, sul ruolo del volontariato e degli enti bilaterali. E fra le tante ambizioni, ha anche quella di affrontare alcuni temi chiave della diseguaglianza di genere.

In primo luogo, le contraddizioni tra maternità e lavoro, definite “un problema inedito di libertà femminile, che riguarda la possibilità di procreare, di avere bambini senza essere pesantemente penalizzate”.
Il desiderio di maternità è rimasto, secondo il documento , pressochè inalterato negli ultimi decenni, ma è diminuita la possibilità di realizzarlo. Le donne vorrebbero più figli di quelli che in realtà fanno. Ma sulle cause e sui conseguenti rimedi, il Libro Bianco si discosta dalle analisi più diffuse.

La divaricazione tra il desiderio di maternità e la sua realizzazione è spesso attribuita alla carenza di servizi per l'infanzia o ai bassi tassi di occupazione femminile – si legge nel testo - Ciò può essere vero solo in parte”. A conferma di questa tesi, si cita la bassa natalità nelle Regioni in cui vi è il numero maggiore e la migliore qualità di asili nido, e un più alto tasso di occupazione femminile.
Sulla rinuncia al figlio influirebbero altri fattori, come la fiscalità che non premia la famiglia, gli ostacoli strutturali all'utilizzo del lavoro a tempo parziale e, in genere, l'impermeabilità tra tempi di lavoro e di cura, e soltanto in seconda battuta la carenza di alcuni servizi. A pesare, però, sono anche "influenze culturali più sottili: la progressiva perdita delle competenze genitoriali e del valore sociale della maternità, una tendenza all'eccesso di medicalizzazione della gravidanza e del parto, visto sempre meno come un evento naturale, la scarsa propensione degli uomini italiani alla condivisione dell'impegno domestico e la scarsissima valorizzazione del lavoro di cura".

Dello stesso tenore anche l’analisi della disoccupazione femminile, che in Italia registra ancora il maggior divario tra i paesi europei rispetto a quella maschile, mentre il tasso di occupazione, oggi distante di quasi 15 punti percentuali dagli obiettivi fissati a Lisbona per il 2010, è l’indicatore che desta maggiore allarme. Meno di una donna su due in età di lavoro ha una occupazione regolare, nel mezzogiorno addirittura una su quattro.
Ma su questa situazione incide quella che è definita “la fallimentare esperienza della legislazione in materia di pari opportunità tra uomo e donna”, basata per anni su interventi poco selettivi, spesso assistenzialistici e soprattutto poco attenti all’obiettivo di un generale miglioramento delle performance del mercato del lavoro. Per questo la ricetta del futuro non sono gli incentivi ma un approccio di genere integrato e trasversale a tutte le politiche pubbliche.

''Sono altrettanto necessari - prosegue il testo - l'effettivo accesso ai congedi parentali, orari dei servizi tarati non sui dipendenti ma sulle esigenze delle famiglie, prassi contrattuali tese a favorire la modulazione flessibile degli orari di lavoro''.

Un welfaredelle opportunità è anche, se non prima di tutto, un welfare delle pari opportunità, che non deve ignorare la differenza di genere: “la discriminazione si verifica, infatti, non solo quando soggetti uguali vengono trattati in modo diverso, ma anche quando soggetti diversi vengono trattati in modo uguale", si legge nel Libro Bianco. Per questo, l’obiettivo della equiparazione dei requisiti pensionistici tra uomini e donne richiede una preventiva evoluzione del mercato del lavoro nei termini di una maggiore inclusione del lavoro femminile, altrimenti doppiamente penalizzato. Se questa affermazione rappresenti un freno al disegno di legge annunciato dal ministro Brunetta, non è però chiaro.
Certamente, mentre le prime reazioni positive o negative sembrano rispecchiare in gran parte gli orientamenti politici, e non si soffermano quasi mai sulle questioni di genere, una convinta adesione proprio su questi aspetti viene dalla Consigliera Nazionale di Parità: ''Il modello di welfare del Libro Bianco del ministro Sacconi è una efficace sintesi delle istanze avanzate dalle associazioni femminili e dalle parti sociali, consultate sulla base della traccia discussa dall'ottobre scorso (…) e individua strumenti concreti di politiche attive che rispondono ai meriti e ai bisogni delle persone consentendoci di coniugare le esigenze di sostenibilità, equità, pari opportunità” afferma Alessandra Servidori che conclude: ''Siamo pronte per metterli in pratica”.

 

Il Libro Bianco sul futuro del modello sociale; presentazione e testi