La Consulta delle Elette del Piemonte chiede ai Comuni di non dimenticare le donne illustri. Solo il 2% delle vie piemontesi sono dedicate a donne, e a Torino solo due su ottanta nuovi nomi negli ultimi dieci anni. Ma a Firenze il Consiglio Comunale ha deciso la parità di genere nella toponomastica.
Già nel 2007, Monica Cerutti, consigliera comunale torinese e presidente di Emily, aveva sollevato la questione rilevando come, su oltre settanta intitolazioni effettuate dal Comune di Torino in circa dodici anni, l’unico riconoscimento femminile era una targa sulla casa natale della grande violinista suor Teresina Tua.
Cerutti denunciava inoltre:“Non si prevedono inversioni di tendenza poiché il registro delle denominazioni giudicate idonee per un’attribuzione, aggiornato nel mese di gennaio 2006, conteneva 53 nomi tutti maschili, ed uno degli ultimi elenchi da esaminare al fine di integrare questo registro conteneva su più di cento nominativi solo tre nomi femminili: la storica dell’arte Noemi Gabrielli, le scrittrici Natalia Ginzburg e Carola Prosperi". Va detto che in quell’occasione Cerutti avanzò alcune proposte nominative, e che una di queste è stata subito accolta: nell’ottobre 2008 è stato infatti dedicato un giardino di Mirafiori a Camilla Ravera, antifascista e senatrice a vita. In totale, però, fanno due su ottanta.
“Le figure femminili che meriterebbero un riconoscimento per meriti acquisiti per la propria attività, e non solo per l’appartenenza a famiglie nobili ed illustri, sono davvero molte – ha concordato l’assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva – donne che con il loro impegno, ed a volte il loro sacrificio, hanno contribuito alla crescita del nostro Paese ed a quello di tante piccole realtà territoriali. Quindi questa iniziativa mi pare ottima”.
In questa direzione si è già mosso il Comune di Firenze che giusto un anno fa, nell’ottobre 2008 ha approvato una mozione che impegna l’ente a dedicare il 50 per cento di strade e piazze a personaggi femminili.
Una decisione che ha trovato in disaccordo alcuni consiglieri della stessa maggioranza, che hanno obiettato: “Come si fa a dare percentuali al genio? Non si può cambiare il passato. Se non ci sono donne o uomini illustri non si possono inventare”.
Qualcuno ha suggerito agli oppositori la lettura di un celebre saggio di Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, in cui la scrittrice si chiede se fosse possibile a una donna raggiungere le vette del genio e immagina la vita di un’ipotetica sorella di Shakespeare con lo stesso talento e ambizione, Judith. A lei sarebbe stata negata l’istruzione data a William e anche le condizioni materiali per poter scrivere, come la stanza che dà il titolo all’opera. Se avesse scritto qualcosa, lo avrebbe bruciato o nascosto, per non essere trattata come una pazza, e comunque se avesse tentato di proporlo a impresari di teatro non sarebbe stata nemmeno ricevuta. Probabilmente le avrebbero imposto un matrimonio e, per evitarlo, sarebbe stata costretta alla fuga. Alla fine di un percorso accidentato e irto d’insidie, d’angosce e di rifiuti, la Woolf pensa che Judith si sarebbe uccisa per disperazione, per angoscia, per mancanza di alternative. Se avesse lasciato qualche scritto, sarebbe stato pubblicato anonimo o con la firma di un maschio.
Anche delle molte donne che hanno contribuito a costruire l’unità d’Italia, spesso con originalità di pensiero ed azioni innovative, nei libri di storia sono rimaste solo quelle più compatibili con l’immaginario maschile, quindi le madri e compagne degli eroi come Anita Garibaldi o le figure romanzesche come la contessa di Castiglione. Nei prossimi giorni, in occasione del cinquantenario dell’Unità che verrà celebrato in tutta Italia, cercheremo anche sul nostro sito di mettere in luce questa metà del Risorgimento quasi totalmente dimenticata.
Comunque, dopo l’approvazione del documento per la parità toponomastica nel Consiglio Comunale, è stata proposta l’intitolazione di strade fiorentine a una ventina di donne illustri di tutta Italia. Probabilmente Natalia Ginzburg che trascorse gran parte della vita a Torino, verrà celebrata sui muri di Firenze prima che nella sua città. A meno che l’appello della Consulta Regionale del Piemonte non venga rapidamente accolto e tradotto in pratica.