Donne e madri di tutti gli strati sociali protagoniste della lotta per la democrazia in Iran e vittime della repressione del regime. L’appello di Shirin Ebadi alle donne del mondo e la solidarietà delle donne piemontesi.
La Consulta femminile della regione Piemonte ha espresso solidarietà alle vittime della repressione iraniana, anche a nome dell'associazionismo femminile piemontese, condannando le brutali violenze contro i manifestanti. Solidarietà che la presidente Agnese Vercellotti Moffa aveva già portato, a nome della Consulta, martedì 23 giugno in occasione del presidio indetto dalla comunità iraniana di Torino davanti alla Prefettura. La presidente Vercellotti Moffa e la consigliera regionale Mariacristina Spinosa, che per l'Ufficio di presidenza ha la delega ai rapporti con la Consulta, hanno sottolineato la novità del protagonismo femminile nella rivolta pacifica contro il regime degli ayatollah, esprimendo solidarietà “alle donne della "rivoluzione" iraniana che stanno pagando un prezzo altissimo in difesa del riconoscimento dei propri diritti, come comunica la storia della piccola Neda, uccisa spietatamente”. Anche Laura Cima, Consigliera di Parità della Provincia di Torino, nel suo blog ha lanciato un appello a non lasciare sole le donne iraniane.
Una delle tante protagoniste di questa lotta,Shadi Sadr, avvocata e attivista per i diritti umani, è stata arrestata a Teheran la mattina 17 luglio ed è tuttora detenuta. Le sue parole di qualche tempo fa fotografano bene le ragioni di questa mobilitazione femminile, non certo nuova, ma finora molto poco conosciuta in Occidente. ”Oggi le donne in Iran lottano per sradicare l’obbligo della Jihad, per costruirsi una vita indipendente e per partecipare e tutti i livelli decisionali della società. Sono state capaci di imporre queste istanze ad una società centrata sul maschio, che ancora crede che il posto migliore per una donna sia la casa. Forse nessuno ci vede, ma noi esistiamo e stiamo segnando il mondo che ci circonda. Vi assicuro che, se vi guardate attorno attentamente, vedrete le nostre tracce.”
Dopo essere state in prima fila nella lotta per le libertà, fin dall’epoca della dittatura dello Scià, e poi contro l’imposizione delle leggi integraliste e patriarcali da parte del governo degli ayatollah, ancora di recente come nel caso della campagna di un milione di firme del 2006, e dopo avere dato un contributo importante al dibattito che ha portato al controverso esito elettorale, oggi le donne sono una componente ampia e visibile del movimento di opposizione. Le immagini di giovani donne che manifestano per le strade di Teheran con indosso mascherine per non farsi riconoscere, o coperte da rusari (i foulard islamici) verdi che sono il simbolo della protesta seguita alle elezioni del 12 giugno scorso, hanno ormai fatto il giro del mondo.
Accanto a questo movimento di massa, che vede protagoniste soprattutto le donne giovani e colte che in Iran sono la maggioranza dei laureati e degli studenti universitari, c’è un’altra importante forma di protesta che si ricollega a quella delle Madres de Plaza de Mayo argentine e delle Donne in Nero in tante parti del mondo.
Ogni sera le madri iraniane che hanno perso uno o più figli o non sanno che fine abbiano fatto i loro congiunti arrestati o scomparsi, si riuniscono dalle 19 alle 20 presso un parco di Teheran, in silenzio e vestite di nero, per far sentire con il loro angoscioso silenzio ai passanti il loro immenso dolore.
È una dimostrazione assolutamente pacifica, che però il regime sta tentando di sopprimere.
Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003 per il suo impegno nella difesa dei diritti umani in Iran, ha chiesto alle donne, alle madri e a tutti coloro che vogliono unirsi a questa forma di protesta di raccogliersi presso un parco cittadino possibilmente vestiti di nero e di manifestare la loro vicinanza morale alle Madri in lutto iraniane.
Questo è il messaggio di Shirin Ebadi alle Donne del Mondo.
Donne libere del mondo,
la situazione in Iran è peggio di quello che pensavamo. La gente che era contro i risultati delle elezioni in Teheran e le altre città iraniane è andata in strade e in modo pacifico ha manifestato il suo dissenso, la risposta per loro sono state pallottole e bastoni, qualcuno ha potuto scappare ma in un'altra occasione sono stati arrestati di nuovo. Radio e televisione ufficiali iraniane hanno confermato all'inizio 8 morti e dopo hanno parlato di 11 morti. 25 giorni dopo si è visto che tante persone non erano arrestate ma decedute senza informare le loro famiglie.
Le madri angosciate sono andate dappertutto per avere notizie del loro figli ma non hanno avuto risposte; ora che le madri pian piano prendono le salme del loro figli, si capisce che il numero dei morti era molto più grande di quello che era stato annunciato ufficialmente e nel momento della consegna delle salme dicono che non dovete parlare con nessuno. Ma non si può nascondere la verità per sempre e non si può tenere il dolore nel petto a lungo, per questo ogni giorno le dimensioni del disastro davanti agli occhi degli iraniani appaiono più vaste.
Le madri che hanno perso i loro cari figli o i cui figli sono dispersi o in prigione hanno creato un comitato. I membri di questo comitato e le altre donne che sono solidali con loro ogni sabato pomeriggio alle ore 19.00 per un'ora si riuniscono in un parco in Teheran con vestito nero in segno del lutto e in silenzio fanno sentire il loro dolore ai passanti.
Con le mie condoglianze a tutte le madri che hanno perso i loro cari figli per la libertà e la democrazia e con la mia solidarietà con le madri che ancora stanno cercando i loro figli dispersi e con il mio dispiacere perchè tanti giovani iraniani solo per loro attività civile e pacifica sono in prigione, chiedo a tutte le donne libere del mondo, di riunirsi ogni sabato sera dalle 19 alle 20 in un parco della vostra città vestite di nero e far sentire la vostra solidarietà con le madri in lutto in Iran facendo sentire la loro voce al mondo.