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Nobel, l'anno delle donne

15 ottobre 2009

E cinque! Dopo Blackburn e Greider per la medicina, Ada Yonath per la chimica e Herta Müller per la letteratura, arriva per la prima volta un Nobel femminile per l'economia. Per di più a Elinor Ostrom, una studiosa non ortodossa, che propone una terza via fra stato e mercato per la gestione delle risorse naturali.

 

 

 

Un fatto senza precedenti nella storia del Nobel. Non era mai accaduto che cinque donne fossero premiate nello stesso anno, né che una donna vincesse il premio per l’Economia. Ma in questo 2009, accanto alla sorpresa del Nobel per la pace a un presidente degli Stati Uniti in carica da pochi mesi, ci sono riconoscimenti insperati, in un certo senso risarcitori delle passate dimenticanze verso il genere femminile. Fino ad oggi, infatti, erano stati assegnati in contemporanea alle donne al massimo tre premi: era successo nel 2004, a Linda B. Buck per la medicina, Elfriede Jelinek per la letteratura e Wangari Maathai per la pace.
La settimana si era aperta con il primo record: due scienziate americane Elisabeth Blackburn e Carol Greider, tra l’altro legate da un rapporto maestra-allieva, vincitrici insieme a un uomo del premio per la medicina grazie agli studi sulla riproduzione dei cromosomi.
Il giorno dopo è toccato all’israeliana Ada E. Yonath per la chimica, per la mappatura dei ribosomi, parti fondamentali delle cellule che servono per costruire le proteine e possono essere impiegati per la produzione di antibiotici. Quindi, per la letteratura, a Herta Müller, rumena emigrata in Germania per sfuggire alla polizia del despota Ceausescu, che ha raccontato la miseria della minoranza tedesca del Banato svevo e la situazione politico-sociale della Romania sotto la dittatura, con un riferimento particolare alla condizione delle donne sottoposte abitaulmente a ricatti sessuali nei luoghi di lavoro, e poi il disorientamento della successiva condizione di migrante.
Infine, ecco un’altra statunitense, Elinor Ostrom, diventare la prima donna a ricevere il premio Nobel per l’economia, il più nuovo dato che non è stato fondato come gli altri dallo scienziato svedese alla fine dell’ottocento, ma dalla Sverige Risbank nel 1968.

 
Il riconoscimento a Elinor Ostrom rompe una lunga catena di pregiudizi, perché altre donne in passato l’avrebbero meritato, come Joan Robinson. Ma per gli economisti, finora, le donne potevano occuparsi solo di economia domestica…E infatti, Steven D. Levitt, autorevole professore alla University of Chicago, ha dichiarato che questa scelta “ha fatto infuriare gli addetti ai lavori”. Non per sessismo, per carità: è che Ostrom non è un’economista classica, ma una studiosa di formazione umanista. Proprio l’aspetto più innovativo del premio, secondo Cecilia Maria Guerra, docente di Economia Pubblica all'Università di Modena, che la considera “un'apertura rispetto all'approccio tradizionale”.
Sia Elinor Ostrom, sia l’altro premiato, Oliver Williamson, 77 anni, hanno vinto per la loro ricerca sulle forme organizzate di cooperazione nella governance economica.
Ostrom, nata a Los Angeles nel 1933 ed attualmente docente di Scienze Politiche presso l'università di Bloomington, Indiana, è considerata una delle massime autorità nello studio delle risorse comuni, ovvero quei beni utilizzati da più individui il cui consumo da parte di un attore riduce le possibilità di fruizione da parte degli altri. Esempi di risorse comuni sono l'acqua, il pesce e gli idrocarburi: beni il cui sfruttamento indiscriminato pone sfide sempre più difficili all'umanità. In particolare, la studiosa ha analizzato i diversi sistemi di utilizzo delle risorse naturali che, nel corso della storia, hanno permesso alle civiltà di scongiurare un collasso dell'ecosistema e ha dimostrato come queste possono essere gestite in maniera efficace da soggetti diversi dallo stato e dalle forze del libero mercato, ad esempio da associazioni di utenti.
Una sua pubblicazione degli anni Novanta è significativa: Gestire le comunità: l’evoluzione delle istituzioni nelle azioni collettive. Si analizzano gli effetti perversi della modernizzazione tecnologica delle dighe del Nepal, attuata dal governo con l’aiuto di investitori stranieri. Nonostante le raffinate tecniche ingegneristiche, gran parte dei nuovi sistemi sono falliti. Il motivo è da ricercare nel taglio netto delle relazioni tra le comunità nepalesi causato dal nuovo sistema di dighe che, richiedendo poca manutenzione, riduceva al minimo la necessità di lavoro congiunto e ha fatto sprofondare i villaggi in un devastante isolamento. E' un esempio di come certe forme di associazionismo e autogestione funzionino meglio del mercato, al contrario di quanto sostenuto dalle teorie economiche ortodosse.

 
Ciò che noi abbiamo a lungo ignorato sono le reali potenzialità dei cittadini e il loro coinvolgimento nelle attività economiche, concentrando l’attenzione solo su chi a Washington si occupava delle regole” spiega Elinor Ostrom, che assicura: “Farò di tutto per non essere l’ultima donna a vincere. Ricordo ancora quando tutti mi sconsigliavano di iscrivermi all’università per il dottorato, ma la mia passione per gli studi mi ha fatto andare avanti ed oggi eccomi qui”.
La scienziata Amy Myers Jaffe, direttora associata del programma sull'energia della Rice University di Houston, commenta questo segnale in prospettiva futura. “Questo non è che l’inizio. E di riconoscimenti alle donne nel campo economico e scientifico ne arriveranno molti altri. E' una questione generazionale - spiega - perché per ottenere un premio di questa portata, occorre avere alle spalle almeno 25 o 30 anni di carriera. Trent'anni fa era molto difficile per le donne entrare in questi campi e quelle che ci sono riuscite stanno emergendo ora. Quelle che, come me, hanno cominciato a lavorare nel campo scientifico negli anni o settanta e ottanta hanno dovuto lottare molto. Bisognava essere molto dure, determinate, oltre che molto qualificate, probabilmente più dei colleghi uomini".
Con
ferma Cecilia Maria Guerra: "Di per sé si tratta di un'innovazione epocale. Se si pensa che fino a 15 anni in Italia c'erano solo due donne professore ordinario, l'acquisizione femminile di un peso nell'ambito delle discipline economiche è così recente...E' un fatto che dimostra non tanto l'attenzione della Commissione di Stoccolma, ma il fatto che le donne contino di più nell'economia".
Ne è convinta anche Rita Santarelli, vicepresidente esecutivo della Luiss: "Credo che sia certamente un segnale positivo, che va nella direzione di un'attenzione di genere. Certo, è abbastanza lontano il traguardo di una parità tra docenza universitaria maschile e femminile, in particolare nel settore dell'economia. E il problema non è quante donne ci siano, ma quante donne riescano ad assumere una posizione di rilievo”.