26 novembre 2009

25 novembre. I messaggi del segretario dell’ONU e del Presidente della Repubblica, le campagne e gli appelli, il Piano antiviolenza annunciato dal governo, le donne di nuovo in piazza sabato 28 a Roma contro la violenza maschile e lo sfruttamento del corpo delle donne . Tante voci, per non dimenticare, ma soprattutto per agire.
25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza alle donne. Anche quest’anno, iniziative, interventi, mobilitazioni si levano contro un fenomeno considerato dai più sempre più intollerabile, ma che si ripete inesorabilmente in tante forme e in tutto il mondo.
“Negli ultimi dieci anni dall’Assemblea generale in cui si è stabilita una Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’impegno della comunità internazionale è cresciuto” tuttavia “resta molto lavoro da fare” si legge nel messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon. In ogni Paese, osserva, “donne e bambine continuano ad essere afflitte da violenze e sofferenze enormi. La violenza impedisce lo sviluppo, genera instabilità e rende ancor più difficile il raggiungimento della pace. Bisogna trovare i colpevoli di tali violazioni” e “ascoltare e sostenere le vittime”. Ban Ki definisce “crimini ingiustificabili” lo stupro, la violenza domestica, il traffico sessuale, i cosiddetti crimini d’onore e le mutilazioni genitali femminili, e richiama la campagna Say NO – UNiTE to End Violence against Womenche l’ONU ha lanciato nel 2008 e che ha già raccolto cinque milioni di adesioni. Il piano delle Nazioni Unite prevede entro il 2015 leggi più incisive, interventi multisettoriali, misure preventive, raccolta di dati, con uno sforzo sistematico per affrontare la violenza sessuale nelle situazioni di conflitto. Il giorno precedente, a New York, il segretario generale ha presentato il progetto Network dei leader maschili, che invita le personalità dei vari paesi ad unirsi per combattere la violenza sulle donne in ambito globale. "L'avviamento del piano mira ad invitare tutti gli uomini del mondo ad entrare nelle nostre file, infrangere il silenzio e non assistere più in un angolo alle violenze sulle donne e sulle bambine, intervenendo e chiamando ad alta voce. Uniamoci per cambiare gli atteggiamenti che originano, permettono e tollerano questo tipo di violenza. Solo quando tutti i maschi, sia uomini che ragazzi, rifiuteranno di tollerare questi comportamenti, la violenza sulle donne potrà essere eliminata". ll network comprende personalità politiche, religiose e della cultura: tra i primi uomini chiamati a farne parte, l'arcivescovo del Sudafrica Desmond Tutu, il premier spagnolo Zapatero, lo scrittore Paolo Coelho e il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini.
Anche il presidente Napolitano non ha mancato di far sentire la sua voce, come già negli anni precedenti, per condannare quello che ha più volte definito un crimine contro l’umanità e per sottolineare il suo legame con altri fenomeni e comportamenti fin troppo diffusi e tollerati, frutto di “volgari visioni di stampo meramente consumistico spesso veicolate anche dal linguaggio dei media e della pubblicità”.
La nota del capo dello stato ricorda i dati diffusi in occasione della conferenza su questo tema tenuta a Roma in occasione del G8, che parlano di oltre 140 milioni di donne e bambine vittime di violenze di ogni tipo. “Matrimoni forzati che coinvolgono anche bambine, mutilazioni genitali, stupri generalizzati in contesti di guerra non devono apparirci lontani e a noi estranei. Il dolore di quelle donne, di quelle bambine riguarda tutti noi, anche perché la barbarie della violenza contro le donne non è stata estirpata neppure nei paesi economicamente e culturalmente avanzati. Molto resta da fare in ogni parte del mondo per sradicare una concezione della donna come oggetto di cui ci si può anche appropriare: è infatti la persistenza di questi aberranti schemi mentali a favorire il riprodursi di insopportabili atti di sopraffazione anche in ambito familiare”.
“Il primo pensiero, in una giornata come questa, è che non bisogna mai abbassare la guardia davanti a orrori come questi” ha dichiarato il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che ha poi continuato: “Oggi le donne italiane hanno degli strumenti in più per difendersi, nuove leggi che tutelano la loro sicurezza. Il principale di questi strumenti è il reato di stalking, creato lo scorso febbraio, che ha già liberato oltre quattromila donne italiane dai loro incubi quotidiani fatti di persecuzioni, violenze, soprusi. Le denunce sono state in media diciassette al giorno, e ben 723 persone, uomini ma anche donne, sono finite agli arresti”. Carfagna ha celebrato la giornata visitando due istituti che ospitano bambine vittime di violenza in famiglia e ha invitato le parlamentari a recarsi nei quasi cento Centri antiviolenza attivi nelle città italiane.
”All'origine di tutto questo c'è una violenza civile: il pensiero che in fondo una donna valga un po' meno di un uomo – ha dichiarato Vittoria Franco del Partito Democratico, che ha poi chiesto, anche in Italia, “più risorse da destinare ai centri antiviolenza che rappresentano un presidio importante di tutela della donna. E anche più risorse per la prevenzione e l'educazione al rispetto della dignità femminile. Gli aspetti della prevenzione e dell'educazione sono fondamentali, insieme al sostegno adeguato alle vittime, per cercare davvero di estirpare questo tragico fenomeno. Il rispetto della diversità tra i generi e della loro pari dignità è il presupposto basilare di una democrazia, che per essere davvero tale, deve essere paritaria”.
Quasi rispondendo in diretta, il capo del Dipartimento Pari Opportunità Isabella Rauti ha annunciato che è “alla stretta finale" il primo Piano nazionale antiviolenza e antistalking del governo, con un finanziamento di 20 milioni di euro per il 2010.
Il piano, messo a punto dopo consultazioni con i centri antiviolenza, sarà ora sottoposto al vaglio degli altri Ministeri interessati e della Conferenza unificata Stato-Regioni, ma per il varo definitivo si prevedono tempi rapidi.
Tra gli interventi previsti, campagne di comunicazione e sensibilizzazione nelle scuole, dirette a studenti e docenti; corretta rappresentazione dell'immagine femminile nella comunicazione e nella pubblicità; formazione degli operatori della prima accoglienza; raccolta dati e monitoraggio dei fenomeni; prevenzione; sostegno ai centri antiviolenza; misure assistenziali per le vittime; formazione per l'inserimento nel mondo del lavoro. Rauti ha anche annunciato che sta per essere pubblicato il terzo bando per i progetti sul territorio diretti alle associazioni.
Accanto a queste importanti azioni istituzionali, continuano quelle dei movimenti, dopo le iniziative di sabato 21 novembre come la conclusione della Staffetta dell’UDI contro il femminicidio a Brescia, e la manifestazione dell’associazione Maschile Plurale, che purtroppo hanno trovato poco spazio sui media.
L’appuntamento culminante di questa settimana è la manifestazione nazionale Torniamo in piazza, in programma sabato 28 novembre alle ore 14 a Roma, con un corteo che sfilerà da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni. Una manifestazione indipendente e plurale, indetta Contro la violenza maschile sulle donne, per la libertà di scelta sessuale e di identità di genere. Per la civiltà della relazione tra i sessi. Per una informazione libera e non sessista. Contro lo sfruttamento del corpo delle donne a fini politici ed economici. Per una responsabilità condivisa di uomini e donne verso bambine/i, anziane/i e malate/i, nel privato come nel pubblico. Contro ogni forma di discriminazione e razzismo, per una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi e le culture diverse.
Tutte le informazioni utili e le molte adesioni si possono trovare sul sito web (http://www.torniamoinpiazza.it/)
Il messaggio del Presidente della Repubblica
Il sito della campagna Say NO – UNiTE to End Violence against Women (in inglese)
La campagna di Amnesty International
Videoappelli contro la violenza, dal sito di Donna Moderna
A Brescia il 21 novembre, noi in piazza c’eravamo, dal sito IRMA