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Molte donne, poca uguaglianza in vista delle elezioni

27 maggio 2009

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Per i maggiori partiti europei la disparità di genere non è una priorità. Donne esibite nelle liste e sui manifesti, ma la posizione nelle liste e i temi trattati nella campagna elettorale deludono la Lobby Europea delle Donne, che ribadisce: non c’è democrazia in Europa senza parità di genere.




 

La maggior parte dei partiti politici non considera l’uguaglianza fra uomini e donne come una priorità. E’ quanto ha dichiarato la Lobby europea delle donne , pubblicando un rapporto dedicato alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.

Lo studio Gender Audit Report of Electoral Lists and Political Programmes è suddiviso in due parti: nella prima vengono presi in considerazione i manifesti elettorali dei quattro principali partiti che concorrono nella maggior parte dei paesi, e nella seconda vengono analizzate le percentuali e il posizionamento delle donne nelle liste elettorali dei ventisette Stati membri dell’Unione europea.

I risultati elaborati nella prima fase del documento si basano sull’importanza che i manifesti elettorali del Partito popolare europeo (PPE), del Partito dei socialisti europei (PSE), del Partito europeo dei liberali democratici e dei riformatori (ELDR) e dei Verdi europei, hanno attribuito a quattro questioni che la Lobby europea delle donne considera necessarie per la realizzazione della parità fra donne e uomini. In particolare, sono state indagate l’affermazione della parità di genere come una priorità, la conciliazione tra vita privata e vita professionale, la violenza contro le donne, l’integrazione della prospettiva di genere all’interno di altri importanti politiche come quella economica, ambientale e sociale. L’analisi si è focalizzata sulla presa in carico di questi elementi da parte di ciascun partito nel programma per la prossima tornata elettorale, sia in termini di presenza dell’argomento nella comunicazione, sia di articolazione di proposte concrete, ed è stata sintetizzata in un giudizio globale espresso attraverso un semaforo. L’esito complessivo è stato: semaforo rosso per Popolari e Liberaldemocratici, semaforo giallo per i Verdi e semaforo verde al Partito dei Socialisti che è l’unico a presentarsi almeno sulla carta come sostenitore dei temi chiave dell’uguaglianza di genere. Da notare come l’ottica di mainstreaming, che rappresenta la posizione ufficiale dell’Unione Europea, è presente nella campagna di un solo gruppo, mentre al di fuori delle quattro questioni scelte come centrali, una presenza “generica” delle donne sui manifesti è segnalata come rilevante o addirittura massiccia nel caso di tre dei quattro partiti considerati.

Quanto alla seconda parte della ricerca, lo studio ha preso innanzitutto in esame la presenza delle donne nel Parlamento europeo attuale, considerato un primo indicatore dell'impegno di questi gruppi per la promozione delle donne nei processi decisionali. Durante la legislatura 2004-2009, i Verdi hanno avuto la più alta percentuale di donne, il 47,6%, molto vicino alla parità, seguono il gruppo socialista (il 41,2%), i liberali (il 40,4%), e infine il Gruppo Popolare Europeo, con solamente il 24,03%. Le donne nell’insieme del Parlamento uscente sono circa il 30%.

Esaminando le liste presentate ai primi di maggio, e tendendo conto della complessità di alcuni sistemi elettorali che rende difficile il confronto, emerge che in diciassette paesi ci sono più candidate alle prossime elezioni rispetto all’attuale percentuale di donne eurodeputate, e che in dieci paesi le donne in lista sono più del 40% (tre di questi, tra cui Francia e Spagna, sfiorano il 50%). Tuttavia solo in sette paesi il numero delle donne in testa di lista è superiore a quello attuale, e quindi ci possono essere ragionevoli probabilità di un miglioramento. In particolare, solo in due paesi, Bulgaria e Svezia, la componente femminile prevale tra i capilista.
L’Italia ha un differenziale virtuoso, motivato però dalla pessima situazione di partenza: rispetto all’attuale 20% scarso di elette, presenta un 26% di donne capolista, peraltro dovute quasi esclusivamente all’apporto dei gruppi di centro-sinistra. Del resto l’analisi resa nota di recente da
Arcidonna , che includeva anche le liste dei partiti minori che sono mediamente più maschilisti, riportava prospettive ancora meno confortanti.

È molto deludente che i partiti politici europei non abbiano dato la precedenza alle domande sull’uguaglianza tra donne e uomini che dovrebbero, al contrario, occupare un posto centrale nelle nostre democrazie. Raccomandiamo vivamente le donne a essere parte attiva nella politica europea e a votare alle elezioni di giugno, affinché l'Unione Europea risponda positivamente alle loro attese e contribuisca pienamente all'uguaglianza nella vita quotidiana”, ha dichiarato, commentando questi dati, la presidente della Lobby, Brigitte Triems.

EWL, la Lobby europea delle donne, organizzazione che coordina circa tremila associazioni femminili, in occasione delle elezioni europee del prossimo giugno ha lanciato la Campagna 50/50, per sottolineare che non vi può essere una democrazia europea moderna senza la parità tra i sessi.

Il rapporto è disponibile solo in inglese sul sito della campagna 50/50