Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Le imprese rosa crescono in Piemonte

18 gennaio 2010

Oltre 111.000 imprese guidate da una donna, con un tasso di occupazione femminile vicino alla media europea e all’obiettivo di Lisbona. L’ultima indagine di Unioncamere conferma il trend positivo dell’ultimo decennio, almeno fino alla vigilia della crisi. E la Regione rilancia le misure di sostegno.

 

 

 

Il Piemonte vanta oltre 111.000 imprese guidate da donne, circa 3.000 in più rispetto a cinque anni fa, ed è la quinta regione italiana per numero di attività in “rosa”. Le donne che lavorano sono 813.000, con un aumento di 60.000 unità in cinque anni, per un tasso di occupazione femminile salito nel 2008 al 57%, appena 2 punti in meno della media europea.
Sono dati lusinghieri quelli che emergono dall’indagine Piccole imprese, grandi imprenditrici 2009, che Regione Piemonte e Unioncamere Piemonte hanno presentato a distanza di circa quattro anni dalla prima edizione e di due dalla precedente.
Lo studio è suddiviso in tre parti: la prima analizza i dati statistici relativi all’occupazione e all’imprenditoria femminile piemontese e italiana, nella seconda si prendono in esame le politiche e le azioni della Regione Piemonte a sostegno del lavoro delle donne, mentre nella terza vengono presentate alcune buone prassi internazionali per effettuare un confronto e per trarre spunti positivi per il futuro.

“La Regione Piemonte ha sempre sostenuto e guardato con particolare attenzione le imprese guidate dalle donne, ben sapendo che rappresentano una importante risorsa per l’economia piemontese” ha sottolineato l’assessore regionale al Lavoro e Welfare, Teresa Angela Migliasso, ricordando gli strumenti e le agevolazioni messe in campo in questi ultimi anni, come il protocollo d’intesa con la Commissione regionale ABI per garantire e facilitare l’accesso al credito delle imprese femminili e la creazione di nuovi servizi di assistenza e consulenza. “Con le Misure a favore dell’autoimpiego e della creazione d’impresa, recentemente approvate dalla Giunta regionale, abbiamo esteso la nostra attenzione anche al lavoro autonomo femminile, e, con il fondo di garanzia per il microcredito, istituito a dicembre, daremo l’opportunità a donne, giovani e stranieri senza risorse economiche e senza garanzia di realizzare il proprio progetto di autoimpiego”.
“L’indagine presentata oggi – ha commentato Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere Piemonte - non solo ha confermato la forza produttiva dell’universo femminile, ma ne ha evidenziato la significativa crescita negli ultimi anni, a conferma di come le misure a sostegno delle imprenditrici piemontesi rappresentino una risposta concreta alle loro reali esigenze. Ora spetta proprio a loro fare un ulteriore salto di qualità, svecchiando le aziende e innovandole senza indugi”.

868.000 donne attive sul mercato del lavoro, 813.000 occupate e di queste circa 8.000 dirigenti, 37.000 quadri e 227.000 imprenditrici. Una performance maturata nell’ultimo decennio, in cui il tasso di occupazione femminile in Piemonte è passato dal 48% del 1999 al 57% del 2008, riducendo il ritardo nei confronti della media europea a 2 punti percentuali e avvicinandosi al 60%, indicato dalla Commissione europea nel 2000 come uno dei principali “Obiettivi di Lisbona”, necessari per rendere l’economia europea più competitiva nel mondo. Anche se poi l’impatto della crisi, manifestatosi nel 2009 e quindi non registrato dall’indagine, ha provocato una brusca frenata, riportando il tasso sotto il 56% a settembre 2009. I dati relativi alle nuove assunzioni, anche in un periodo di calo globale come il 2009, mostrano una parità ormai consolidata fra le donne e gli uomini.

Il Piemonte è la quinta regione in Italia per numero di imprese femminili, oltre 111.000, cresciute del 2,9% rispetto al 2004 e pari al 23,7% delle imprese totali. Torino, dove si concentra circa la metà di loro, è la provincia che ha registrato il maggior tasso di crescita (+4%) seguita da Novara e Vercelli (+2%).
L’imprenditoria femminile è un fenomeno relativamente giovane: in Piemonte (come in Italia) più di 4 imprese femminili su 5 sono nate a partire dagli anni Novanta. Nonostante ciò è tangibile un fenomeno di strutturazione: negli ultimi 5 anni le società di capitale hanno raddoppiato la loro quota sul totale, crescendo dal 4% all’8% e le società di persone sono passate dal 24 al 28%. Al contempo si sono rafforzate in alcuni settori, come i servizi alle imprese (+8,2%), il turismo (+7,6%) e i servizi alle persone (+4,7%), affacciandosi su altri non tradizionali (il settore delle costruzioni registra un aumento del 19%).
Tra le lavoratrici straniere, circa 64mila pari all’8% delle occupate piemontesi, ci sono 12.000 imprenditrici di nazionalità non italiana, cresciute di 3.800 unità rispetto al 2006, poco più del 5% del totale, attive soprattutto nel settore dei trasporti, nel turismo e nei servizi alla persona. Il 60% di loro è presente in provincia di Torino, il 10% in provincia di Cuneo.

Accanto a questi risultati positivi però non va dimenticato come le donne rimangano il 43% degli occupati totali (290mila in meno degli uomini) ed abbiano un tasso di occupazione di 16 punti percentuali inferiore a quello maschile.
Anche quando le donne fanno parte del mondo produttivo le loro scelte e i loro percorsi di carriera denunciano la persistenza di ostacoli maggiori rispetto agli uomini. Su 100 contratti di lavoro a tempo parziale in Piemonte, ben 81 sono stipulati da donne. Nonostante esse abbiano ormai superato gli uomini in numero assoluto e relativo dei titoli di studio post diploma (52% tra le persone attive nel 2008) e siano il 62% dei funzionari totali, non riescono ancora ad accedere a cariche dirigenziali e ottenendo i giusti riconoscimenti retributivi. In Piemonte solo un dirigente su quattro è di sesso femminile. In Italia a parità di capacità e ruolo ricoperto, le donne percepiscono un salario inferiore del 16% rispetto a quello dei colleghi maschi.


Il benchmark internazionale presentato nel capitolo finale dello studio ha aperto alcune finestre sulle esperienze estere, suggerendo politiche per il raggiungimento dei prossimi traguardi. All’estero sono stati promossi programmi di mentoring non solo fra imprenditrici, ma anche per agevolare la mobilità all’interno delle aziende; incoraggiato le imprese nella realizzazione di strutture per l’infanzia (il caso dell’Irlanda).
Altri interventi hanno avuto natura sistemica, con la promulgazione di leggi governative ad hoc, per incentivare o normare una buona pratica. Un esempio sono i congedi parentali, che in diversi Paesi europei tendono a coinvolgere i padri, con le stesse modalità e tutele riservate alle madri, sulla strada della condivisione dei tempi di vita e di lavoro all’interno dei nuclei genitoriali.
Nell’ambito della rappresentanza delle donne nei circuiti politici e manageriali, la Spagna ha adottato con forza la strada norvegese delle quote rosa (ciascun genere deve essere rappresentato almeno per il 40 per cento nelle liste elettorali e nei consigli di amministrazione delle aziende).
Infine, la Svezia fornisce un buon esempio di come si possa concepire e realizzare un ventaglio di azioni complementari tese a contrastare e sciogliere quei nodi che ostacolano l’inizio e lo sviluppo di un’attività imprenditoriale femminile, coinvolgendo, solo negli ultimi anni, più di 12mila imprese guidate da donne.
Nel confronto internazionale, tuttavia, per quanto riguarda l’impenditoria femminile non ce la caviamo affatto il male: l’incidenza delle imprese guidate da donne sul totale, che è sopra il 23% per l’Italia così come per il Piemonte, si colloca nella fascia intermedia, lontano dal 31% della Francia ma davanti alla Germania e alla Svezia.