Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Consigliera di Paritā Regionale

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Le imprenditrici resistono alla crisi

12 aprile 2010

Sono un milione e duecentomila le donne che gestiscono un’azienda, con un calo nel 2009 molto contenuto (-1,2%) e inferiore a quello delle imprese maschili, grazie anche all’apporto delle immigrate. E anche nelle Camere di Commercio entra il principio della rappresentanza di entrambi i generi.

 

 

 

La crisi non fa sconti neppure alle donne, eppure, nel 2009 come nell’anno precedente, le imprenditrici resistono meglio rispetto ai colleghi uomini, anche grazie al contributo decisivo delle immigrate. Circaun milione e duecentomila donne a fine 2009 gestiscono un’azienda, in tre casi su quattro individuale, con un calo sull’anno precedente di quasi diecimila unità.
Questi sono i dati emersi dalla rilevazione semestrale di Unioncamere, basata sui Registri delle Imprese delle Camere di Commercio.

Il bilancio per le imprese individuali a conduzione femminile è meno pesante di quello subito dalle imprese guidate da un uomo: -1,2% (pari a 10.130 unità in meno), contro -1,6%.
A sostenere la migliore tenuta delle imprese al femminile hanno contribuito in maniera significativa le attività avviate da cittadine di paesi non appartenenti all’Unione Europea, il cui saldo è stato positivo per oltre 3mila unità (il 6,4% in più rispetto al 2008).
Alla fine del 2009, pertanto, la quota femminile delle ditte individuali sul totale risulta leggermente aumentata rispetto al 2008 (dal 25,5 al 25,6%), per un totale che sfiora le 863.000 aziende, di cui quasi 50.000 gestite da extracomunitarie, concentrate soprattutto nel commercio, nell’agricoltura e nei servizi.
Lo scenario del 2009 è migliore guardando alle altre tipologie di impresa, con un aumento di 592 unità a fine 2009, pari ad una crescita dello 0,2% rispetto al 2008. In termini assoluti, meglio di tutte hanno fatto le cooperative (+866), mentre le società di persone arretrano di 711 unità, ma rimangono la seconda forma giuridica utilizzata dalle donne con oltre 323.000 imprese. Non sono stati ancora rilevati, in seguito a cambiamenti legislativi che hanno reso più complessa l’analisi statistica, i numeri delle società di capitali, che nel 2008 avevano mostrato un consistente aumento della presenza femminile.

Secondo il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, si tratta di un “segnale positivo di una ancora forte vitalità imprenditoriale delle donne italiane oltre che del fatto che la presenza femminile nell’economia è destinata inevitabilmente e giustamente a crescere. Sono ancora troppo poche le donne nelle ‘stanze dei bottoni’ delle aziende italiane – aggiunge Dardanello – ma, come vediamo anche oggi, sanno farsi spazio anche nei settori considerati tradizionalmente maschili”.
La presidente della Fondazione Bellisario, on. Lella Golfo, sottolinea che “le donne hanno capacità e competenze indiscutibili, sono coraggiose e hanno una propensione al rischio a volte maggiore degli uomini, ed è stato dimostrato che il loro stile di leadership è spesso più efficace”.

In termini relativi, la tenuta delle donne è stata maggiore in Toscana e Umbria, seguite da Trentino Alto Adige, Piemonte e Veneto. Il Piemonte si distingue per una performance esattamente uguale per i due sessi, con un calo molto contenuto (-0,5%), comunque su livelli tra i migliori del paese. Le province del Verbano-Cusio-Ossola e di Torino realizzano addirittura un incremento delle imprese individuali a conduzione femminile. Il totale nella Regione è di circa 69.000, contro 202.000 a titolarità maschile.
Per quanto riguarda la distribuzione per settore, tra le imprese individuali la quota maggiore di imprese (il 33,3%) si concentra nel commercio. Un altro 28,4% opera nell’agricoltura e un 10,4% nel settore delle altre attività di servizi (dall’associazionismo alla cura delle persone, alla riparazione dei beni per la casa).
Per le società di persone, le concentrazioni maggiori si registrano sempre nel commercio (26,7%), nel turismo e ricettività (13,3%) e nell’industria manifatturiera (10,9%). Infine, per le cooperative, i settori a maggiore presenza di imprese femminili sono quelli della sanità (15,4%) e dei servizi alle imprese (9,9%).

Le rilevazioni semestrali sono compiute a livello nazionale dall’Osservatorio dell'Imprenditoria Femminile di Unioncamere, mentre presso ogni sede camerale è presente, sulla base di un Protocollo di intesa siglato nel 1999 tra Ministero dell’Industria e Unioncamere, un Comitato per l’imprenditoria femminile composto da rappresentanti delle associazioni di categoria del territorio, con funzioni promozionali.
Ma l’intero sistema delle Camere di Commercio è oggi interessato da un’importante cambiamento in direzione della parità di genere, contenuto nella riforma approvata con il decreto legislativo del 15 febbraio n. 23, che modifica il relativo
testo unico (legge 580/1993) all'art.3 che regola la potestà statutaria e regolamentare dei singoli enti. Questo è il testo della nuova legge:
“Lo statuto stabilisce, altresì, anche tenendo conto degli eventuali criteri a tal fine individuati” da un futuro decreto ministeriale “norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna ai sensi del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 1985 (il Codice delle Pari Opportunità), e per promuovere la presenza di entrambi i sessi negli organi collegiali delle camere di commercio, nonché degli enti e aziende da esse dipendenti”.
La formulazione rappresenta un compromesso, che demanda a ciascuna Camera le modalità attuative del principio di pari opportunità, senza stabilire norme cogenti e generali. Tuttavia può costituire la base giuridica per azioni legali in caso di assenza di donne negli organismi amministrativi, come è accaduto di recente per le Giunte degli Enti Locali. In ogni caso anche questo è un segnale positivo per il mondo dell’imprenditoria femminile.