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Le donne manager si raccontano

21 settembre 2009


È da poco in libreria Donne senza guscio di Luisa Pogliana, frutto di una ricerca che ha coinvolto trenta donne dirigenti d’azienda. Un libro sul management al femminile, dove sono le donne a raccontare e raccontarsi, parlando di atteggiamenti e comportamenti in cui tante altre si possono ritrovare.








Cambiare le chiavi di lettura. Perché questo si dovrebbe fare, cercando di osservare il più possibile con gli occhi e le emozioni di chi vive una particolare condizione. Perché certe realtà e modi di essere possano essere compresi da chi non li conosce, e al tempo stesso riconosciuti da chi li vive ogni giorno, ma non ne ha ancora consapevolezza. Per poter reagire e cambiare le regole del gioco, nell’attesa che tanti piccoli passi portino a una strada nuova accanto al sentiero già tracciato, ma un po’ stretto perché ci stiano tutti. Nell’interesse di ognuno.
Discorso in teoria scontato, ma proprio per questo spesso tralasciato, quando si ha a che fare in qualche modo con la diversità. Di genere, ad esempio: uomini e donne sono diversi, nella sensibilità, nel modo di affrontare la vita e il lavoro.

Su questo aspetto ancora sottovalutato da tanti si sofferma l’ultimo libro di Luisa Pogliana, Donne senza guscio, edito da Guerini e Associati, uscito in libreria il 10 settembre. Un libro-ricerca sul management femminile, in cui l’autrice parla dei problemi che sono stati parte prima di tutto della sua vita, e poi delle trenta cosiddette “donne in carriera” che raccontano e riflettono sulla propria storia, a tutti gli effetti le protagoniste della narrazione.
“Normali dirigenti d’azienda – le definisce Luisa Pogliana – scelte non solo perché avevano una certa esperienza lavorativa, ma perché sono in qualche modo attente alle differenze di genere e hanno riflettuto sul problema”.

Niente a che vedere con studi accademici. Qui è il vissuto a farla da padrone, la quotidianità nell’azienda con annessi e connessi: le soglie invisibili, le spericolatezze di una vita divisa tra tanti impegni diversi, l’organizzazione formale e informale, i grovigli interni alle donne stesse. Il punto di vista, nelle storie e nelle analisi, non si dovrebbe mai sottovalutare: a maggior ragione, in un contesto in cui le differenze ci sono, eccome, e devono vedersela con meccanismi difficili da individuare e poco trasparenti.
Proprio come aveva già spiegato agli inizi degli anni Settanta l’etnografa Annette Weiner, citata nell’introduzione: giunta nei luoghi dove cinquant’anni prima aveva compiuto le sue ricerche Bronislaw Malinowski, si rese immediatamente conto che le differenze notate non erano legate al tempo, ma al diverso sguardo che le osservava. Malinowski aveva osservato con occhi maschili e non era andato in posti frequentati solo da donne. “I nostri assunti relativi alla costruzione della realtà sono destinati a seguire un percorso a dominanza maschile se neghiamo, per esempio, importanza a certi oggetti etichettandoli come donne” spiegò.

Far parlare le donne delle “criticità da cui sono personalmente e profondamente toccate nella concretezza del loro lavoro” è appunto la scelta alla base del libro perché, secondo l’autrice, “Solo così viene alla luce quello che altrimenti resta tacito e latente. Solo così vengono alla luce i meccanismi di penalizzazione coperti da negazione e silenzio. Solo così viene alla luce il modo di pensare se stesse, di vedere le proprie ragioni, di esprimerle, di desiderare il cambiamento e cercare i modi per realizzarlo”.
L’obiettivo del lavoro è semplice da enunciare quanto complesso da mettere in pratica: autoanalisi e analisi al tempo stesso, raccontare e raccontarsi per mettere in circolo esperienze e strategie individuate, per dimostrare che qualcosa si può fare (e come) nella vita aziendale di tutti i giorni. Per aiutare e aiutarsi, superando la solitudine in cui spesse le donne vengono a trovarsi.

Quelle raccolte da Luisa Pogliana sono storie di esperienze personali, di battaglie quotidiane affrontate da ognuna secondo la propria sensibilità e responsabilità. Donne coraggiose, che non si tirano indietro.
Per loro una carriera di successo è un percorso che porta al raggiungimento di un equilibrio soddisfacente tra vita familiare, personale e lavorativa: “la meta è una soddisfacente vita complessiva, dove il lavoro ha una parte imprescindibile, ma non è l’esclusivo centro della vita”. L’idea di carriera come obiettivo al di sopra di tutti gli altri risponde a un modello maschile di concepire il lavoro che condiziona tutto il resto, perché mette in atto, in azienda, un meccanismo “spesso invisibile e inafferrabile”: le donne “sono ostacolate da credenze maschile nei loro confronti e dal modello manageriale unico”.

Ecco che quindi, pur avendo raggiunto una posizione di alto profilo, come nel caso delle protagoniste del libro, i luoghi dove si esercita il potere sono a loro preclusi, perché si tratta di una sorta di club tutto maschile, dove ha un ruolo decisivo l’appartenenza e l’ammissione avviene per cooptazione, spesso grazie alla capacità di intessere relazioni informali, gestire rapporti più politici che lavorativi. La concezione femminile di potere è diversa: “libertà e non dominio, autorevolezza e non autoritarismo, indirizzo e non controllo”. Così come, sul lavoro, sono fondamentali relazioni e affettività, intese come fattori che consentono di raggiungere il risultato che ci si prefigge.
Così come il “mito della ‘carriera presenzialista’ che penalizza le donne”: le lavoratrici credono nella flessibilità, nel lavoro proficuo, che non per forza deve coincidere con ore a ore in ufficio, anzi. E pensano questo non perché hanno difficoltà di conciliazione: spesso questo lo pensano solo le aziende. Le donne non vedono alternativa tra lavoro e maternità, proprio perché hanno un’ambizione complessa, una “realizzazione di sé non unilineare”: vogliono portare avanti un progetto dove non c’è separazione e gerarchizzazione tra le singole parti.

Le donne sono diverse dagli uomini: diversa concezione del lavoro, del lavoro in rapporto alla vita intera, del potere, diverso stile di leadership. Per questo, in una realtà maschile come l’azienda, spesso si sentono sole e isolate. Eppure, non fanno le vittime. Consapevoli che non serve a nulla forzare per cambiare una cultura: una rivendicazione aggressiva può esporre a una conferma dello stereotipo del veterofemminismo ed emotività incontrollata. Politica dei piccoli passi, perché per alcune ci sono “mille microsoluzioni” possibili ogni giorno, aspettare un cambiamento dall’alto sarebbe inutile perdita di tempo. Consapevoli, in alcuni casi, e l’autrice del libro lo ricorda più volte, di quanto un sostegno reciproco, la creazione di relazioni tra donne alle prese con gli stessi problemi fondate sullo scambio, possa essere un “moltiplicatore di forza, strumento di cambiamento per tutte”.

Le trenta protagoniste della ricerca di Luisa Pogliana sono tutte dirigenti, anche se diverse tra loro per estrazione, azienda in cui lavorano, età, formazione. Eppure, la lettura di Donne senza guscio può far scattare un meccanismo di riconoscimento e svelamento, nel senso che molte magari sapevano già tutto questo, ma non ci avevano mai riflettuto in maniera strutturata. Perché non si tratta tanto di circostanze, quanto di un atteggiamento femminile diverso da quello degli uomini, e che non trova il giusto spazio.
E anche l’espressione che dà il titolo al libro è a suo modo illuminante: “Scrivendo di queste cose – spiega Lusia Pogliana nell’introduzione – mi è tornata in mente la metafora usata dalla lingua degli Yamana, indios della Terra del Fuoco, per indicare la ‘depressione’: la stessa parola che indica lo stato vulnerabile del granchio quando ha perso il vecchio guscio e aspetta che cresca quello nuovo. Se si riesce a superare la fase ‘molle’, il nuovo guscio sarà più adatto alla crescita avvenuta e permetterà di vivere meglio”. La sue donne in azienda, e tante altre, sono proprio in questa fase: “accettano il rischio implicito nell’abbandonare gusci a loro inadatti, per far crescere un guscio nuovo che permetta, anche nel lavoro, una vita a loro misura”.

Un’ampia intervista all’autrice del libro è pubblicata nella sezione Le opinioni, i racconti e le storie di questo sito.