Commissione Regionale di Pari Opportunitā

In quest'area del sito trovi informazioni sull'istituzione attiva in Piemonte dal 1986 per la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne e la diffusione di una cultura di genere. È inoltre disponibile un archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della CRPO


Consigliera di Paritā Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






Le Consigliere di Paritā di nuovo in rete

20 maggio 2009

ImageRiparte la Rete Nazionale delle Consigliere di Parità alla presenza di tre ministri. Sono tutti consapevoli che i ritardi italiani in materia di occupazione femminile e di conciliazione aggravano la crisi e rischiano di minare la futura ripresa. “Occorre un patto di governo per il lavoro delle donne e per lo sviluppo del paese”.

Per la prima volta erano presenti tre Ministri: Maurizio Sacconi (Lavoro, Salute e Politiche sociali), Mara Carfagna (Pari Opportunità) e Renato Brunetta (Pubblica amministrazione e Innovazione) e nella stessa giornata sono intervenuti alti funzionari di Italia Lavoro, Isfol, CNEL, la vicepresidente del Comitato Nazionale Pari Opportunità, il Direttore Generale del Dipartimento pari Opportunità e il Capo di gabinetto del Ministero del lavoro.
La Rete Nazionale delle Consigliere di Parità ha ripreso i suoi lavori nel modo migliore. Tanto che a conclusione della due giorni di aprile, la Consigliera Nazionale Alessandra Servidori ha potuto sottolineare come “la volontà del Governo di proseguire nel processo avviato con il pieno coinvolgimento della Rete Nazionale delle Consigliere esprime una potenzialità reale” che è “fattore qualificante delle attività sostanziali di riforma di quel modello di welfare proteso verso una effettiva parità uomo – donna e nella piena attuazione della condivisione dei tempi e dei modi di lavoro”.
Anche se tutto non è andato liscio, almeno dal punto di vista dell’interesse dei media che hanno riportato in prima pagina soprattutto l’insulsa polemica sollevata dal ministro Brunetta sulla presunta abitudine delle dipendenti pubbliche di fare la spesa o di occuparsi di faccende familiari durante l’orario di lavoro: “questioni che fanno discutere, magari trattandole in modo meno affrettato e con maggiore equilibrio, ma che hanno messo in ombra l’impegno e i contenuti delle giornate di intenso lavoro” ha commentato Servidori.
In due giorni di dibattito, si è affrontato soprattutto il tema della crisi economica e dei suoi effetti sulle donne, con un esame critico dei pochi dati disponibili a livello nazionale ed europeo, e l’ennesima presa d’atto che l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa nella classifica del lavoro femminile. Si è fatta una constatazione che suona quasi come una profezia: Quando l’economia si riprenderà, se il paese non sarà in grado di sbloccare l’occupazione femminile, non sarà neppure in grado di coprire le richieste di lavoro che verranno dal sistema produttivo e dei servizi. Ma questa battaglia sarà vinta soltanto se sarà vinta nel contempo anche la battaglia della conciliazione.
Il confronto con i ministri ha permesso di entrare nel merito di strategie e politiche pubbliche in tema di pari opportunità. In particolare, Sacconi ha ribadito l’importanza delle politiche di mainstreaming e dei servizi per l’infanzia e ha sottolineato come non sia sufficiente affrontare il tema della conciliazione attraverso la legge 53/2000 (pure necessaria) ma occorra avere un approccio sperimentale nel rimodulare gli orari di lavoro, non solo part-time. Brunetta ha ricordato che la nostra società non ha avuto, ancora, il coraggio di mettere in discussione la donna come angelo del focolare e che per molti anni nel nostro paese il lavoro pubblico è stato pensato come ammortizzatore sociale di genere. Sul tema della parificazione dell’età della pensione di vecchiaia, il serrato confronto tra il ministro e vari interlocutori, come il consigliere del CNEL Amoretti, ha messo in evidenza la volontà del governo di attuare al più presto la sentenza europea, ma anche la possibilità di alternative al semplice innalzamento dell’età pensionabile per le donne. E Mara Carfagna ha posto due condizioni: “Che l’innalzamento sia graduale e non pregiudichi i diritti di chi si trova già in età da pensione e che i risparmi ottenuti vengano destinati a un fondo vincolato all’aiuto delle lavoratrici madri”, confermando poi che intende lavorare per una legge quadro sulla conciliazione.
La Rete Nazionale delle Consigliere di Parità ha assunto anche decisioni operative, come attuare un’attenta e puntuale lettura dei dati forniti da INPS e Ministero del Lavoro per un monitoraggio dell’andamento dell’occupazione femminile in questo momento di crisi mondiale, e il confronto sistematico con i Ministeri di Lavoro, Pari Opportunità e Funzione Pubblica sulle strategie e sulle normative adottate per raggiungere il necessario obiettivo di rafforzare secondo un’ottica di genere le politiche congiunturali e strutturali. Fermo restando il patto europeo per Lisbona 2010, le consigliere si sono “impegnate attraverso il dialogo sociale e gli strumenti normativi a continuare la loro azione per combattere le discriminazioni sul lavoro parificare i livelli retributivi, sostenere la carriera delle donne nei luoghi di lavoro, applicare e sviluppare dispositivi ed azioni concrete di condivisione del lavoro attraverso strumenti contrattuali flessibili e modalità organizzative aziendali, un Piano nazionale di rete di servizi integrati pubblici e privati per i servizi alla persona con particolare riguardo all’infanzia e alle persone non autosufficienti”.
Sono state quindi riaffermate le competenze e le prerogative delle Consigliere che, in questa fase di crisi mondiale, sono necessarie più che mai, soprattutto in funzione antidiscriminatoria. E una giornata della prossima Rete Nazionale, ad ottobre , verrà dedicata al tema della discriminazione di genere e all’attività istituzionale di contrasto esercitata dalle Consigliere. Ma la speranza che ha chiuso l’assemblea è riassunta nello slogan finale: Women at work, ovvero l’auspicio di un patto tra istituzioni di parità e governo “dalla parte del lavoro delle donne e per lo sviluppo del paese”.